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Maddalena di Caravaggio, la luce scava di Grazia le carni della donna che amò Cristo


CARAVAGGIO, Maddalena in estasi, 1606, olio su tela, cm. 106,5 x 91, collezione privata

CARAVAGGIO, Maddalena in estasi, 1606, olio su tela, cm. 106,5 x 91, collezione privata

 

Luce tagliente. E l’oscurità che avvolge Maddalena. Il quadro di Caravaggio costituisce un incunabolo per quanto concerne la rappresentazione dell’estasi mistica. In passato, nella pittura del Cinquecento – e pensiamo, ad esempio a quanto Domenico Fetti abbia meditato sull’apertura della coscienza individuale all’accesso del divino -, la raffigurazione dell’irruzione di Dio nella vita dei mistici assumeva caratteristiche meno drammatiche, Caravaggio, invece, sulla linea che era stata di Tintoretto, approfondisce il rapporto tra luce ed ombra, richiamando l’attenzione attraverso una sospesa costruzione tragica.

 

Nel quadro egli lavora su una divisione dei due elementi conflittuali, il lume e l’oscurità, stendendo Maddalena su una linea obliqua, che taglia in due parti il rettangolo del dipinto, come il tratto di una bandiera bipartita, dominata da un lato bianco e dall’altro nero. Possono essere trovati precedenti, anche cinquecenteschi, nell’ambito della posizione in cui la modella viene collocata dall’artista. E in particolar modo può essere ipotizzato che questa postura sia collegata a quella della Danae – pensiamo all’eccelso esempio di Tiziano – sulla quale Zeus cade nella forma di una pioggia d’oro. Maddalena viene colpita dalla luce di Dio, che è qui, realisticamente, soltanto una potenziata luminosità naturale: si converte, si unisce misticamente a Cristo, con un abbandono che ricorda molto da vicino quello dell’eros carnale. Un fremito, una luce, una contrazione e un brivido, che troveremo rappresentati e intrisi dei nuovi raggi della gloria, proprio a partire da questi esempi caravaggeschi, nella sensuale Estasi di Santa Teresa d’Avila di Gian Lorenzo Bernini (Roma, Santa Maria della Vittoria).

“ Il corpo – scriveva Maurizio Marini, parlando di questo dipinto – sembra realmente ansimare nel raptus dell’estasi mistica: “amore langueo”, sembrerebbe sussurrare la donna, nel clima del consolante, sublime erotismo del biblico Cantico dei Cantici. La camicia, la cui struttura si avvale di sferzate luminose, stese con notevole apporto materico, si apre rivelando in gran parte la spalla sinistra e il seno, su cui s’inarca quasi ad accompagnare il volume, raggiungendo qui, il modellato, l’acme della sintesi struttura-materia peculiare del Caravaggio. (…) Le mani nella congiunzione spasmodica s’inturgidiscono e le dita affondano nella carne dei dorsi, ma il culmine di questa estesi ereticamente carnale è nel volto. La bocca, dalle labbra livide, si chiude con una voluttà desueta (finora) in un tema di estasi, lasciando trapelare la profilatura dei denti, mentre dall’occhio sinistro, ridotto ad una fessura di luce, cadono due iperrealistiche lacrime”.

CARAVAGGIO, Maddalena in estasi, 1606, particolare,  olio su tela, cm. 106,5 x 91, collezione privata

CARAVAGGIO, Maddalena in estasi, 1606, particolare, olio su tela, cm. 106,5 x 91, collezione privata

 

L’estasi della donna viene rappresentata da Caravaggio senza il ricorso ai simboli (attributi) che designano la persona de santo ( e ricordiamo, a questo proposito, che quasi tutte le figure cristiane erano dipinte con oggetti che rinviavano al martirio o ad una caratteristica precipua della loro santità: la ruota per Santa Catarina, la graticola per San Lorenzo, il vaso d’unguenti per Maddalena, ecc… Qui siano al cospetto di quella che appare una nuova, formidabile, icastica regia, in grado, soprattutto attraverso il gioco della luce, di potenziare gli effetti di verità dell’opera e, pertanto, di renderla spaventosamente vibrante. La rappresentazione degli attributi identificativi venne spesso omessa da Merisi – qui appaiono solo i capelli lunghi della Maddalena, che ne comunicano l’identità, senza appesantire il quadro – come un particolare accessorio che potrebbe disturbare la visione. “ Altro connotato tipico del Caravaggio – scriveva Marini – è l’essenzialità dell’immagine, cui mancano perfino gli attributi. Eccetto i capelli sciolti, l’atteggiamento è proprio delle figure sacre di questo pittore, che, quando può, sembra appunto disinteressarsi degli attributi canonici dei santi (nella Maddalena Pamphili gioielli e caraffa d’unguenti sono infatti aggiunti in un secondo momento; nel Battista, oggi alla Pinacoteca Capitolina è inserito solo il polivalente ariete; San Pietro nella Negazione, oggi a New York, non ha le chiavi ed è assente anche il gallo). Nella sua particolare accezione del tema, Caravaggio sembra tuttavia spiegare letteralmente il concetto centrale del misticismo. Solo attraverso la totale dedizione, l’univoca contemplazione di Dio, l’astrazione dalle vanità terrene, l’anima può assurgere alla diretta comunione con la Verità, travalicando l’intellettuale e il sensoriale”.

Nel corso dello studio del Fondo Peterzano – originariamente appartenente, in buona parte, al maestro di Michelangelo Merisi e alla sua scuola e oggi conservato al Castello Sforzesco di Milano -, Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli hanno individuato, tra i numerosi altri lavori grafici che sono poi ripresi dal grande artista nella maturità il disegno-prototipo dal quale Caravaggio ricavò il volto della Maddalena.

PER VEDERE IL DISEGNO E AFFRONTARE UN APPROFONDIMENTO CLICCARE SUL NOSTRO LINK INTERNO, QUI SOTTO

www.stilearte.it/il-prototipo-della-maddalena-di-caravaggio-tra-i-disegni-scoperti-da-curuz-e-conconi/

 

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