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Il significato dell’oroscopo del Papa scorpione dipinto da Raffaello


RAFFAELLO SANZIO, L'astronomia, part., Volta della Stanza della Segnatura, 1508, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani Nell'opera appare il "tema natale" del pontificato di Giulio II. Il cielo e le costellazioni sono quelli del 31 ottobre 1503, quando Giuliano della Rovere divenne papa

RAFFAELLO SANZIO, L’astronomia, part., Volta della Stanza della Segnatura, 1508, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani
Nell’opera appare il “tema natale” del pontificato di Giulio II. Il cielo e le costellazioni sono quelli del 31 ottobre 1503, quando Giuliano della Rovere divenne papa

di Enza Mangia

Nella Stanza della Segnatura Raffaello dipinse l’affresco del cielo del 31 ottobre 1503. Data dell’elezione di Giulio II. Le stelle forniscono il ritratto di un pontificato e di un pontefice tra nemici, amori etero e omossessuali, grande coraggio, trasporto per le arti. Tutto racchiuso nella sfera celeste. Leggiamola insieme.
Una Musa, Urania, protettrice di astronomia e astrologia, sorregge con una mano l’intero globo celeste, al cui interno si staglia il tema natale del 31 ottobre 1503, data di ascesa al soglio pontificio di un papa che resterà famoso nella storia più per le sue grandi capacità politico-militari – e per il suo comportamento squisitamente regale – che per evidenti virtù spirituali. Una notorietà che, peraltro, gli fu riconosciuta anche per sommosso, con la sua totale irruenza, la topografia di Roma, intervenendo con grandi opere celebrative, e per aver promosso le arti sulla linea piena del Rinascimento. Questi era Giulio II della Rovere.

RAFFAELLO SANZIO, Ritratto di Giulio II, 1511-1512, olio su tavola, cm 108 x 80, Londra, National Gallery Giuliono della Rovere, nato ad Albisola Superiore il 5 dicembre 1443, morì il 21 febbraio 1513. Conosciuto come "Il Papa guerriero", fu uno dei più grandi pontefici del Rinascimento.

RAFFAELLO SANZIO, Ritratto di Giulio II, 1511-1512, olio su tavola, cm 108 x 80, Londra, National Gallery
Giuliono della Rovere, nato ad Albisola Superiore il 5 dicembre 1443, morì il 21 febbraio 1513. Conosciuto come “Il Papa guerriero”, fu uno dei più grandi pontefici del Rinascimento.

L’affresco, che fissa in chiave astrologica il cielo nel momento in cui il conclave si trovò a convergere sul nome del nuovo pontefice, si trova nei Palazzi Vaticani, nella volta della Stanza della Segnatura che contiene gli straordinari affreschi realizzati dal giovane RaffaelLo e compiuti tra il 1508 ed il 1512. Anche quella sfera, tra Urania e due eroti, venne eseguita dall’Urbinate di un fondale oro raffi che ricorda i mosaici bizantini.
Originariamente la stanza era stata progettata come biblioteca e studio privato del pontefice, sicché fu dipinta in base ad un programma iconografico che presenta soggetti riferiti alla ricerca intellettuale e alla meditazione, non tralasciando religione, filosofia, poesia e diritto.

Fu solo in seguito che questo spazio venne adibito a sala di riunione della maggiore sessione giudicante della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae”, da cui prese appunto il nome con cui oggi è conosciuta. Ciò che colpisce la nostra fantasia, osservando con estetica reverenza l’assoluta bellezza delle delicate opere del maestro di Urbino, è l’inspiegabile apparizione di un laicissimo “oroscopo di genitura” voluto dalla più grande figura religiosa dell’Occidente, dal rappresentante di Cristo in Terra, un papa che qui manifesta l’umano desiderio di conoscere attraverso gli astri, lo scorrere del proprio pontificato.

Le stelle, quella notte, composero il disegno sul quale il nuovo regno temporale e spirituale si sarebbe sviluppato. I corpi celesti dipinti nella sfera indicarono un papato posto sotto il segno dello Scorpione (sole e Luna), quindi marchiato dall’intrigo e dalla presenza di nemici da sottomettere con armi più o meno lecite. Rifulgono nel cielo pontificio anche Marte, Giove e Saturno posizionati in Cancro, un segno d’acqua, instabile e capriccioso, dotato di poca forza personale, ma in grado di “ sottrarne” agli altri con furbizia esiziale, succhiando potere e linfa a chi, attirato da un’apparente debolezza e da farraginose lusinghe, fornisce il proprio sostegno morale e materiale, finendo poi vittima di rancori e stizze interminabili.
Come non leggere allora in questa chiave, il rapporto difficile tra il pontefice e Michelangelo, per anni succube di Giulio II? Eppure, la sfera non offre solamente elementi negativi, Venere, posto in Saggitario, annuncia i movimenti lieti e gioiosi della corte papale, la promozione delle arti e la felicità di vivere in Maniera trionfale, tipica di tale segno di fuoco. Qyesti sono gli elementi che ci dona il cielo del pontificato. Ma che cosa narrano le stelle invece risp

RAFFAELLO SANZIO e collaboratori, La cacciata di Eliodoro dal tempio, part. , Stanza di Eliodoro, 1511-1512, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani

RAFFAELLO SANZIO e collaboratori, La cacciata di Eliodoro dal tempio, part. , Stanza di Eliodoro, 1511-1512, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani

etto al tema natale di Giulio II? Percorriamone la biografia, osservandola successivamente proprio alla luce delle stelle. Uomo coraggioso e predestinato ad un grande percorso, Guiliano della Rovere si comportò da autentico condottiero. Nato ad Albsola il 5 dicembre 1443, nipote di Sisto IV, Giuliano venne ben presto avviato agli studi scientifici presso i Francescani; ottenne dallo zio il Vescovato di Avignone e di altre sette sedi, diventando quindi Cardinale di San Pietro in Vincoli (1471). Subito gli furono affidate delicate missioni diplomatiche che si tramutarono in vere e proprie dichiarazioni di guerra, come a Città di Castello, dove il futuro pontefice depose il reggette Niccolò Vitelli e passò a fil di spada tutti i suoi accoliti.

Alla scomparsa dello zio, egli era talmente potente da poter indicare il cardinal Cybo, eletto papa con il nome di Innocenzo VIII. Questi morì nel 1492, e tutto lasciava presagire che fosse giunto il momento di Giuliano, ma i rivali Aragonesi riuscirono a “soffiargli” il pontificato. I contrasti politici si tramutarono in una vera e propria persecuzione da parte del nuovo papa, Alessandro, nei suoi confronti: egli fu costretto ad allontanarsi e poté rientrare a Roma solo dopo la dipartita dell’avversario. In conclave, Giuliano perse ancora in dirittura d’arrivo: eletto fu il cardinale Piccolomini, il quale, essendo già minato da un grave male, sopravvisse pochi mesi appena, permettendo così all’ostinato guerriero di divenire finalmente Capo della Chiesa.

 

 

Iniziò con lui un’autentica rifondazione della corte papale. L’avaro Della Rovere accorciò persino, per parsimonia, la durata delle cerimonie liturgiche. Anche le pratiche di nepotismo furono contenute: aiutò certamente le tre figlie illegittime, ma concesse il cardinalato ad un solo nipote, Galeotto. Papa Giulio si dedicò principalmente alla guerra e all’arte. In entrambi i casi distruggeva per poi ricostruire, mai intese restaurare. E’ chiaro che, in questo contesto, ben poco tempo fu riservato alla religione, anche se iniziò la costituzione dei vescovadi nell’America appena scoperta, tentò di portare la Russia nell’alveo del Cattolicesimo, ridusse e mitigò pene e poteri dell’Inquisizione, impedendone l’introduzione a Napoli, proibì il duello e abolì il barbaro Ius naufrafragi, cioè il diritto alla spoliazione dei naufraghi.
Nel frattempo, dovette fronteggiare insidie e pericoli di ogni tipo, dai nemici religiosi (nel 1506 promulgò la bolla contro la simonia) allo scisma dei vescovi francesi – 1510 -, che risolse convocando a Roma il VI Concilio lateranense e scomunicandoli in toto. Il suo obbiettivo maggiore rimase sempre la difesa della Cristianità contro l’insidia dei Turchi, obbiettivo che le discordie tra i Principi gli impedirono però di attuare compiutamente. Celebrò e sostenne l’arte: sommi maestri quale Bramante, Michelangelo e Raffaello che contribuirono, grazie al suo mecenatismo a volte dispotico e a volte grandioso, ad arricchire la santa sede di opere mirabili.
Il tema natale di Giulio II è la prova inequivocabile di tutta la sua intensa e vitale esistenza. Sole e Mercurio in Sagittario gli diedero la forza e la vitalità. Unite alla capacità di rigenerazione e allo spirito di avventura: la Luna in Acquario gli fornì l’opportunismo e la duttilità di pensiero: Marte (signore della guerra) in Vergine, capacità strategiche e una straordinaria vigoria fisica; Venere (pianeta dell’eros e dei sentimenti) in Scorpione, amori viscerali e molto terrestri (ecco la nascita delle figlie e una presunta, mormorata omosessualità), mentre Giove, pianeta della fortuna e delle alleanze, unito a Saturno, pianeta del destino, e a Urano, signore dei cambiamenti, allineati nel segno poliedrico dei Gemelli, gli trasmisero ben poca fortuna, facendo altalenare di continuo fama ed insuccessi, grandi vittorie e cocenti delusioni, costringendolo a far fronte, per tutta la sua tormentata vita, al pericolo di rovinose cadute. Anche il suo controverso rapporto con Michelangelo, fatto di amore ed odio, ammirazione e disprezzo, perdoni e rifiuti traspare, dal punto di vista astrologico, come difficoltà di comunicazione tra i due. Buonarroti, nato a Caprese (Arezzo) il 6 marzo 1475, era del segno dei pesci, acquatico sognatore, in contrapposizione al segno di fuoco (Sagittario) dell’iracondo e sbrigativo papa Della Rovere.

 

RAFFAELLO SANZIO, Volta della Stanza della Segnatura, 1508-1512, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani

RAFFAELLO SANZIO, Volta della Stanza della Segnatura, 1508-1512, affresco, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani

La delicata Luna michelangiolesca in Bilancia e l’indifeso e suscettibile Marte in Pesci subivano e soffrivano le intemperanze e le mancate promesse suscitate dai vari pianeti che, nel cielo di Giulio, erano posizionati in Gemelli. Il pontefice commissionò all’artista opere faraoniche. Buonarroti fu pii accantonato nell’ambito dei nuovi progetti (san Pietro) a favore di altri (Bramante), e infine richiamato per un lavoro che divenne una prova estrema per un uomo solo, l’affresco della volta della Cappella Sistina. Tuttavia c’era, tra Giulio e Michelangelo, una profonda stima, oltre ad un affetto lacerante che li univa in quella strada gloriosa, lastricata di difficoltà e di incomprensioni, che ha portato alla nascita di insuperabili capolavori.

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