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Ma che gelida manina, inferno e delizie nelle soffitte della bohème

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tassaert bambina

tassaert copertina 1

La vita dura, il dolore, il sesso, l’amore, i sogni del popolo delle soffitte parigine in cui vivevano miserabili e artisti furono oggetto di numerose opere d’arte, di un modo di vivere antiborghese e di una corrente anticonformista, contestatrice e maledetta, la Bohéme. Il termine deriva da Boemia, la regione dalla quale si riteneva giungesse il maggior numero di zingari, ma potrebbe essere stato originato da una doppia radice. Boemi era anche il termine con il quale, da secoli, a Parigi, si definivano gli studenti poveri e scapigliati che frequentavano la Sorbona, provenienti dalle regioni dell’est europeo.

Una vita zingaresca, alimentata da sogni intellettuali e artistici, resa dura anche da una reale scarsità di mezzi. Qualcosa di simile, in termini moderni, ai collettivi del 1968 o ai centri sociali della nostra contemporaneità. Le soffitte venivano scelte anche dai giovani di famiglie ricchissime, che in questo modo, contestavano il modello dei genitori e vivevano eperienze dure di condivisione, di utopia e d’amicizia. Ma vivere in quel modo, se poteva risultare interessante e pittoresco negli anni della prima giovinezza, poteva essere preludio a una maturità devastata. La vita degli studenti e degli intellettuali non differiva molto da quella dei miserabili con cui dividevano edifici o appartamenti fatiscenti, che accendevano, nel cuore di questi neoromantici, un desiderio di risarcimento sociale.
tassaert 1852

tassaert studio
Il pittore Octave Tassaert (Parigi 1800-1874) visse e morì di bohéme, descrivendola nei suoi lati realistico-patetici – con una pittura simile a quella che in Italia sarebbe stata praticata dagli Induno -: camere sporche e disadorne, giovani piangenti e vecchie madri, bambine abbandonate, studi di artisti, ma anche scenette di sesso o rapidi, straordinari bozzetti, come quello della giovane donna che ha un rapporto sessuale con tre uomini e che, si dice, volesse rappresentare, nella legge del contrappasso, la condanna infernale di una ragazza che aveva mostrato troppa indulgenza nei confronti dei piaceri venerei.

Tassaert 3

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Nato in una famiglia di origine fiamminga che aveva prodotto diverse diverse generazioni di artisti, Octave Tassaert fu educato da suo padre, Jean-Joseph-François Tassaert, e poi dal fratello maggiore, Paul , un mercante d’arte. Nel 1816, Octave aveva imparato l’arte dell’incisione con Alexis François Girard (1787-1870), quindi aveva studiato all’Ecole des Beaux-Arts di Parigi 1817-1825, sotto la direzione di Guillaume Guillon Lethière (1760-1832). Tassaert non ha mai avuto accesso al Prix de Rome.
Alla fine degli anni 1820 e all’inizio del 1830, l’artista dipinse scene storiche e alcuni ritratti, ma mantenersi se stesso, lavorò per case editrici come incisore e litografo. Il suo primo successo arrivò quando il Duca di Orléans acquistò una sua opera, La morte di Correggio, al Salon del 1834 (oggi al Museo Hermitage, San Pietroburgo). Ma l’artista – che era anche poeta – era travagliato da una profonda malinconia, da un grande dolore di vivere che lo portò, come rifiuto del mondo dell’arte, pieno di intrighi ed incapace, a suo giudizio, di riconoscere i veri talenti, a vendere in blocco tutte le sue opere e a smettere di dipingere. Questo significò un progressivo sprofondamento nei gironi della miseria e della dimenticanza. Tassaert iniziò a bere. E’ morì, probabilmente suicida, nel 1874,ucciso dall’ossido di carbonio di una stufa.

Tecnicamente molto dotato, l’artista non riuscì a superare certi stereotipi compositivi legati alle melodrammatiche scene di genere ottocentesche. A una cornice narrativa e teatrale ben definita dal luogo comune.

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