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La pittura di Franco Battiato, analisi storico-critica


di Giulia Airoldi

 L’avventura della coscienza alla scoperta della propria ampiezza e tutta la portata della sua esplorazione caratterizzano la ricerca pittorica di Franco Battiato che, spaziando dalle più alte vette dello spirito ai molteplici moti dell’anima, descrive un’esistenza votata allo straordinario, costellata di rapimenti estatici, incontri prodigiosi, intuizioni folgoranti. Il ciclo propriamente mistico, un corpus di opere realizzate tra il 1990 e il 2000, condensa in tavole piccole e preziose gli attimi sempiterni del contatto col divino. La pittura celebra l’intima corrispondenza che Battiato intrattiene con i maestri sufi, con le esistenze ultraterrene, con gli asceti e i santi dell’umanità e che ha lasciato una sublime impronta nella sua musica e nella sua vita. L’artista come il sacerdote è pontefice, costruttore di ponti tra il regno fisico e quello ultraterreno, persegue la vocazione di veicolare la luce per dissipare le ombre e di indicare la strada a chi intraprende l’ascesi.

Franco Battiato, Moschea, 1996

Franco Battiato, Moschea, 1996

“Come messaggero del Sole e suo interprete, segreti messaggi prenderò da lui e vi porterò la risposta” recita una poesia di Jalal ad-Din Rumi, poeta derviscio del XIII secolo. La tradizione sufi attribuisce alla facoltà immaginativa il potere particolare di entrare in relazione con un mondo ontologicamente reale, intermedio tra la pura realtà spirituale e il mondo sensibile.  I Sufi identificano il centro di questa attività nel cuore, organo della contemplazione che si protende fino alla soglia della manifestazione di Dio.

Franco Battiato, Dervisci danzanti, 1996

Franco Battiato, Dervisci danzanti, 1996

In uno spazio impermeabile alla corruzione e perciò terso, dorato di luce, risiede la frontiera in cui si incrociano gli andirivieni dal cielo alla terra e dalla terra al cielo, in cui gli esseri umani sublimano in spirito, danzano e volano rapiti dall’estasi, mentre gli angeli portano al mondo le loro sembianze e i disegni celesti. Questo spazio è la scala del sogno di Giacobbe, la porta del Cielo che si raggiunge mediante i voli più alti, affinando il proprio sentimento dell’eterno. Qui l’incontro con l’altro avviene secondo disegni d’amore in un reciproco e immediato riconoscimento. Ogni scambio è muto e profondo, la visione contiene già una sonorità perfetta che insieme alla luce colma e sostiene il piano della manifestazione, originando dalla medesima vibrazione. L’oro, alchemico, riassume questo rapporto sinestetico espandendosi come sostanza eterea, quasi tangibile, nel cui fulgore trova la sua analogia terrestre il sole spirituale.

Franco Battiato, Donna con rosa, 1999

Franco Battiato, Donna con rosa, 1999

Franco Battiato, Cancello, 2000

Franco Battiato, Cancello, 2000

Secondo Pitagora “solo chi possiede un cuore puro può percepire l’armonia delle Sfere” e cioè la risonanza delle diverse vibrazioni planetarie che compongono il nostro universo. Similmente molte pratiche di meditazione e di preghiera, come quella tibetana, si concentrano sul suono e sulla sua emissione per favorire l’accesso a determinati aspetti della divinità. L’esperienza mistica di Battiato è senza dubbio sonora prima ancora che visiva. L’esistenza stessa dell’artista è tutta concentrata sulla trasposizione in musica del proprio sentire, sulla ricerca e sullo studio trasversali, per sintetizzare particolari stati dell’essere e restituirli attraverso la composizione.

Franco Battiato, Autoritratto

Franco Battiato, Autoritratto

Ciò che la coscienza sperimenta in tali ambiti si riversa e si ramifica nell’individuo sviluppando le sue potenzialità, amplificando le sue capacità e le sue percezioni. La facoltà visiva si completa di un nuovo campo esperienziale  e cognitivo che apre allo sguardo consapevole la dimensione trasversale della realtà. Se sviluppato, l’occhio interiore è in grado di penetrare i segreti della manifestazione sensibile . Il regno animale e quello vegetale si schiudono come perfette allegorie delle leggi universali, svelando la portata simbolica delle loro molteplici forme. “Mi assottiglio, sono spirito puro, sono fiore, tigre” afferma Battiato, ma anche rapace, insetto plutonico, delicato usignolo. Cavalcare i daimones della natura permette all’anima di liberare le proprie pulsioni e di realizzare la primigenia fratellanza con il creato, l’intima comunione con l’energia femminile che governa gli elementi naturali. Franco Battiato, Condor, 2000

Franco Battiato, Condor, 2000
Franco Battiato, Senza titolo (Insetto)

Franco Battiato, Senza titolo (Insetto)

Se nel ciclo mistico prevale la dialettica dell’incontro, nella rappresentazione del mondo animale l’intenzione è riflessiva e cioè di identificare quegli aspetti della personalità che l’esercizio e la concentrazione hanno domato, trasformandoli in preziosi alleati. Battiato percorre gli impervi sentieri del suo destino con la forza di un predatore, sfruttando il proprio temperamento marziale e incisivo. Come un uccello pianifica le sue inclinazioni per intercettare le correnti più alte e sganciarsi dalle logiche planetarie. Il perseguimento di ogni obiettivo non concede sconti, ogni sfida, compresa quella pittorica, è affidata all’inflessibile coerenza saturnina.

Franco Battiato, Senza titolo (Uccello)

Franco Battiato, Senza titolo (Uccello)

 

Franco Battiato, Tigre, 2011

Franco Battiato, Tigre, 2011

Anche il rapporto con il prossimo si carica di una più profonda e acuta osservazione. Calata sul piano relazionale la coscienza sospende la propria autonomia e si pone al servizio, offre i suoi strumenti di indagine, stringe con l’altro una nuova empatia. L’affinamento delle facoltà introspettive e lo studio della fenomenologia umana indirizzano l’artista verso il ritratto con l’obiettivo di indagare la mappatura espressiva, le posture e gli atteggiamenti  di ogni soggetto e di coglierne il riferimento ai processi interiori. La scelta ricade su quei compagni di vita che possiedono la medesima spinta trascendente, che lasciano trapelare dalle loro sembianze una capienza eccezionale, frutto di un passato denso di esperienze e di una coscienza in espansione. La rappresentazione non può che cogliere, dall’inarrestabile trascorrere del corpo fisico, un assoluto e irripetibile presente. Nell’istante in cui essi sono risiede l’unica verità che possa contraddistinguerli, nell’ambivalente simultaneità di compiutezza e impermanenza.

Franco Battiato, Senza titolo (Ritratto), 2000

Franco Battiato, Senza titolo (Ritratto), 2000

Franco Battiato, Fleur Jaeggy, 2000-2010

Franco Battiato, Fleur Jaeggy, 2000-2010

A partire dal 2000 l’occasione di ritrarre amici e collaboratori diventa un nuovo esercizio e una nuova riflessione sulla verosimiglianza, sulla luce e sui volumi, riflessione che prosegue tutt’oggi e che lascia presupporre i sui esiti in un nuovo ed eventuale capitolo espressivo. A questo periodo appartiene il grande autoritratto di spalle, enigmatico gioco di sostituzione del punto di vista. Il soggetto ritrae ed è ritratto, opera su due piani distinti nello stesso momento. La chiave interpretativa non si esaurisce nella didascalica rappresentazione di sé in un momento di meditazione, ma  si completa nella capacità di sdoppiarsi dentro e fuori la scena pittorica. Poco importa se effettivamente sia stato il pittore a proiettare fuori da sè la propria effigie o se durante la meditazione il distacco dal corpo fisico abbia stabilito un secondo punto di osservazione.

Franco Battiato, Autoritratto, 2000-2010

Franco Battiato, Autoritratto, 2000-2010

La pittura stessa è pratica magica e meditativa quando tangente al percorso spirituale, quando vissuta in presenza. La gestualità e la ritmica del prendere e del dare colore semplificano i moti del pensiero e aprono spazi vuoti nella mente. La processualità delle fasi esecutive vissuta in uno spazio e in un tempo separati e perciò sacri, unita ad una calibrata tensione verso il compimento dell’opera, aggiunge all’esperienza pittorica un valore cerimoniale che la riconduce alle pratiche sciamaniche, ai mandala tibetani, all’iconografia cristiana, alla calligrafia e tutte le forme d’arte sacra.

Franco Battiato, Senza titolo, 2012-2013 Opera realizzata perla favola  di L. Mantovani ‘Stellastellina e l’anemone blu’, 2013

Franco Battiato, Senza titolo, 2012-2013
Opera realizzata perla favola di L. Mantovani
‘Stellastellina e l’anemone blu’, 2013


Il regno dello spirito non conosce la dimensione temporale, tantomeno le oscillazioni del gusto o le speculazioni critiche: il concetto di bellezza è legato indissolubilmente a quelli di giustizia e verità che nel loro nucleo originale permangono immutati dagli albori della civiltà ad oggi. Pioniere dell’eterno ritorno, Franco Battiato non può misurarsi col suo tempo. Può indirizzarlo e impreziosirlo, ma la trasmissione di messaggi universali lavora principalmente sugli inconsci collettivi e perciò i suoi effetti si rivelano solo dopo essersi compiuti. In questo sta il segreto dell’avanguardia, nel doppiare il percorso mentre il mondo inciampa sui suoi passi.

Franco Battiato, Dervisci, 2000-2010

Franco Battiato, Dervisci, 2000-2010

L’opera di Franco Battiato “Teiera con becco lungo”, 2000 è la copertina della raccolta di poesie “Le leggi della Chimica” di Antonio Contiero, in uscita per L’Opposto Edizioni, Roma.

L’opera di Franco Battiato “Teiera con becco lungo”, 2000
è la copertina della raccolta di poesie
“Le leggi della Chimica” di Antonio Contiero, in uscita per L’Opposto Edizioni, Roma

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