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Maternità, i poteri taumaturgici dell’affresco di Cagnola


La Madonna con Bambino affrescata nel santuario di Santa Maria della Gelata a Soriso di Novara è un’opera di estrema finezza esecutiva di Tommaso Cagnola. Questo pittore piemontese, già attivo nel 1479, muore tra il giugno e il dicembre del 1509. Con il collega nonché concorrente Daniele de Bosis, l’8 dicembre 1490 egli aveva ottenuto una commissione per i lavori da realizzarsi nella Sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano in occasione delle nozze di Beatrice d’Este con Ludovico il Moro e di Anna Maria Sforza con Alfonso d’Este. Un’opportunità di prestigio, che gli permise di aggiornare il proprio repertorio stilistico.

Nel nostro dipinto, la Vergine, seduta su di un trono con baldacchino, reca in braccio il Bambinello, che indossa un abitino damascato. Egli benedice con la mano destra, e porta il braccio sinistro a circondare il collo della madre tenendo il volto accanto al volto di lei. Maria, da parte sua, in bella veste e voluminoso manto, accoglie le coccole del figlio ed osserva il riguardante.

Proprio questa immagine fu reputata prodigiosa. Le si attribuì la facoltà di mettere in atto il miracolo del “répit”, ossia di concedere per il “tempo di un respiro” il ritorno in vita del neonato che fosse morto prima di aver ricevuto il battesimo; dopo il conferimento del sacramento, il piccino avrebbe potuto godere del riposo eterno.

Tommaso Cagnola, Madonna con Bambino. Soriso (Novara), santuario di Santa Maria della Gelata

Tommaso Cagnola, Madonna con Bambino.
Soriso (Novara), santuario di Santa Maria della Gelata

Cospicua è la serie di luoghi che, come il santuario della Gelata, furono investiti di tale prerogativa. In alcuni casi si tratta di fondazioni molto antiche, legate a culti precristiani sorti attorno ad una divinità femminile. Numerose le caratteristiche comuni: collocazione su alture, presenza di una fonte, perdita e ritrovamento di una statua della Vergine…

Il santuario della Gelata a Soriso

Il santuario della Gelata a Soriso

Commovente e talora macabra la prassi del répit che, sconfessata più o meno energicamente dalla Chiesa, iniziava con il viaggio che i genitori ed i parenti dovevano intraprendere per portare nel tempio il corpicino. Quest’ultimo veniva esposto nel punto della chiesa deputato alla funzione richiesta, di solito in corrispondenza di un’immagine della Madonna, e ciò perché Maria aveva dato la vita a Gesù Cristo e ne aveva pianto la morte ai piedi della croce.

Si formulavano, poi, preghiere attendendo i segni della rinascita del bimbo; tra di essi era contemplato il leggero movimento compiuto da una piuma posta tra le labbra del cadaverino. Si conferiva, quindi, il battesimo. Dopo la seconda morte, vi era il seppellimento in terra consacrata. Veniva in tal modo vinto l’angosciante timore che il piccolo diventasse prigioniero del limbo, luogo-condanna per creature senza speranza di vedere Dio. (claudia ghiraldello)

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