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Jan Saudek, anche il corpo nudo è surreale in un regime comunista. Il video



Jan Saudek, grande fotografo ceco, (Praga, 13 maggio 1935) attraversa una vita all’insegna della persecuzione. Prima la sua famiglia, d’origine ebraica viene deportata in un campo di concentramento, poi, divenuto artista, subisce gli attacchi del regime comunista, che ritiene l’arte un non-lavoro e che lo obbliga ad andare in fabbrica. Lui prosegue, parallelamente, con la fotografia, in uno scantinato, dove realizza buona parte delle sue opere. Rimane in collegamento con grandi curatori americani con i quali era entrato in contatto durante un viaggio negli Stati Uniti.

Produce immagini in bianco e nero, che poi colora con l’acquerello.Il suo stile si colloca in un orizzonte surrealista. Egli cerca sempre una contraddizione, un motivo per svelare il contrasto tra apparenza e realtà, tra ciò che attendiamo e l’assurdo che giunge. Di particolare rilievo la tematica del nudo, esplorato in contesti degradati, che costituisce comunque un legame estremo alla vita.



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