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Leonardo da Vinci e il sesso. Disegni, dubbi, calunnie

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leonardo e il sesso

Edvard Munch riteneva la condizione matrimoniale inconciliabile con l’impegno artistico; e ciò lo portò, per quanto amante delle donne, a ridurre la frequentazione del mondo femminile. Un’austerità laicale imposta come disciplina a favore di una scelta religioso-sciamanica rispetto alla testimonianza artistica. Il caos dell’amore o i problemi che nascono dall’affetto e dalla dedizione familiare l’avrebbero allontanato dall’obiettivo di rendere il senso della vita o – nel caso di Munch – il non senso,  calandosi nelle sue profondità.

Anche Leonardo compì questa scelta di allontanamento da amore ed eros, senza renderla manifesta? Sondare gli atteggiamenti di un uomo o di una donna che hanno contribuito a mutare così profondamente l’immagine e i meccanismi di una civiltà non significa entrare abusivamente e voyeuristicamente nella loro vita intima, ma comprendere meglio ogni sfaccettatura percettiva, poichè non esiste una scienza o una pittura che siano neutre o neutrali. Esistono interessanti sfumature di sensibilità e diversi – suppur non fondamentali-atteggiamenti nei confronti del mondo, legati all’estensione della sfera sessuale. Una differenza che oggi viene percepita come ricchezza, ma che nel passato era oggetto di condanna. Comunque sia, l’atteggiamento del maestro appare, sempre più, come distacco programmatico dall’eros o dalla compagnia stretta di una convivenza. “Acciocchè la prosperità del corpo non guasti quella dell’ingegno – scriveva Leonardo – , il pittore, ovvero disegnatore deve essere solitario, e massime quando è intento alle speculazioni e considerazioni, che continuatamente apparendo dinanzi agli occhi danno materia alla memoria di essere bene riservate. E se tu sarai solo, sarai tutto tuo, e se sarai accompagnato da un solo compagno, sarai mezzo tuo, e tanto meno quanto sarà maggiore la indiscrezione della sua pratica”. La considerazione, che in finale giunge ad elaborare un pensiero negativo nei confronti del lavoro condiviso, s’avvia con un’analisi del rapporto oppositivo tra solitudine, come libertà, e compagnia, come servitù. Inoltre Leonardo teme il piacere perchè lo percepisce, come gli stoici, legato al dispiacere e al dolore. E lo disegna, su un foglio conservato a Oxford, unito al dispiacere.

 

 

leonardo piacere

Annota il pittore: “Questo si è il Piacere insieme col Dispiacere; e figuransi binati perchè l’uno è spiccato dall’altro; fannosi colle schiene voltate, perchè sono contrari l’uno a l’altro; fannosi fondati sopra un medesimo corpo, perchè hanno un medesimo fondamento, imperò che il fondamento del piacere si è la fatica del dispiacere, il fondamento del dispiacere si sono i vari e lascivi piaceri. E però qui si figura colla canna nella man destra, ch’è vana e le punture con quella sono venenose”.

 

 

 

 

 

leo1

 

 

La presunta omosessualità di Leonardo da Vinci sì basa su alcuni indizi, che sono stati poi accresciuti da letture interpretative. Eccoli:

 

leo 2

1) Il sogno raccontato del nibbio che aprì la bocca. Leonardo come prima immagine di cui egli avesse ricordo, rievocò una figura di nibbio, che gli apriva la bocca, utilizzando la coda. Ciò fu letto da Freud come un’aperta inclinazione omoerotica. Scrisse Leonardo sul Codice Atlantico: “…questo scriver si distintamente del nibbio par che sia mio destino perchè nella prima ricordazione della mia infanzia e mi parea che, essendo io in culla, che un nibbio venisse a me e mi aprissi la bocca con la sua cosa e molte volte mi percotessi con tal coda dentro le labbra”. Sigmund Freud analizzò questo materiale onirico nel saggio Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci (1910), rivisto e corretto nel 1919 e nel 1923. L’idea di lavorare attorno a Leonardo da Vinci fu manifestata in una lettera a Jung, il 17 ottobre 1909. “Da quando (dall’America, ndr) sono tornato ho avuto un’idea. Il mistero del carattere di Leonardo mi è divenuto improvvisamente trasparente.”  Il ricordo descritto fa da punto di partenza per l’avventurosa psico-biografia che, ricostruendo l’infanzia di Leonardo dalle informazioni disponibili, la compara con “l’intuizione” anticipata a Jung che avrebbe fatto luce sui lati più controversi della personalità dell’artista: la sua instabilità creativa, l’incompiutezza di molti dei suoi capolavori e la gentilezza quasi femminea del suo carattere.Egli innanzitutto rammenta che i ricordi infantili sono in realtà fantasie nate successivamente, quando l’infanzia viene teoricamente “ricostruita”: essi rivestono importanza fondamentale per capire le direzioni dello sviluppo psichico del soggetto.All’episodio riferito da Leonardo fornisce due interpretazioni, riconducendolo sia ad un atto sessuale orale, marcatamente passivo, reminiscenza della memoria dell’allattamento, sia all’immagine egizia della Dea-Madre Mut, raffigurata come uccello-avvoltoio.L’avvoltoio, considerato nell’antichità di sola specie femminile, fecondato dalla forza del vento, era divenuto simbolo, per la patristica cristiana, della nascita di Cristo, concepito da Vergine per opera dello Spirito Santo.Leonardo, argomenta Freud, era figlio illegittimo del notaio Pietro da Vinci e della giovane contadina Caterina, quindi “figlio di sola madre”, “figlio di avvoltoio”.I primi anni dell’infanzia, secondo la ricostruzione di Freud, Leonardo li avrebbe trascorsi esclusivamente con la madre. Da fonti storiche si apprende che poi, all’età di cinque anni, il bimbo andò a vivere con il padre e con la giovane moglie di lui, Donna Albiera, che non potendo avere un figlio suo, adottò quello del marito, accudendolo con amore.La prima infanzia di Leonardo, sarebbe stata, quindi, caratterizzata da stretto legame di attaccamento con la madre naturale, colorato con molta probabilità di valenze erotiche, e dalla condizione di “bambino senza padre”.Per Freud, dunque, il nibbio-avvoltoio è la madre, mentre la coda è il pene che il fanciullo ha pensato come attributo sessuale della madre.

 

2) La denuncia anonima del 9 aprile 1476, fatta pervenire agli ufficiali preposti al buon costume, attraverso i “tamburi”, ovvero un sistema simile a quello della ruota degli esposti. Il denunciante lasciava intendere che un giovane forentino, Jacopo Saltarelli avesse un’intensa attività sessuale, probabilmente a pagamento, con diverse dozzine di uomini, tra i quali viene segnalato Lionardo di ser Piero da Vinci. “Notifico a Voi Signori officiali come egli vera cosa che Jacopo Saltarelli fratello carnale di Giovanni Saltarelli , sta con lui davanti al buco (il tamburo per le denunce. ndr); veste di nero d’eta 17, o circa. El qual Jacopo va dietro a molte misserue et consente compiacere a quelle persone che richiegliono di simili tristizie.Et a questo modo à avuto a fare di molte persone, cioè servito parecchie dozine di persone delle quali ne so buon date, et al presente dirò d’alchuno; Bartolomeo di Pasquino orafo, sta in Vacchereccia; Lionardo di Ser Piero da Vinci, sta con Andrea de Verrocchio, Baccino farsettaio, sta da Or San Michele in quella via che v’è due botteghe grandi di cimatori, che va alla loggia de’Cierchi; ha aperto bottega di nuovo da farsettaio, Lionardo Tornabuoni, dicto il Teri: veste nero. Questi ànno avuto a soddomitare decto Jacopo” L’assoluzione degli imputati, considerata la severità con la quale veniva giudicata la pratica della sodomia, lascia intendere che la denuncia fosse una calunnia, cioè la denuncia di un reato non commesso. La denuncia anonima viene ripresentata il 7 giugno, quando tutto gli imputati sono assolti.

 

 

3) Le sue dichiarazioni sulla perdita della bellezza e della superiorità dell’uomo e della donna, durante i rapporti sessuali l fastidio con il quale Leonardo giudica i rapporti sessuali umani e la mancata evidenza di donne nella sua vita potrebbe nascere da un lato dall’idealizzazione dell’umanità, sotto il profilo platonico, e dalla scelta stoica di rinuncia alle passioni, quanto dall’errore sessuale compiuto dal padre con la schiava Caterina, che sarebbe divenuta madre di Leonardo. La donna infatti fu successivamente data in sposa ad un certo Attaccabriga ed ebbe altri figli, mentre il padre si sposò con un’altra persona.L’atto del coito e li membri a quello adoprati son di tanta bruttura che se non fussi la bellezza dei volti e li ornamenti delli opranti e la frenata disposizione la natura perderebbe la spezie umana (An, A 10 r.) Per quanto non risulti evidente dai suoi scritti, si può pensare che Leonardo, abbia considerato il disordine della sua infanzia, provocato dall’impulso sessuale del padre e della madre, come una situazione da evitare attraverso un autentico celibato, che gli avrebbe permesso di deviare ogni energia sulla propria ricerca. “Chi non raffrena la volontà colle bestie s’accompagni”  (H 119 r.) scrive.

4) La condivisione della vita con un entourage quasi esclusivamente maschile.  Le amicizie maschili, senza connotazioni omoerotiche, erano fortemente incentivate dalla cultura rinascimentale. La presenza di giovani allievi accanto a sé sarebbe giustificato dal desiderio di un affetto paterno. Nei suoi scritti non appare nulla che faccia pensare all’attrazione nei confronti dei maschi. Egli sembra deprecare ciò che considerava lussuria. E’ particolarmente interessante rilevare il giudizio negativo espresso da Leonardo nei confronti dei pipistrelli, che collega alla lussuria e all’omosessualità. “Lussuria. Il palpistrello, per la sua isfrenata lussuria non osserva alcun universale modo di lussuria, anzi maschio con maschio, femmina con femmina, si come a caso si trovino insieme usano il lor coito”. (Leonardo da Vinci, Bestiario, 34). Un’osservazione molto singolare, da parte dell’artista scienziato, chesembra non giustificare –nonostante sia stato ritenuto omosessuale – il mancato rispetto di “alcun universale modo di lussuria” (cioè nessun comportamento voluto dalla natura, in campo sessuale) e la promiscuità.

 

Leonardo da Vinci (1452-1519) L’ “Angelo incarnato” The “Angel in the Flesh” c. 1513-1515 Carboncino su carta ruvida blu Black chalk or charcoal on rough, blue paper 268 x 197 mm

Leonardo da Vinci (1452-1519), L’ “Angelo incarnato”, The “Angel in the Flesh”, c. 1513-1515, Carboncino su carta ruvida blu
Black chalk or charcoal on rough, blue paper, 268 x 197 mm

 

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