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Il Figliol prodigo nell’iconografia – Piaceri sfrenati sulla tela

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La vita dissoluta del figliol prodigo, nella pittura tra Cinquecento e Seicento,  è un immaginoso prologo di peccati rispetto all’episodio evangelico nel quale viene rappresentata la grazia effusa del perdono paterno. L’episodio, che è  ben noto, ha per protagonisti un anziano e i due figli: uno virtuoso, che contribuisce alla conservazione e alla crescita della proprietà familiare, l’altro dissipatore – prodigo, appunto – che, lontano da casa, sperpera il denaro fino a cadere in rovina. Quando quest’ultimo, senza più risorse, è costretto a tornare al villaggio natio, è accolto dal padre con immensa felicità, che suscita stupore e dolore nel figlio morigerato.

Pieter Aertsen (1508 circa-1575), Il Figliol prodigo

Pieter Aertsen (1508 circa-1575), Il Figliol prodigo

Il comportamento del vecchio sembrerebbe frutto di un’ingiustizia senile, ma la parabola intende – come si diceva – rappresentare la discesa della Grazia, il perdono paterno dietro al quale si scorge la grandezza dell’amore di Dio, pronto ad accogliere chi si è smarrito e il peccatore inveterato che ritorna dal Padre. Tanta pittura, soprattutto fiamminga, immagina licenziosamente la vita del giovane dissoluto, entrando nei particolari erotici e sensuali, sicché i quadri che ne escono appaiono come celebrazione dei cinque sensi e dell’eros, in un’unione orgiastica.  si compiace nella descrizione dell’antefatto peccaminoso, immaginando ciò che avvenne in città prima che il giovane fosse costretto a tornare sui propri passi.

Frans Francken il Giovane (1581-1642), Il Figliol prodigo

Frans Francken il Giovane (1581-1642), Il Figliol prodigo

Frequentissimi, tra il XVI e il  XVII secolo, furono i dipinti erotici che traevano pretesto dal mondo biblico. Situazioni nelle quali l’elemento erotico, per quanto in alcuni casi alluso, risultava motore principale della vicenda, come nelle storie di Susanna e dei vecchioni, di Giuditta ed Oloferne o di Salomè e del Battista, che, in assoluto, risultarono i segmenti narrativi di sacra derivazione più utilizzati per la produzione di un’ambigua pittura sensuale.

Jan Sanders van Hemessen, Il Figliol prodigo, 1536

Jan Sanders van Hemessen, Il Figliol prodigo, 1536

Dirck van Baburen (1595 circa -1624), Concerto per il Figliol prodigo

Dirck van Baburen (1595 circa -1624), Concerto per il Figliol prodigo

Gerard van Honthorst (1592- 1656),  Il figliol prodigo

Gerard van Honthorst
(1592- 1656), Il figliol prodigo

Nel caso di Johannes Baeck (Utrecht 1600-1654/5 circa), un militare che s’era dato all’arte, il riferimento al Vangelo risulta ancor più pretestuoso, poiché Baeck abbandona addirittura la linea narrativa del libro per giungere a congetturare e a descrivere pittoricamente le azioni svolte dal giovane in città, con la ricostruzione di un gesto erotico evidentissimo:il giovane che stringe il seno nudo di una ragazza.

Johannes Baeck, Parabola del figliol prodigo

Johannes Baeck, Parabola del figliol prodigo

Grande godimento, come dimostra il suo sguardo appagato e traverso, mentre le mani stringono quelli che appaiono come i massimi piaceri della vita: Venere e Bacco, il seno morbido di una prostituta, con aristocratica collana di perle, un’armilla romana al braccio – secondo il recupero della moda del mondo classico – e un sottile, elegante bicchiere di finissimo vino bianco.

Il titolo Il figliol prodigo in compagnia di donne dissolute, che appare per la prima volta in un inventario redatto a Presburgo nel 1781, potrebbe unire la parabola evangelica a un altro soggetto molto diffuso nella pittura secentesca, quello dei cinque sensi. I canali percettivi sono infatti elencati didascalicamente nel dipinto: il tatto (la mano che stringe il seno), il gusto (il bicchiere di vino), l’udito (la viola da gamba), la vista (la lettura dello spartito) e l’olfatto (il piatto di frutta).

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