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Mantegna: La vita, le opere e le invenzioni del grande maestro veneto

Andrea Mantegna nasce a Isola di Carturo, Padova, nel 1431. Suo primo maestro è Francesco Squarcione ma, formando il suo stile pittorico in un ambiente ricchissimo di fermenti culturali, viene stimolato dalle ricerche di numerosi artisti toscani come Paolo Uccello, Filippino Lippi, Andrea del Castagno e dalle opere di Donatello realizzate durante il lungo soggiorno padovano dello scultore.

Perduti i dipinti giovanili, la prima opera certa di Andrea sono gli affreschi della Cappella Ovetari agli Eremitani a Padova, iniziati nel 1448 e completati nel 1457.

Nei successivi lavori, realizzati intorno agli anni cinquanta del Quattrocento, quali il Polittico di san Luca e la Pala di san Zeno, le sue scelte formali appaiono ben definite. Entusiasmato da una visione mitica dell’antichità, attraverso l’utilizzo di un impianto prospettico di tipo toscano e realizzando una pittura fortemente plastica, vuole evocare un mondo remoto e incorruttibile, popolato da un’umanità eroica.

Un autoritratto del Mantegna

Un autoritratto del Mantegna

A questo periodo risale pure il rapporto con il cognato Giovanni Bellini, riscontrabile in dipinti come l’Orazione nell’orto e la Presentazione al tempio. Mantegna è un esempio di quella tipologia di artista cortigiano che si sviluppa ampiamente nel Rinascimento: infatti nel 1460 si trasferisce a Mantova presso la corte dei Gonzaga dove rimane fino alla morte, nel 1506. Si allontana per due brevi viaggi in Toscana e per un soggiorno a Roma, ma le sue opere più importanti degli anni settanta e ottanta si trovano nella città lombarda: così la sua fama è legata in particolare alla decorazione della Camera picta o Camera degli sposi in Palazzo Ducale. Il pittore vi dipinge due scene di vita quotidiana del principe e trasforma la stanza in un padiglione sul mondo esterno creando sul soffitto una loggia aperta verso il cielo a cui conferisce una forte resa realistica grazie all’utilizzo di artifici illusionistici. Non rinuncia tuttavia a rievocare l’antico eroico attraverso le nove tele del Trionfo di Cesare, eseguite tra il 1480 e il 1495.

Agli ultimi anni di attività appartiene il drammatico e spettacolare Cristo morto e infine le due grandi tele per lo studiolo di Isabella d’Este che testimoniano la fatica dell’artista, ormai vecchio, nel conformarsi al nuovo ideale classico rappresentato da Giovanni Bellini. La gran fortuna di Mantegna presso i contemporanei deve invece essere attribuita alle incisioni di soggetto mitologico e religioso, poste oggi tra i capolavori della grafica del 1500.

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