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Giuseppe Volò, Natura morta con prugne, uva bianca, vaso di vetro con bouquet di fiori 
e gelsomini disposti su un letto di foglie
Giuseppe Volò, Natura morta con prugne, uva bianca, vaso di vetro con bouquet di fiori e gelsomini disposti su un letto di foglie

L’ineffabile in pittura: Gelsomini per intridere di profumo la tela del quadro


“Es’aprono i fiori notturni / nell’ora che penso a’ miei cari”: immerso nel silenzio della notte e del ricordo, Pascoli è inebriato dal delicato profumo dei gelsomini, che riesce a far percepire anche al lettore, tanto è efficace il verbo poetico.

Le essenze soavi dei fiori hanno ispirato innumerevoli letterati e pittori, che si sono cimentati nel tentativo di rievocarle. Ecco allora che un quadro può stimolare, con la forza espressiva del disegno e del colore, il senso olfattivo dell’osservatore. Le opere di Giuseppe Volò, meglio noto come il Vincenzino, esponente del barocco lombardo del XVII-XVIII secolo, ne costituiscono un chiaro esempio (vedi Stile 103, novembre 2006): la maggior parte delle tele dell’artista, infatti, è dedicata alla rappresentazione di fiori di gelsomino, che evidentemente erano chiamati a suscitare nello spettatore un intensissimo ricordo olfattivo.

Giuseppe Volò detto il Vicenzino, Interno  con vaso istoriato di fiori, piatto di gelsomini, ostriche, verdure, fragoline e due pesche

Giuseppe Volò detto il Vicenzino, Interno
con vaso istoriato di fiori, piatto di gelsomini, ostriche, verdure, fragoline e due pesche

Freschi e setosi come appena raccolti, i fiori, spesso accostati alla frutta primaverile, vengono disposti su piatti dorati e alzatine di cristallo, in primo piano, quali assoluti protagonisti della scena. Le preziose lacche, i cromatismi vivaci, accesi e cangianti, risvegliano il nostro olfatto, lo illudono della presenza reale dei gelsomini, in una perfetta mimesis della natura.

Dopo aver fissato l’immagine dei fiori, il fruitore ne evoca immediatamente la fragranza. Immagine e profumo si fondono grazie alla maestria del Vincenzino, che dipinge i fragili petali con minuziosità fiamminga e precisione botanica, e li illumina di un bianco abbagliante, facendoli risaltare contro il fondo scuro e cupo. In Interno con vaso istoriato di fiori, piatto di gelsomini, ostriche, verdure, fragoline e due pesche, il maestro lombardo si spinge oltre, sollecitando addirittura tre dei cinque sensi: i rossi, i gialli, i turchesi e i bianchi stimolano la vista; la frutta polposa, gli ortaggi e le crudità di mare si rivolgono al gusto; i fiori di gelsomino, leit motiv della sua produzione pittorica, l’olfatto

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