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Il pittore o l’artista che lavora con la lente

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miniatura

Solo i miniaturisti – un tempo detti anche miniatori – o gli incisori che debbono produrre disegni di piccole dimensioni, lavorano con la lente, poichè ogni pennellata deve essere controllata nei minimi esiti.
Albume d’uovo, colla, zucchero, gomma arabica, minio (ossido salino di piombo), lapislazzuli, oro, argento, curcuma, nerofumo e… cerume. Sono solo alcuni degli ingredienti base necessari per la creazione dei colori utilizzati per abbellire gli antichi codici da parte dei miniatori. La miniatura non è altro che una piccola decorazione che, a dispetto delle sue dimensioni, ha raggiunto nei secoli un altissimo grado di perfezione, tanto da essere considerata un’arte. Nata in seguito alla caduta dell’impero romano, quando i primi gruppi di ecclesiastici riuniti nei monasteri diedero vita a quest’attività, si è diffusa in tutta Europa per poi decadere alla fine del 500. Il nome deriva dall’abitudine di utilizzare il rosso minio per colorare le lettere iniziali di un capitolo mentre i francesi usavano il termine enluminure, dar luce, nome ispirato dalla brillantezza donata dalle lamine d’oro e d’argento. Ben presto dalle lettere si passa alle immagini. Un codex, il De arte illuminandi, illustra le diverse fasi che portano alla nascita della miniatura. Un processo difficile che prevede un lavoro a molti livelli. Si parte con i copisti, che scrivono il testo lasciando lo spazio per le immagini, per poi passare ai decoratori. Si inizia con un disegno leggero, in modo da permettere correzioni in corso d’opera e, dopo aver evidenziato i bordi di rosso scuro, si stende il primo colore: l’oro.

Su una pergamena, di natura untuosa, si sfrega della pomice o del fiele di bue misto ad albume per permettere ai colori di aderire e dà una calda tonalità al disegno, si stende poi la lamina dorata, che aderisce. Un dente di vitello o di lupo permette una perfetta lucidatura e brunitura. In seguito si conclude aggiungendo gli altri colori che devono essere finemente macinati con chiara d’uovo oppure con gomma arabica e zucchero candito o, ancora, acqua di miele (uno sopra l’altro partendo dal più chiaro), blu dai lapislazzuli, rosso dal minio, giallo dalla curcuma e terre per le tonalità calde. Non va dimenticato un ultimo accorgimento, il cerume è ottimo se usato con il bianco d’uovo per evitare che, battendolo, si formi la schiuma.

 

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