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Leonardo da Vinci – Cos’è lo sfumato leonardesco e come si ottiene

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Lo sfumato leonardesco è frutto di una tecnica di sfocatura lieve del dipinto, ottenuta attraverso le dita o una pezza di stoffa oppure, a opera ultimata, attraverso una velatura lieve ed omogenea di colore diluito nel legante con il fine di ammorbidire i lineamenti dei volti o – nel caso di paesaggi – di ridurre l’acutezza dei profili delle montagne o degli oggetti lontani per ricreare l’effetto di sfocatura provocato, alla distanza, dall’umidità atmosferica -prospettiva aerea, cfr. http: www.stilearte.it/leonardo-da-vinci-cose-la-prospettiva-aerea-e-come-si-ottiene/ – Lo sfumato, applicato ai volti, è assimilabile all’effetto flou, ottenuto, nel cinema o nella fotografia tradizionali, attraverso la sovrapposizione di un velatino all’obiettivo. L’opera di sfumatura, in Leonardo, parte dal disegno preparatorio o undergrawing- cfr il termine e il concetto: www.stilearte.it/underdrawing-definizione-gli-esempi-capire-cosa-ce-sotto-labito-della-pittura/– , si perfeziona nella stesura di colore, che è lieve e non totalmente coprente; anche in questa fase, se il colore non è spesso, è già possibile sfumare, “tirando” i colori con i polpastrelli – che Leonardo utilizzò frequentemente direttamente sul supporto -.

 Il Ritratto di dama (noto anche tradizionalmente come Belle Ferronnière) è un dipinto a olio su tavola (63x45 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1490-1495 circa e conservato nel Musée du Louvre di Parigi.


Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (Belle Ferronnière)  olio su tavola, cm. 63×45, Parigi Louvre. ) . Il volto della giovane donna risulta velato e lievemente sfocato  da un pigmento luminoso, che addolcisce le linee e ammorbidisce i colori sottostanti. Perfetto esempio dello sfumato leonardesco applicato al ritratto. Vanno osservati in particolar modo gli occhi, le cui linee sono molto morbide


Leonardo utilizzò lo sfumato con grande sapienza, con effetti compensativi. Egli proveniva da una forte matrice disegnativa – come quella della cultura pittorica toscana – sicchè i volti, come ogni altro elemento, venivano tracciati, normalmente,  sulla preparazione attraverso un disegno molto accurato. Leonardo, osservando la realtà, aveva notato quanto la linea estremamente netta, in campo fisiognomico, fosse però distante dal vero e producesse marcature che potevano sconfinare in una rappresentazione “grottesca” o “caricata”. E già nel corso della preparazione del disegno, non conchiudeva pesantemente corpi e oggetti con linee marcate. Ma ciò non bastava. Il disegno resta sempre, nel corso della successiva stesura pittorica, un vincolo notevole.

 

 

Nel dipinto di Leonardo è possibile notare l'uso dello sfumato sia sui volti che, nell'ambito della prospettiva aerea, sui monti azzurrini, in lontananza. La sovrapposizione di un'ampia velatura toglie acutezza ai monti e qui la sfocatura rende il senso della distanza. Le procedure dello sfumato suui volti o sui fondali è identico, sotto il profilo tecnico. Cambia, naturalmente, soltanto il colore

Nel dipinto di Leonardo è possibile notare l’uso dello sfumato sia sui volti che, nell’ambito della prospettiva aerea, sui monti azzurrini, in lontananza. La sovrapposizione di un’ampia velatura toglie acutezza ai monti e qui la sfocatura rende il senso della distanza. Le procedure dello sfumato sui volti o sui fondali è identico, sotto il profilo tecnico. Cambia, naturalmente, soltanto il colore

 

Essere molto legati al disegno, significa correre un grande rischio nella realizzazione dei volti. Seguendo, con le stesure pittoriche le linee disegnate sottostanti, si ottengono ritratti dai lineamenti molto marcati, che potrebbero esser compatibili con figure maschili ma che risultavano completamente inadatti a rappresentare la soavità dei volti femminili. Leonardo applicò allora sistematicamente la procedura dello sfumato, che aveva il pregio di eliminare le angolosità del volto, caratterizzate dalla matrice disegnativa sottostante.

 

Il rispetto di Leonardo nei confronti dell’uomo era assoluto. Al punto che, nel trattato della pittura, annotando per allievi e futuri artisti le tecniche esecutive del ritratto, egli raccomandava che non fosse eseguito in giornate di sole, ma nel momento in cui il cielo risultasse coperto, affnché il rilievo cromatico non avvenisse a fronte di un’immagine scompensata da zone troppo in ombra e da aree eccessivamente luminose. Sappiamo bene – per averlo provato nelle nostre fotografie – che un ritratto scattato con il flash schiaccia il volto e, al tempo stesso, potenzia gli angoli e le ombre attraverso la violenza della luce. Ogni minima irregolarità dei lineamenti viene elevata all’ennesima potenza. E’ per uniformare il volto alle esigenze della fotogenia, in ogni condizione di luce, che attrici e modelle, si sottopongono ad interventi di rinoplastica che creano un avvallamento del setto nasale, eliminando in questo modo l’ombra che lo stesso getta sul volto in caso di luce violenta. Altre esperienze visive alla nostra portata quotidiana, per comprendere la durezza degli effetti della luce sui volti, riguardano le fotografie scattate sulla spiaggia o sul mare o sulla neve, nelle ore centrali della giornata. In questi casi anche attrici splendide appaiono deturpate dalla luce. I fotografi professionisti,  nel corso di campagne fotografiche con modelle, sulla spiaggia o al mare, compensano, infatti l’eccessiva luminosità verticale proiettando, attraverso un pannello argentato riflettente o faretti, una luce contraria, proveniente dal basso.



Raffaello Sanzio, La Velata.(particolare). Il giovane pittore osservò con attenzione le opere di Leonardo. Qui Raffaello applica la tecnica dello sfumato,ottenendo un volto luminoso, dolce e soave. L'uso della velatura diffusa appare con estrema chiarezza comparando questa immagiine con quella sottostante, relativa alla Fornarina che appare ancor più evidente

Raffaello Sanzio, La Velata.(particolare). Il giovane pittore osservò con attenzione le opere di Leonardo. Qui Raffaello applica la tecnica dello sfumato,ottenendo un volto luminoso, dolce e soave. L’uso della velatura diffusa appare con estrema chiarezza comparando questa immagine con quella sottostante, relativa alla Fornarina, sulla quale non è avvenuta la sfumatura finale del colore, con modalità sfumate

 

 

Raffaello Sanzio, La Fornarina (particolare). L'Urbinate non riuscì a portare a compimento questo dipinto, a causa della morte. Il volto estremamente duro della Fornarina, le linee eccessivamente nette degli occhi e del naso srebbero state lievemente sfocate attraverso una velatura diffusa. La Fornarina resta pertanto un esempio di ritratto assolutamente privo di sfumato

 

La procedura di Leonardo per ottenere volti morbidi e sfumati, oltre a stesure compiute in condizioni di luce temperate, prevedeva pertanto sia sfumature di colore ottenute con le dita, durante la stesura dello stesso, che, in alcuni casi, un ultimo, decisivo ritocco di colore per ridurre acutezza ed evidenza delle linee della fronte, del naso, della bocca e degli occhi. L’applicazione di questo “fard” riduceva la nettezza della messa a fuoco delle linee a favore di una magica luminosità del volto.

 

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