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Lo vince amore.Ercole nella patria e nelle opere di Ovidio. La mostra a Sulmona


Lo vince amore.Ercole nella patria e nelle opere di Ovidio.
Fino al 31 gennaio 2015
Sulmona, Palazzo dell’Annunziata-Domus di Arianna

Per informazioni: 0864210216

E-mail: servizituristici@comune.sulmona.aq.it

La mostra è realizzata nell’ambito delle manifestazioni “Ars Eros Cibus” indette a Sulmona da FabbricaCultura e inaugurata nella Giornata Nazionale dell’Archeologia, del Patrimonio Artistico e del Restauro indetta dal MIBACT.
Attraverso i testi e le opere del poeta sulmontino si ricostruisce il mito di Ercole,  narrato nelle raffigurazioni frutto delle ricerche archeologiche nel territorio peligno e in Abruzzo.
In occasione delle celebrazioni per il bimillenario della nascita del Poeta sulmonese vennero avviati scavi archeologici sui resti dell’edifcio che veniva indicato popolarmente come la Villa di Ovidio; nel piazzale di accesso al complesso monumentale fu rinvenuta nel 1959 la colonna in pietra calcarea che reca graffiti il cognomen di Ovidio e una serie di versi riconducibili alle sue opere.
In occasione della mostra sono presentate al pubblico tre cinquecentine delle Metamorfosi,scelte tra le tante pregevoli edizioni presenti nel Fondo Ovidiano della Biblioteca Comunale di Sulmona, in cui si trovano raffigurate alcune delle fatiche sostenute da Ercole per espiare la colpa dell’uccisione della moglie e dei figli in preda ad un raptus di follia provocatogli da Giunone.
La statuetta in bronzo, di cui si espone una preziosa riproduzione, costituisce il dono più importante, giunto a no a noi, offerto ad Ercole Curino sul santuario morronese. La dedica posta sulla base circolare riporta il nome di Caio Attio Peticio Marso, un ricco mercante e imprenditore navale appartenente ad una gens attestata in area peligna da iscrizioni databili tra il I sec. a.C. e il IV sec. d.C.
Le piccole sculture in bronzo esposte attestano la diffusissima devozione verso Ercole da parte di mercanti, di pastori, di militari e di uomini e donne di ogni classe e professione che pregavano nei santuari per richiedere favori alla divinità e offrivano queste immaginette votive per la grazia ricevuta, affollando i templi e i depositi votivi di statuette bronzee molto simili tra loro per tipologia, ma diversissime per la qualità della resa formale. La predilezione delle popolazioni italiche per l’Eroe clavigero si manifesta già dal VI sec. a.C., in seguito ai contatti con il mondo greco mediato dall’Italia meridionale e dal IV sec. a.C. con l’approccio al mondo romano, dove si a_erma assai precocemente il culto di Eracle con rito greco nel Foro Boario.
I bronzetti raffiguranti Ercole appartengono alla Collezione di Giovanni Pansa e alla Collezione del Museo Civico di Sulmona; provengono con molta probabilità, tranne la statuetta di Venafro, dall’area peligna e in particolare sulmonese. FONTE: Mibact
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