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G.B. LOMBARDI, Monumento alla moglie Emilia Lombardi Filonardi, (part.), 1872-1875, marmo di Carrara, Roma, Cimitero Verano, quadriportico centrale
G.B. LOMBARDI, Monumento alla moglie Emilia Lombardi Filonardi, (part.), 1872-1875, marmo di Carrara, Roma, Cimitero Verano, quadriportico centrale

La dolcezza e il dolore, monumento d’amore alla moglie morta

Nel 1872 Giovanni Battista Lombardi (1822-1880) dà avvio al suo più intenso ritratto ambientato a figura intera, il Monumento dedicato a Emilia Lombardi Filonardi, scolpito per la giovane moglie prematuramente scomparsa.  Nella composizione, se da un lato la collocazione al Cimitero Verano suggerisce il genere dell’opera, dall’altro si assiste all’intrecciarsi e sovrapporsi di modalità espressive appartenenti a contesti rappresentativi diversi, con il risultato di una stupefacente sintesi espressiva e stilistica, come sottolinea un anonimo commentatore   su “Il Diritto” del 26 ottobre 1876: “ Martedì, giorno dei morti, la folla che accorrerà al cimitero di Roma, potrà vedere un nuovo e magnifico monumento. E’ quello che lo scultore bresciano Gio. Battista Lombardi, di Brescia, ha scolpito in memoria della propria moglie. (…) E’ uno di quei lavori in cui si riflette ad un tempo il nobile cuore dell’uomo e l’eletto ingegno dell’artista. E’ di quelle opere che si elevano sulle sculture comuni – perché parlano agli occhi e all’anima – perché nella bellezza della forma è trasfusa la eloquenza del sentimento (…)”.

 

Il 29 ottobre 1876 “L’Illustrazione Italiana” dedica al monumento la copertina e un articolo  salutando il gruppo, oltre che come una delle migliori prove dell’artista, anche come una dichiarazione di avvicinamento alla poetica realista : “ (…) Classico nelle sue figure, realista ne’suoi ornati, egli è diventato verista nel bel monumento ispiratogli dall’affetto, perché sentiva che davanti al suo dolore solo il vero poteva dare un’efficace espressione allo struggimento della sua anima (…) ”.

L’opera segna, infatti, una svolta stilistica decisiva nel linguaggio dell’autore che per la prima volta, abbandonando soggetti imposti e tematiche precostituite, sceglie di fissare indelebilmente nel marmo il ricordo di un abbraccio tra la moglie, già ammalata,  e il piccolo figlio, innalzando un’immagine della quotidianità alla dignità che la scuola verista in quegli anni le attribuiva. La scelta rappresentativa, quindi, di ritrarre la donna in veste da camera, seduta su una poltrona, oltre ambientare intimamente la scena, conferisce una collocazione reale e  un’immediatezza narrativa  alla vicenda rappresentata. Molti i possibili riferimenti, cronologicamente vicini, in cui si concretizza il medesimo desiderio di offrire immagini che raffigurino momenti legati al vissuto del defunto, tra cui  l’efficace Monumento Botto al Cimitero Staglieno di Genova, scolpito da Giuseppe Bennetti nel 1871,  in cui l’effigiato appare ritratto seduto comodamente su una poltrona in abiti contemporanei e con gli attributi che connotano  quella che era la sua professione, e allo stesso modo e con la stessa immediatezza espressiva il Monumento a Cavour, scolpito da Vincenzo Vela per la Borsa Merci di Genova, in cui lo statista appare realisticamente seduto, immaginato nel suo studio in un attimo di riflessione. Ma è con un’altra nota composizione veliana, Gli ultimi giorni di Napoleone, che maggiormente si lega il Monumento Filonardi, oltre che nella rappresentazione spaziale, soprattutto nella scelta temporale di dare figurazione ai momenti che precedono e separano dalla morte. Nella opera del ticinese gli attimi sono resi particolarmente intensi dalla carica di quotidianità conferita all’immagine dell’uomo fatale, colto per antitesi non nella consueta e magniloquente  dimensione pubblica,  ma nella sua ultima dimensione umana, mentre nell’opera di Lombardi l’intensità psicologica è data dall’innaturale distacco che la morte impone ad una giovane madre che, ancora per una volta, avvicina e stringe a sé il figlio in un abbraccio che unisce i due corpi psicologicamente e fisicamente. Il dolce profilo della madre, che si delinea tra i capelli del bambino, la cuffia che sembra una corona di fiori e l’immobilità del corpo della donna contrastano con la vitalità e l’impeto dell’abbraccio del figlio, conferendo all’opera  una triste ed immediata spontaneità. Il Monumento Filonardi appare un chiaro esempio del processo di rinnovamento che, dagli anni  settanta, coinvolge il linguaggio della scultura funeraria, in cui gli apparati simbolici legati alla tradizione – angeli rassicuranti e figure dolenti – vengono man mano sostituiti da immagini più concrete e più vicine alla contemporaneità.  Il  diverso approccio che si sta configurando nei confronti dell’idea stessa della morte, sentita con caratteri sempre più indefiniti e vissuta con sentimenti  più inquietanti, viene esteriorizzato con figurazioni in cui è privilegiata l’intonazione veristica descrittiva, da un lato espressa ancora attraverso il tema romantico del compianto dei vivi – si pensi alle molte immagini che raffigurano la visita al cimitero con il dono dei fiori – dall’altro, invece, con composizioni in cui tutte le illusioni di una esistenza ultraterrena sembrano essere abbandonate a favore unicamente dell’immagine del corpo morente o privo di vita, scolpito nella sua nuda e concreta verità.

G.B. LOMBARDI, Monumento alla moglie Emilia Lombardi Filonardi, 1872-1875, marmo di Carrara, Roma, Cimitero Verano, quadriportico centrale

G.B. LOMBARDI, Monumento alla moglie Emilia Lombardi Filonardi, 1872-1875, marmo di Carrara, Roma, Cimitero Verano, quadriportico centrale

 

Tale iconografia  ripropone l’immagine dei gisant medioevali e rinascimentali, in cui è rappresentato il defunto disteso sul letto di morte, con rimando all’idea del sonno eterno, rivisitata,  in tempi più recenti, nel Monumento a Sofia Zamojska da Lorenzo Bartolini e nel Monumento alla contessa Maria Isimbardi d’Adda da Vincenzo Vela nei quali permane, sebbene l’ambientazione domestica, ancora una certa idealizzazione delle ritrattate. In opere successive come il  Monumento a Luigia Dettoni Icardi del 1877 di Pietro della Vedova, allievo e collaboratore di Vela, scolpito sull’esempio della precedente opera del maestro, si assiste ad  un intensificarsi delle componenti veristiche, così come anche  nel noto e affascinante Monumento Casati Brioschi al Cimitero Monumentale di Milano, scolpito da Enrico Butti, in cui la Morente è rappresentata  nel suo ultimo palpito di vita. Monumenti questi in cui, però, non verrà mai raggiunto il crudo e  macabro realismo delle contemporanee figurazioni del Cimitero Staglieno di Genova, dove Giulio Monteverde dà addirittura  personificazione alla morte attraverso l’immagine di uno scheletro coperto da un velo.

Lombardi nel Monumento Filonardi  si adegua  alle nuove tendenze in atto con la sua consueta moderazione, scegliendo di non dare  rappresentazione ai tragici momenti finali dell’esistenza, ma di anticipare la raffigurazione all’ultimo abbraccio della moglie verso il figlio, riuscendo così ad attenuare la tragicità comunicativa della composizione.

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La percezione netta della modernità dell’opera, sebbene il messaggio non sia esplicitato con l’immediata evidenza di altre sculture contemporanee, si dichiara con forza rispetto al  Monumento a Giuditta Varni, le cui sorprendenti corrispondenze, che vedono un marito-artista consacrare in un’opera il ricordo della moglie, ne impongono un raffronto. Santo Varni, artista contemporaneo a Lombardi e, come il bresciano, sensibile alle tentazioni stilistiche che si andavano concretizzando, preferisce però affidarsi ancora ad un soggetto della tradizione, raffigurando una fresca  figura femminile in atto dolente, affiancata  da un cane addormentato, simbolo della fedeltà coniugale, senza tentare di avviare un discorso proiettato verso problematiche nuove. Lombardi invece, come già sottolineato, forza il suo linguaggio artistico  e risponde  all’incapacità umana di affrontare la morte eternando la sofferenza della moglie nel marmo e donando così al piccolo figlio un’immagine da aggiungere per sempre ai suoi ricordi. In una lettera, infatti, del 1897, che il figlio Adolfo Lombardi (1866-1912), diventato un affermato avvocato, invia al sindaco di Brescia, conte Francesco Bettoni  così scrive: ” (…) Nei momenti di supremo sconforto, pensando alla mia sventura dinnanzi a quei gessi rivivevo gli anni passati con lui e, svanito il sogno, piangevo: davanti al monumento di mia mamma mi si svolgeva tutta la dolorosa storia della mia famiglia (…)”.

 

L’attrice Ivana Monti ha tratto ispirazione dal Monumento a Emilia Lombardi Filonardi per un’opera teatrale dal titolo Risorgimento: http://www.ivanamonti.it/teatro.htm

 

Le immagini sono state scattate dal fotografo Giovanni Rinaldi: http://www.giovannirinaldi.it/#!/home

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