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Joachim Patinier, l’impavido maestro fiammingo che dipingeva dal vero tempeste e naufragi


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Karel van Mander, come Vasari autore di un Libro della pittura, annovera Joachim Patinier tra gli “inventori” del genere del paesaggio, ammirato anche da Dürer. In un documento del 1566, un collezionista, il notabile spagnolo Felipe de Guevara, racconta una vicenda davvero insolita che riguarda proprio l’artista fiammingo.
Sembrerebbe che Joachim, durante una traversata tra Irlanda e Inghilterra, incappato in una tempesta, fosse rimasto in coperta per dipingere il fenomeno dal vero, rischiando la pelle. Ebbe fortuna: delle sessanta navi che componevano la flotta, la sua fu l’unica a salvarsi. Patinier, in seguito, avrebbe maledetto la mano che aveva immortalato il naufragio delle altre 59 imbarcazioni.

Tale coraggio non è però un caso unico in pittura. William Turner, ad esempio, si fece legare per quattro ore all’albero di un battello nel bel mezzo di una tempesta di neve, così da poter realizzare uno dei suoi quadri più celebri, esposto alla Royal Academy nel 1842. In un’altra occasione, nel corso di un viaggio in treno, il maestro inglese tenne a lungo la testa fuori dal finestrino, per meglio vedere, e poi riprodurre in Pioggia e Velocità, il paesaggio inondato dall’acqua scrosciante.

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