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Camera degli Sposi, Mantova. Qui tutte le info e il nuovo percorso


Venerdì 3 aprile 2015 –  a due anni dal terremoto che danneggiò la torre nord-est del Castello di San Giorgio – è aperta definitivamente al pubblico il nuovo percorso museale del Castello, che include la visita all’illustre Camera degli Sposi, a conclusione dei lavori di consolidamento  strutturale e miglioramento sismico delle architetture della torre Nord-Est e dei locali attigui.

In questa occasione sarà presentato il nuovo allestimento degli ambienti del Castello che viene ulteriormente valorizzato  dall’esposizione di straordinari pezzi della collezione Romano Freddi, nota a livello internazionale,  frutto di un accordo dell’imprenditore con la Soprintendenza.

Si tratta di un patrimonio che concerne in gran  parte l’eredità delle collezioni gonzaghesche, costituito da dipinti, bronzetti, maioliche, armi, arredi e manufatti  che raccontano la poliedrica cultura della corte mantovana, magnificente anche negli aspetti più quotidiani  della vita di corte. Sono beni recuperati con grande caparbietà, durante tutta la sua esistenza, dal collezionista  mantovano, omogenei e pertinenti alle stanze del Castello che contribuiranno ad arricchire.

Dal 3 aprile al 31 agosto, questo evento sarà amplificato dalla esposizione di un’ulteriore selezione di opere  che, pur non essendo parte del comodato d’uso, sono prestate al Castello di San Giorgio e che con ceramiche  del Museo di Palazzo Ducale, vanno a costituire una mostra del collezionismo privato che dialoga con opere  presenti in Palazzo Ducale di Mantova.

APERTURE Complesso museale di Palazzo Ducale

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CORTE VECCHIA sezione museale: aperta
CASTELLO sezione museale: aprirà dal 3 aprile 2015
RUSTICA sezione museale: aprirà dal 2 settembre 2015
CORTE NUOVA sezione: museale chiusa per restauri

PALAZZO DUCALE

Orari di apertura
dal martedì alla domenica 8.15 – 19.15 (chiusura cassa ore 18.20)
chiuso il lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio

L’accesso alla Camera degli Sposi:
– è contingentato a un numero massimo di 1.500 ingressi al giorno
– è consentito a gruppi costituiti da 25 persone
– la permanenza all’interno della Camera è di 10 minuti

Informazioni e prenotazioni
+39 041 2411897 call center
da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 19.00
sabato dalle 9.00 alle 14.00. Chiuso nelle principali festività

Ingresso
Il nuovo percorso comporta l’adeguamento del biglietto d’ingresso secondo le seguenti modalità:
– euro 12,00 intero e euro 7,50 ridotto per la visita completa delle sezioni museali
di Corte Vecchia con l’Appartamento di Isabella d’Este e del Castello di San Giorgio comprendente
la mostra della collezione Freddi;
– euro 6,50 intero e euro 3,25 ridotto per la visita della Corte Vecchia e dell’Appartamento
di Isabella d’Este;
– prenotazione (consigliata ai singoli, obbligatoria per i gruppi)
per la visita della Camera degli Sposi euro 1 singoli, euro 10 gruppi scolastici, euro 20 gruppi;
– ai possessori della Mantova Musei Card sarà richiesto un biglietto aggiuntivo del valore
di euro 5,50 per accedere al percorso del Castello di San Giorgio inclusivo delle esposizioni
temporanee.


NUOVA SEZIONE MUSEALE DEL CASTELLO DI SAN GIORGIO
RIAPERTURA DELLA CAMERA DEGLI SPOSI

 La riapertura della Camera degli Sposi avviene dopo importanti lavori di adeguamento strutturale e antisismico  della torre Nord Est del Castello di San Giorgio, fortemente compromessa dal terremoto della primavera del  2012. Le competenze tecniche, ingegneristiche, architettoniche dell’Università IUAV di Venezia nella persona  di Paolo Faccio e della sua equipe, di Antonio Giovanni Mazzeri della Soprintendenza BAP di Brescia, di  Antonio Stevan in collaborazione con Giovanna Paolozzi Strozzi Soprintendente BSAE di Mantova, coadiuvata  da Stefano L’Occaso, Direttore della sezione museale del Castello di San Giorgio e da Fabrizio D’Amato,  responsabile dell’Ufficio tecnico, hanno permesso di ripensare al luogo dove Andrea Mantegna ha lasciato  il suo capolavoro, operando senza intaccare la storicità del maniero fatto costruire da Francesco I Gonzaga.  Oggi una salda cintura cinge la torre, capace di rispondere alle sollecitazioni sismiche, mantenendo l’assetto  strutturale dell’intera torre e degli ambienti attigui.

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Il ripristino e il riordino delle superfici affrescate pure interessate da distacchi e sollevamenti di colore in alcuni  punti, operati dalla ditta Arkè, restituisce la lettura delle pareti che esaltano la casata di Ludovico II Gonzaga  e di Barbara di Brandeburgo. Il laboratorio di restauro della Soprintendenza BSAE di Mantova ha tenuto  monitorate, per tutto il periodo dei lavori di consolidamento strutturale, le superfici dipinte della Camera per  evitare ogni possibile rischio alla loro conservazione. Lo stesso laboratorio si è occupato e si sta occupando,  in collaborazione con Stefano L’Occaso, dello spostamento della collezione Freddi presso gli ambienti del  Castello. L’ausilio per la sicurezza delle movimentazioni è stato fornito dal Comando dei Carabinieri di  Mantova in accordo con la Prefettura e la Questura.

Il percorso del visitatore si snoderà dalla scala elicoidale al corridoio che conduce alla “più bella Camara  del mondo” per entrare nelle stanze dei Soli e della Cappe, pure recuperate, dove è allestita la mostra della  collezione Romano Freddi con 100 opere di cui 85 concesse in comodato d’uso al Palazzo Ducale di Mantova.

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LA “COLLEZIONE ROMANO FREDDI” IN COMODATO AL PALAZZO DUCALE DI MANTOVA

Il collezionismo dell’imprenditore mantovano Romano Freddi è esemplare nella sua ispirazione alla grande  tradizione gonzaghesca e per l’impegno a favore del ritorno a Mantova di opere che ne erano uscite nei secoli  addietro. Molte delle opere esposte nel Castello di San Giorgio provengono infatti dalle raccolte dei Gonzaga  oppure avrebbero facilmente potuto farne parte.

Romano Freddi iniziò ad acquistare opere d’arte negli anni Settanta, ma solo a partire dal 1990 circa la  sua collezione ha assunto una propria forma e una struttura, grazie all’acquisizione di alcuni capolavori.  Oggi, egli mette la sua collezione a nostra disposizione, permettendoci di selezionare le opere più adatte  all’esposizione in Palazzo Ducale.

Sarebbe però limitativo incasellare gli interessi del collezionista considerandolo solo un nostalgico emulo del  passato gonzaghesco, poiché i suoi interessi spaziano dall’archeologia all’arte contemporanea, dal mobile  all’arazzo, dalla maiolica alla scultura lignea.

Negli ultimi quindici anni circa Romano Freddi ha iniziato a rivolgersi prevalentemente alle grandi case d’asta,  acquistando quindi non più da antiquari e collezionisti, ma nelle grandi vendite internazionali. In un caso e nell’altro  sovente le opere giungono a Mantova accompagnate da perizie, in qualche caso anche con firme illustri.

La collezione Freddi che giunge nel castello di San Giorgio è costituita da 85 opere d’arte, ma eccezionalmente  dal 3 aprile al 31 agosto 2015 l’allestimento sarà arricchito dall’esposizione di altri15 importanti pezzi cui si  affiancheranno ceramiche cinque-seicentesche del Palazzo Ducale.

Stefano L’Occaso, dal catalogo Electa (in preparazione)

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LA CAMERA DEGLI SPOSI

Capolavoro assoluto del rinascimento padano è la decorazione pittorica della Camera degli Sposi, cui il  pittore Andrea Mantegna attese, con una certa discontinuità, per circa nove anni. I dipinti della Camera  Picta (cioè “camera dipinta”, come era anticamente nota) costituiscono un prototipo esemplare di concezione  decorativa unitaria di un ambiente, in chiave ottica e prospettica; la miglior fruizione delle pitture si ha dal  centro della stanza.

Alla base è una zoccolatura dipinta a finto marmo, nella quale sono inanellati marmi policromi; su di essa si  impostano dei pilastri che scandiscono ritmicamente la camera e sui quali poggiano in alto i capitelli sospesi  che sostengono illusoriamente la volta.

Tra i pilastri sono sospese aste orizzontali, cui si agganciano dei tendaggi, chiusi su due lati della stanza ma  aperti sugli altri due, a mostrare quanto avviene al di fuori; le proporzioni quasi cubiche dell’ambiente risultano  così artificiosamente dilatate in modo teatrale. Come su un palco si muovono difatti, seppure con grande  naturalezza, i personaggi che animano le due composizioni figurate. Sulla parete nord è rappresentata tutta  la corte in modo piuttosto informale, sorpresa nel momento in cui un messaggero (sulla sinistra) consegna una  lettera a Ludovico, affiancato dalla moglie Barbara di Brandeburgo: a loro due la stanza è dedicata e per  questo è nota come Camera degli Sposi.

Dalla lettera Ludovico apprende che Francesco Sforza, signore di Milano per il quale prestava servizio come  comandante dell’esercito, è gravemente ammalato; il suo viaggio verso Milano è rappresentato sulla parete  ovest, e precisamente attraverso l’episodio dell’incontro, avvenuto a Bozzolo, con il figlio cardinale Francesco.

La  scena permise all’artista di creare un’altra galleria di ritratti, non solo di Casa Gonzaga; sulla destra è possibile  siano effigiati Cristiano di Danimarca e l’imperatore Federico III, con Federico Gonzaga al margine estremo. I  cavalli e i cani dipinti sulla sinistra erano pregiati animali di razza, vero status symbol, mentre sul fondo è un vasto  paesaggio nel quale è dipinta una veduta idealizzata di Roma e della classicità in genere. Nello strombo della  finestra è affrescata una scritta che indicherebbe nel 16 giugno 1465 la data di inizio dei lavori.

Questi andarono avanti a singhiozzo, non senza che il marchese lamentasse la lentezza del pittore, sino  al 1474, quando la decorazione fu conclusa; la data è riportata nella targa sorretta da putti sopra una  delle due porte di accesso alla camera. Sulla volta la decorazione continua con una serie di riferimenti al  mondo classico, non solo nel partito decorativo ma anche nelle rappresentazioni: nelle lunette sono dipinti  i miti di Ercole (lati sud e ovest), Arione (est) e Orfeo (nord), nei clipei sono otto busti a monocromo degli  imperatori romani.

Dirompente invenzione è il celebre oculo sulla volta; da una sorta di pozzo si intravede il cielo soprastante  mentre si affacciano varie figure che scrutano verso il basso. Tra le tante interpretazioni date a questa particolare  soluzione decorativa ne ricorderemo due: la citazione di un impluvium di casa romana (ripreso da Leon Battista  Alberti come “tempio solare”), o il simbolo dell’apertura, come trasparenza, della corte verso il popolo.

Stefano L’Occaso, Palazzo Ducale Mantova, guida. Electa 2011

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