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Il primo architetto? Dio. Parola di Piranesi


Figlio di un tagliapietre veneziano al seguito del futuro ambasciatore presso lo Stato Pontificio, Piranesi si innamorò ben presto di Roma, della sua architettura e delle sue rovine. E, come ricorda Pierluigi Panza ne La croce e la sfinge. Vita scellerata di Giovan Battista Piranesi, edito da Bompiani, cominciò a scavare ovunque nella città, a calarsi in grotte e in scoscendimenti pericolosi, a farsi appendere agli obelischi e alle colonne, portando alla luce tutto e tutto disegnando, alternando alla copia esatta di ciò che trovava i frutti della sua oscura fantasia:

L’artista – che godeva della protezione di Clemente XIII – era convinto che la cultura degli Egizi e degli Etruschi fosse di gran lunga superiore a quella dei Greci, e pensava che l’origine dell’architettura risalisse a Dio. L’Onnipotente, quindi, come architetto del mondo, mondo il cui centro era Gerusalemme, con il tempio di Salomone archetipo dell’arte costruttiva, dal quale dipendevano le civiltà successive.

Felice Polanzani, Ritratto di Piranesi

Felice Polanzani, Ritratto di Piranesi

E se con Adriano Gerusalemme era diventata una nuova Roma, adesso Roma avrebbe dovuto diventare la nuova Gerusalemme. Il sito in cui Piranesi individuava questa somiglianza era il colle dell’Aventino, nel cui sottosuolo erano celate le reliquie dei difensori del Santo Sepolcro. Non per nulla, fu proprio in questo luogo che Giovan Battista edificò Santa Maria del Priorato.

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