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La fotografia insidiò la pittura? Per Van Gogh e i grandi fu un colloquio costruttivo


Van-gogh e foto

Vincent Van Gogh, come altri pittori dell’epoca, fece uso, in alcuni casi, della fotografia per il proprio lavoro. La diffusione della riproduzione ottico-chimica della realtà aveva certamente cambiato anche la pittura e la sua avanzata inesorabile, inizialmente, fu un evento traumatico per il mondo dell’arte, che dovette prendere atto delle nuove acquisizioni tecnologiche per intraprendere strade nuove nel campo della rappresentazione. L’atto artistico non doveva più colmare le lacune lasciate dalla mancanza di immagini oggettive. Poichè l’oggettività, pur fredda, nel rilievo del reale era affidato alla macchina fotografica. Al di là della mancanza del colore, che consentì comunque ai ritrattisti di proseguire secondo la strada della tradizione, l’invenzione dei fratelli Daguerre consentì ai pittori di mettere in luce il lato interpretativo del mondo, la sintesi ottica, riproponendo le modalità percettive umane, che si basano anche su emozioni, unioni, riduzioni, ampliamenti, modifiche prodotte da una percezione calda del mondo, secondo una priorità dei segmenti di attenzione. Ci si accorse, infine, che la fotografia, almeno quella dei primi decenni, nei quali la ricerca era più sviluppata nello sviluppo tecnologico del mezzo che sul lato della creatività, occupava una propria nicchia con la quale non poteva esistere competizione. Nell’ambito del paesaggio ci si accorse, ad esempio, che nonostante un’apparente profondità di campo, non esistevano vibrazioni, emanazioni di caldo o freddo, di grande o piccolo. Le immagini fotografiche furono utilizzate dai pittori, specie nei ritratti e nei quadri di figura, per un rilievo sommario di linee, che veniva poi arricchito, nella fase di stesura del quadro – e parzialmente deformato, in Van Gogh, come possiamo vedere, con un potenziamento delle linee fisiognomiche – da quell’aspetto interpretativo fondamentale, da quella lettura dei moti dell’anima che pareva più intensa nel ritratto pittorico. Questa doppia immagine di Van Gogh dimostra palesamente il colloquio tra stampa fotografica e opera artistica. E la netta biforcazione dei due percorsi iconografici.

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van gogh 1 (2)

La  visione sequenziale ininterrotta degli autoritratti di Van Gogh, intesi, ognuno, come singolo fotogramma di un breve film,lascia emergere lati della personalità che ogni singolo frame non ci avrebbe comunicato. Quell’uomo di roccia friabile, duro  e al tempo stesso fragile, che appare, ad immagine e fissa nei quadri allo specchio, qui rivela una grande dolcezza, una timidezza adolescenziale e una malinconia struggente nella quale si cela uno sconfinato, doloroso desiderio d”amore.



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