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Justine di De Sade, il Bene viene inesorabilmente deriso e punito

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Il suo profilo rientra in quella de grandi disturbi della personalità. Egli però pose in luce, con il suo comportamento scandaloso e con i suoi romanzi, la preminenza del male su bene, della corruzione sul moralismo sul quale si reggeva l’ancien régime
Donatien-Alphonse-François de Sade (Parigi, 2 giugno 1740 – Charenton-Saint-Maurice, 2 dicembre 1814), fu autore di una serie di romanzi erotici, di drammi teatrali, testi vari e saggi filosofici, molti dei quali scritti mentre si trovava in prigione – con l’accusa di libertinismo -. Egli è considerato come uno degli esponenti più radicali dell’Illuminismo materialista.
Il suo cognome è all’origine del termine sadismo, passato in un primo momento ad indicare forme di perversione e, successivamente, a delineare, più specificamente, comportamenti sessuali che traggono fonte di piacere dal dolore inflitto agli altri.

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Alcune opere del pensatore francese furono dotate, sin dalle prime edizioni, di ottime ed eloquenti illustrazioni. Tra queste, Justine o le disavventure della virtù, romanzo del 1791; si tratta della seconda versione di Justine, precedente alla terza e definitiva intitolata La nuova Justine, pubblicata otto anni dopo.
Il racconto, in prima persona, narra di una giovane, Justine, di nobile lignaggio. Rimasta orfana diviene molto devota al Cristianesimo e intende vivere secondo la virtù. Ma la ragazza subirà passivamente ogni sorta di violenza da personaggi sempre più perversi che la coinvolgeranno in orge, assassinii e torture. Ciascuno di essi, per licenza poetica dell’autore, le concederà un discorso esemplificativo circa la motivazione della natura crudele, propria e dell’essere umano. La ragazza puntualmente e fortunosamente riuscirà a scampare alla morte certa.
Nel finale, Justine sta per essere giustiziata per un omicidio che non ha commesso ma viene salvata sul patibolo da sua sorella Juliette che, al contrario di lei, ha assecondato per tutta la vita vizi e perversioni, facendo fortuna e acquisendo addirittura un importante titolo.
La novella ha il suo epilogo dove termina il racconto di Justine. L’interlocutore si rivela essere sua sorella Juliette, presso la quale ha trovato rifugio. Poco dopo, tuttavia, affacciandosi a una finestra, la protagonista resta uccisa da un fulmine. Juliette osserva commossa il suo cadavere interrogandosi sulle rispettive scelte di vita diametralmente opposte.

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