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La bellezza che vince il tempo: Maria Fjodorova e Thorvaldsen


B. THORVALDSEN, Maria Fjodorova Barjatinskaja, 1819-25, marmo di Carrara, h. 181, Copenaghen, Museo Thorvaldsen, piano terra, stanza 11

B. THORVALDSEN, Maria Fjodorova Barjatinskaja, 1819-25, marmo di Carrara, h. 181, Copenaghen, Museo Thorvaldsen, piano terra, stanza 11

Una donna, bellissima, la cui immagine è stata fermata nel tempo dallo scalpello immortale di Bertel Thorvaldsen: il suo nome è Maria Fjodorova Barjatinskaja nata von Keller.
Nell’estate del 1818 il diplomatico russo, principe Ivan Ivanovic Barjatinskaja, si trovava a Roma con la moglie Maria, dagli alteri e distaccati tratti prussiani, e fu, in quell’occasione, che commissionò allo scultore danese il ritratto a figura intera della consorte. L’opera, secondo quanto riportato nel contratto del 4 agosto, avrebbe dovuto essere consegnata tre anni dopo, con il pagamento della somma di tremila scudi. Thorvaldsen avviò immediatamente la modellazione del busto e del bozzetto per far seguire, in autunno, la realizzazione dell’opera in altezza naturale. Nel 1819 la sua bottega iniziò la traduzione della statua in marmo, ma per motivi a noi sconosciuti non venne mai ritirata.

Th I

Rimase nell’atelier romano dell’artista fino al trasferimento, nel 1838 a Copenaghen, nel nascente museo, aperto nel 1848, in cui sono conservati quasi tutti i gessi delle statue dell’artista, i marmi degli stessi, e l’importante collezione di opere antiche e contemporanee, che Thorvaldsen stesso aveva raccolto e selezionato nel suo lunghissimo soggiorno nella città dei papi. Molti anni dopo la famiglia russa reclamò l’opera, di cui fu eseguita una seconda versione, attualmente conservata al Museo Puskin di Mosca.
Il ritratto a figura intera di Maria Fjodorova Barjatinskaja, la cui iconografia affonda le sue radici nell’antica immagine della Pudicizia, è da considerarsi una delle migliori prove dell’artista.

th 37 Maria Fjordorovna Barjatinskaja - part - 1818

La giovane donna, dai capelli inanellati, raccolti sul capo, secondo la moda del tempo, è ritratta con sguardo distante, assorta in imperscrutabili pensieri. La nobile tranquillità e la quieta grandezza winckelmanniane appaiono magistralmente trasfuse nell’opera, unicamente le dita della mano destra della principessa che comprimono con delicatezza la serica stoffa, per trattenere il manto panneggiato che scivolando fa intravedere le morbide forme, avvicinano l’immagine alla realtà.

 

 


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