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Il Dna dice no. L’ex cartomante Pilar non è figlia di Dalì. La riesumazione

a dalì copertina
Il Dna dice no. Non esistono rapporti di parentela tra l’ex cartomante spagnola e il pittore. Lo hanno stabilito le prove genetiche.
La riesumazione del corpo di Salvador Dalì – avvenuta il 20 luglio 2017, per un prelievo del Dna, in seguito alla richiesta di riconoscimento della paternità, da parte di una cartomante – sembra appartenere a una scena macabra dei quadri allucinanti del grande pittore. Medico legale, magistrato, sindaco erano presenti nel momento in cui il coperchio del sarcofago è stato rimosso. Il corpo del pittore, che era stato imbalsamato, come quello di un faraone, è praticamente intatto e nulla ha cambiato la forma dei baffi a manubrio che quasi ne incorniciano il volto. L’operazione – disposta dalla magistratura spagnola – è avvenuta 28 anni dopo la morte. La richiesta del test genetico è stata presentata da parte di un’indovina di 61 anni, Pilar Abel, nata come il pittore a Figueras, una piccola città nel nord della Catalogna. Pilar avrebbe saputo dalla propria nonna di essere figlia del pittore e, certamente, deve aver presentato ai magistrati alcune prove della frequentazione della madre con il celeberrimo artista.
Dopo l’uscita degli ultimi visitatori del teatro Museo Dalì di Figueras – dove l’artista è sepolto – è iniziato l’intervento di rimozione della lastra del sarcofago che pesa più di una tonnellata. Un argano ha poi estratto la bara, che è stata aperta. Il prelievo ha riguardato i capelli, le unghie e due ossa lunghe. L’intervento, inteso globalmente, è durato poco meno di quattro ore.
Se il Dna le avesse dato ragione, Pilar Abel sarebbe stata l’unico figlio di Salvador Dali e avrebbe potuto rivendicare un quarto del suo patrimonio. “Voglio solo sapere la verità, e basta” ha detto la cartomante, che ha aggiunto di non aver avanzato questa richiesta per motivi di denaro, ma per conoscere la propria identità. Comunque sia, l’avvocato della donna ha detto che il 25% del patrimonio di Dali, interamente lasciato allo Stato spagnolo, sarebbe spettato alla propria cliente. Un patrimonio ingente, calcolato, sicuramente per difetto, in 136 milioni di euro. Una cifra che evidentemente sottostima centinaia di opere d’arte, di cui 250 autografe, ma anche proprietà in Catalogna.

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