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La sedia inabitabile di Francesca Tassinari può essere occupata solo dalla psiche e dallo spirito

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1. Iniziamo con una breve scheda anagrafica, come se leggessimo una carta d’identità. Sotto il profilo della produzione artistica può immediatamente specificare il suo orientamento stilistico ed espressivo?

Sono nata il 15 ottobre 1995 a Forlì. La mia esperienza artistica prende avvio nell’ambito delle superiori presso l’Istituto d’arte, grazie anche alla guida della prof.ssa Alessandra Gellini.
a tassinari ritratto

Il mio lavoro pittorico inizia attraverso la ricerca di un gesto e di un segno deciso e vibrante. Una pittura introspettiva e immediata, che si tramuta in corpo, masso e macigno. Attualmente nel mio lavoro è presente la ricerca del “Qui e ora”, di come mi muovo all’interno di un determinato spazio e di come lo percepisco.

2. Nell’ambito dell’arte, della filosofia, della politica, del cinema o della letteratura chi e quali opere hanno successivamente inciso, sulla sua produzione? Perché?

Nel mio percorso artistico numerose sono state le influenze artistiche, ma pochi mi hanno formato in maniera diretta o in modo profondo. Comunque alcuni artisti li ritengo più influenti di altri nonostante la loro diversità: ad esempio Ernesto Neto con in suoi corpi organici in lycra e Rachel Whiteread con il suo rapporto tra pieno e vuoto. Trovo interessante il lavoro della Louise Bourgeois, il periodo dell’arte povera, in particolare il percorso di Giuseppe Penone; Dal punto di vista pittorico apprezzo Egon Schiele per il suo segno ed i suoi cromatismi, così come per Mark Rothko e Willem de Kooning per la sua gestualità a volte materica. Inoltre trovo ispirazione negli scritti di Nietzsche, Baudelaire e Rimbaud.


3. Può analizzare nei temi e nei contenuti l’opera da lei presentata al Premio Nocivelli, illustrando le modalità operative che hanno portato alla realizzazione?

a tassinari

In “Circostanza” ho analizzato e delimitato lo spazio della sedia, ho studiato i pieni e i vuoti e come convertire questi in pieno dandogli fisicità e corporeità. Ho riempito lo spazio della sedia rendendola inagibile e inabitabile. L’impronta ottenuta non è altro che una traccia di una convivenza costretta e di una impossibilità di movimento vista al negativo. Una sorta di risposta ad una reale circostanza. La sedia presa in esame è una sedia del mio ambiente quotidiano, e l’opera è il risultato del calco in gesso della seduta e dello schienale.

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