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Lorella Facchetti – Analisi critica

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” (Tre Figure femminili) In questa triade classicissima – che riprende la rappresentazione di antichi conversari, quando la scansione tripartita delle tre età che troviamo così ben definita nella pittura rinascimentale -, Lorella Facchetti mostra la propria ricerca, che unisce un’indagine formale svolta nel passato e rinnovata da un tratto che rinvia, sotto il profilo del registro stilistico, alla contemporaneità. L’artista esplora incessantemente l’immagine femminile nella funzione di archetipo, sicchè i suoi personaggi, così apparentemente proiettati nel presente, leggiadramente moderni – al punto da configurare l’idea di una donna liberata da ogni vincolo che le impedisce d’essere consciamente e profondamente se stessa -, sembrano in realtà icone non inseribili in un periodo storico, modelle flessuose di un’atemporaneità che indossa gli abiti della cronaca. Sguardi abissalmente aperti sulla profondità degli interrogativi sull’esistenza, in perenne contemplazione del significato del mondo, del principio primo e supremo che fonda ogni cosa. Donne che, seppur immerse in un impenetrabile stato di raccoglimento, mantengono intatta la loro femminilità e, consce della propria identità, ammaliano lo spettatore. L’incessante ricerca di un punto di medietà tra presente e passato conduce la pittrice a dar vita a dee dai corpi longilinei, che si esibiscono in una danza sensuale e virtuosistica, rivestita di valori simbolici. Sono creature criptiche e sfuggenti, che non appartengono a nessuno se non a se stesse e abitano in un universo che si alimenta esclusivamente della linfa di una bellezza senza tempo”. (Maurizio Bernardelli Curuz, Stile Arte, XIII N. 119, 2008).


“La linea è nettissima, fino ad identificare un mondo di bellezze fluttuanti, quanto il segno di un’onda di morbida vitalità che plasma i corpi femminili, Lorella Facchetti giunge a dischiudere la natura di una Donna che non è salita sulle barricate parigine, che non ha sfilato con i pugni in tasca, che non avverte la necessità di scagliarsi in una dimensione altra – recuperando la nicchia che attiene al maschio – ma che trae dalle risorse della propria femminilità tutta la forza per esserci – e per esserci in una religiosa pienezza di sé – fino ad un’occupazione assoluta dello spazio. In questa rappresentazione simbolica della realtà – non priva di un filo d’ironia, giacché le figure femminili di Lorella Facchetti sembrano irraggiungibili dee, che popolano un mondo lunare -, l’artista crea corpi e ritratti che esaltano la natura femminile ponendosi alla ricerca di un eterno femminino, che esce rinnovato e sornione dai suoi dipinti. C’è una giocosità d’ascendenza Liberty, in queste giovani donne longilinee, dotate della flessuosità di giunchi, le quali, nonostante le complesse pose assunte, non lasciano trasparire alcuna azione muscolare, ma risultano sommosse da una sorta di bellezza vegetale tanto simile a quella delle ninfe che uscivano, durante i meriggi alcionii, dalle pagine del D’Annunzio più infuocato. Siamo certo nel luogo del mito. Rispetto alle prime opere, nei quali segno e disegno dominavano l’orizzonte della rappresentazione – a testimonianza di un percorso formativo nel quale non poco, evidentemente, ha contato lo studio dell’architettura – oggi l’artista giunge a soluzioni più ampiamente pittoriche, con una sempre maggiore fluidità
In dipinti nei quali la scansione curvilinea sicurezza impaginativa: le campiture cromatiche, stese a corpo di colore compatto, come quinte architettoniche, crescono e ben si fondono con il reticolo del disegno, in una occupazione armonica degli spazi. Ed è proprio un tratto, quello srotolato da Lorella Facchetti, che fa pensare alla morbidezza di un solfeggio, quindi alla ricerca di un ritmo interno, finalizzato ad una musicale occupazione dei compressi rettangoli che costituiscono la superficie del supporto. Al punto che gli arti delle sue modelle si snodano sotto, sopra e all’interno di righi di un pentagramma ideale, con modulazione e contrappunto di più vettori curvilinei. Da questa scelta d’impaginazione discende quel senso di musicalità degli ultimi dipinti che presto si trasforma in una morbida danza delle donne effigiate. Ora il confronto con la pittura del passato si fa più serrato. Pur senza giungere al colorismo, e confermando una predilezione che non coglie – anche a fronte di un registro figurativo – la scelta del realismo, Facchetti avanza sulla linea della ricerca della luce: dalla scelta di un assetto disegnativo che quasi si assestava in una ricercata bidimensionalità dei suoi soggetti, oggi la pittrice si rivolge a un registro chiaroscurale che ammorbidisce i tratti o rende più soffusa e diffusa l’aura di profumato mistero, suggerendo, con sempre maggior frequenza, la terza dimensione, quella della profondità, con richiami, in sottotraccia, alla pittura antica, filtrata attraverso un modulo del secondo Novecento. Crescono allora le marezzature dei panneggi; si moltiplicano i volti lambiti dal biancore di un lume che irrora aree candide; e la pelle di queste femmine divinizzate assume una morbidezza vellutata d’altro luogo e d’altro mese, come nei dipinti Lux o Introspezione. La ricerca della posa innaturale appartiene appunto al registro simbolico azionato dall’autrice. Le sue donne sono figure araldiche, appartengono a un tempo senza tempo e a un luogo senza luogo. S’alimentano esclusivamente della linfa di una bellezza dalla quale sono rese eterne. Si pensi, a questo proposito, a Figura in equilibrio, un lavoro svolto sulla torsione della modella inscritta in un rettangolo, che sembra rinviare, nella ricerca di un doppio profilo – il primo è quello del corpo, il secondo quello del volto, con due orientamenti contrapposti -, ai ritratti delle grandi regine egizie nei geroglifici, citazione peraltro sottolineata da un abito attillato, sommosso da triangoli e rettangoli in grado di suggerire i vestimenti preziosamente scagliosi delle semidee di quella civiltà. a per quanto, nella continuità il riferimento lontano sia proprio al modo arcaico delle grandi civiltà – e ricordiamo che Gauguin alla ricerca dei valori spirituali dell’arte antica aveva citato nei suoi dipinti, rinnovandone i volti con lineamenti delle donne dei mari del Sud, proprio le regine egizie – o della pittura seicentesca – si osservi, a questo proposito, Figura in blu -, Lorella Facchetti rivitalizza quella carne e la colloca in una dimensione atemporale, che risulta frutto della ricerca di un punto di medietà tra passato e presente. Tutto cambia, almeno all’apparenza, suggerisce la pittrice, ma lo scorrimento incessante del tempo lascia immutata l’idea arcana, il mistero dell’esistenza, che viene vissuto e interpretato dalle donne con la leggiadria di danzatrici rituali. Queste dolci traghettattrici dell'”amare in bellezza” conservano molte caratteristiche degli esseri angelicati, anche quando, giocando con una femminilità tigresca e felpata – come accade per esempio nel dipinto Introspezione -, i corpi flessuosi sono accesi da atteggiamenti di diva cinematografica del Novecento, e i fianchi ampi si connettono alla parte superiore del corpo con una linea che si rivela come un puro flutto marino”.
Maurizio Bernardelli Curuz “Stile Arte”, anno X N. 103 Novembre 2006 –


“Sicure di sè, decise, altere, fiere, coraggiose. Sono le donne di Lorella Facchetti, archetipi femminili, divinità che si rinnovano nella generazione contemporanea, silhouette che hanno trovato un proprio equilibrio, una rinnovata percezione della realtà. Una realtà granitica e dinamica ad un tempo. Il timido sguardo e la remissiva postura della tradizione iconografica del passato lasciano il posto a tratti decisi, linee marcate, un chiaroscuro che crea volume e un volume che, a sua volta, si fa portavoce di un’interiorità quanto mai profonda e complessa.
Si tratta di donne dimentiche di quei limiti finora imposti dalla società, ma che al contempo non perdono la loro umanità, rivelando dietro questa forza una delicatezza inaspettata, una sensibilità morbida e accesa.
L’aspetto psicologico e i moti dell’anima si rivelano i reali protagonisti delle opere dell’artista, sensazioni tradotte in realtà e concretate attraverso i bagliori, le scintille d’intelligenza pura che rompono con forza dagli sguardi taglienti e scrutatori delle giovani figure che abitano le tele, fino a diventare, idealmente, sciami di faville.
Lorella Facchetti ricerca programmaticamente questa linea di confine tra “dentro e fuori”, tra moti incontrollabili dello spirito e realtà tangibile. E non è un caso che dovendo riassumere in un concetto, in una parola un suo dipinto scelga titoli come “Introspezione” o “Lo sguardo”, E’ una pittura che fonde invisibile e materico; i corpi si rivelano gusci solidi e duri entro i quali la reale essenza della persona vive.
I colori sono pochi ed essenziali, netti, portatori di un profondo significato e di una sospensione divina, ieratica. L’artista predilige una campitura nella quale dominano i bianchi e i neri, sempre sapientemente dosati fra loro e, quasi si trattasse di una firma, inserisce infine una linea di colore – rosso, viola, giallo, pigmenti dal forte impatto visivo che contrastano fortemente con il bianco e il nero -: una scelta non solo stilistica ma anche strutturale, in quanto il quadro tende ad assumere, in funzione di essa, una volumetria, una spazialità, una profondità completamente nuove.
Il soggetto abita lo spazio,interagisce con esso poichè ne è parte integrante. I volumi si rivelano caratterizzanti, rendendo la composizione corposa, statuaria. Le “Tre figure” dipinte da Lorella Facchetti acquistano una candida tridimensionalità che si riannoda alla tradizione scultorea neoclassica che vedeva nelle tre Grazie un soggetto particolarmente inseguito. “Maternità” è invece un inno alla sacralità della vita, su una tela nella quale linee rette che racchiudono un corpo bianco come il marmo danno forma all’amore di una madre per il proprio figlio.
In quest’ottica, grande rilevanza acquisiscono gli aspetti anatomici: le curve che delimitano i personaggi risaltano con vigore, in una danza di elementi geometrici, come avviene in “Figura su linea gialla”, “Il vuoto”, “Profilo di donna”.
Che siano chinate, distese, in piedi o sedute, tutte le giovani donne di Lorella Facchetti, senza eccezioni, sono permeate di un’energia intensa che le allontana dalla staticità della posizione assunta, in favore di un dinamismo pronto a scattare. Che siano “appoggiate” di schiena a una linea rossa o sdraiate sopra una retta gialla, tutto in loro esprime movimento.
Gambe sollevate in posizioni ginniche, braccia indirizzate verso l’alto o allungate oltre il capo, mani tese a sostenere una parete invisibile, metafisica, dita intente a percorrere i lineamenti del volto, a toccare la fronte, a proteggere il corpo. In “figura in equilibrio”, il corpo è ritratto sottosopra, ripiegato su se stesso ma, nonostante la posizione innaturale, è latore di un’armonia innata.
Nelle opere di Lorella Facchetti il mondo femminile è analizzato con cura in ogni suo più piccolo aspetto poichè l’artista tende a rendere queste figure simulacri al di là del tempo, vere e proprie icone. Icone, come titolano alcune tele, cioè dotate di un significante oltre che di un significato, moderne rappresentazioni pittoriche di un concetto, idee cristallizzate e come tali in grado di andare al di là delle mode e dell’effimero, al di là del tempo, in grado di rasentare l’eternità”.
Maurizio Bernardelli Curuz, Stile Arte, 2010 Anno XV N. 132

 

 

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