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Ma questo è Fellini? No. Da dove viene questa bella immagine?

Il regista Federico Fellini fu fortemente influenzato, sotto il profilo cromatico e nell’impaginazione visiva, dalle opere di Toulouse-Lautrec, in particolar modo dalle tavole realizzate dal pittore francese per la pubblicità. E sarebbe poco, pertanto, sottolineare l’evidenza maggiore ed esterna di questa autentica folgorazione nella citazione che Fellini fece di Tolouse-Lautrec nel proprio abbigliamento di scena, che è molto simile a quello con il quale il pittore ritrasse Aristide Bruant (Courtenay, 1851 – Parigi, 1925) un cantautore e cabarettista francese. Fellini sottolineò questa citazione con un proprio autoritratto di profilo, realizzato alla maniera di Toulouse Lautrec.

Federico Fellini, Autoritratto, disegno con rapido e pennarelli

Federico Fellini, Autoritratto, disegno con rapido e pennarelli

Nel manifesto del 1882 il cantante ritratto, con sintesi pubblicitaria, da Toulouse-Lautrec – era apparso con il cappello a larghe tese e con la sciarpa rossa, rilevato da un punto di vista che svela i tre quarti del volto. (Qui sotto)

a fellini aristide Aristide Bruant in his Cabaret painting by Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec, Manifesto di Aristide Bruant, 1883

 

Henri de Toulouse-Lautrec, Manifesto di Aristide Bruant, 1882

Henri de Toulouse-Lautrec, Manifesto di Aristide Bruant, 1882

Per sottolineare l’imponenza e l’importanza dell’uomo di spettacolo, Toulouse Lautrec lo rappresentò imponente, da un punto di vista particolarmente ribassato che consente all’abito e al torso di occupare tutto lo spazio inferiore del manifesto, citando, a sua volta i grandi busti dell’antica Roma. Nell’anno successivo, il pittore produsse un’opera meno dirompente, ma ben più raffinata. Aristide Bruant è di profilo, come i re e gli imperatori sulle monete.

Sciarpa e cappello sono invece un inno all’anticonformismo creativo dei bohemien. Fellini memorizzò profondamente quelle due opere di Toulouse-Lautrec, al quale si sentiva vicino per anticonformismo visionario. Il regista cita quei lontani, possenti ricordi visivi, nel personaggio barbuto del demonio gentile nella pubblicità della Campari, qui sotto, e nel richiamo tra rosso e nero, che si sovrappone alla necessità di esprimere il colore dell’aperitivo.

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