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Moncalvo, Padre eterno in gloria. Analisi del restauro


di Gian Maria Casella
E’ stato affidato al mio laboratorio di restauro il recupero conservativo di una grande tela di inizio Seicento, dipinta dal Moncalvo, il cui ritrovamento quasi miracoloso rappresenta una di quelle vicende che arricchiscono o modificano le nostre conoscenze del patrimonio culturale.

Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Il Padre Eterno in gloria fra angeli

Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Il Padre Eterno in gloria fra angeli


Per ricostruire i fatti, bisogna fare una premessa e ricordare che il 17 marzo 1989 a Pavia si verificò il tragico crollo della Torre Civica addossata al Duomo, il quale, fino a quel momento, aveva ricevuto il sostegno proprio dalla massiccia torre. Il Duomo ha un cupolone a mattoni, terzo in Italia per diametro, sorretto per spinta da otto pilastri che, dopo il crollo, hanno dovuto sostenere un carico di 2200 (anziché 1700) tonnellate, rischiando a loro volta la rottura per compressione. Oltre a ciò, il tempio risultò gravemente lesionato al suo interno, e venne chiuso così da poter avviare subito i lavori di consolidamento e restauro. Contemporaneamente, anche i dipinti appesi nella chiesa furono rimossi e, fra questi, l’importante ciclo di diciassette grandi tele di diversi pittori dedicate a san Siro, patrono della città. La rimozione delle opere evidenziò il loro stato precario e l’urgenza del restauro: quindi il Ministero, grazie anche a generose sovvenzioni private, finanziò un impegnativo programma conservativo. Fu allora che venni chiamato a restaurare otto di quelle pregevoli tele, in due fasi distinte, la prima conclusa nel 1996 e la seconda nel 2003.

Durante le fasi di imballaggio degli ultimi quattro dipinti, che dovevano essere trasportati da Pavia nel mio studio di Brescia, il parroco del Duomo si ricordò di aver visto nel solaio della chiesa un grosso rullo, incartato con fogli di giornale, che avvolgeva una tela. Mi chiese allora di portare nel mio laboratorio anche tale misterioso reperto. Una volta a destinazione e srotolata la tela, alla curiosità iniziale seguì presto un’enorme sorpresa, perché mi resi subito conto che avevamo ritrovato un capolavoro, benché il degrado avesse ridotto l’opera in uno stato quasi irriconoscibile. Si trattava di un grande dipinto (317×417 cm), in origine collocato sulla porta d’entrata del Duomo, realizzato da Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625) e raffigurante Il Padre Eterno in gloria fra angeli. Da cinquant’anni esso era scomparso e si pensava fosse andato perduto, probabilmente rubato, tanto che era stata presentata una regolare denuncia. Avvisata la Soprintendenza di Milano della fortunatissima scoperta, venne organizzato un immediato sopralluogo di tutta l’équipe dirigente, poiché nessuno dei componenti aveva mai visto la tela dal vivo. In un’altra occasione, anche la soprintendente del Piemonte, Enrica Spantigati, e Giovanni Romano, massimo studioso del Moncalvo, esaminarono l’opera, ed espressero il parere che si trattasse del più importante dipinto dell’artista. Si decise così per un intervento urgente di restauro conservativo, finanziato dal Ministero e diretto da Mariolina Olivari. Guglielmo Caccia, pittore piemontese fra i più apprezzati, fu soprannominato “il Moncalvo” dal paese in cui prese fissa dimora dal 1593. Nella sua produzione giovanile si ritrovano influssi della scuola vercellese e, poi, di quella bolognese dei Carracci, dai quali mutua i colori delicati e trasparenti e la vivacità dello stile. Dopo il 1613 – quando, molto richiesto in Lombardia, lascia importanti opere a Pavia e a Milano – il suo stile si rinnova, raggiungendo quelle caratteristiche tutte personali che ritroviamo anche nel Padre Eterno in gloria: ricchezza cromatica, intensa luminosità ed una dolcezza di gesti e fisionomie che non lo abbandonerà mai. Il restauro, come detto, è cominciato con un intervento urgente, ed è poi continuato con una fase conservativa durante la quale è stato condotto un accurato controllo del fissaggio del colore e dello stato generale dal punto di vista della stabilità degli strati pittorici, intervenendo per consolidare le zone a rischio, anche minimo.

Gian Maria Casella

Gian Maria Casella

Assicurata la perfetta tenuta della pellicola cromatica, è stato risanato il supporto ed è stata eseguita la foderatura. In questa fase è stato affrontato il problema delle parti mancanti e dei molti tagli e buchi, che interessavano in modo grave la tela, anche perché le ampie lacune l’avevano, nel corso del tempo, deformata. Sono stati così preparati innesti di tela, simili per composizione e morfologia all’originale, che sono stati applicati dedicando particolare cura ai punti di giuntura. Ultimato il delicato e necessario risanamento del supporto, sono state rimosse tutte le ridipinture, i vecchi ritocchi, le vernici ossidate e le polveri consolidate. Sono stati poi stesi sulla superficie cromatica fogli di carta di riso (per proteggere il colore), ed è stata tensionata la tela, in vista della foderatura. Questa è stata realizzata con l’impiego di due tele (una di lino e canapa a tessitura fine, la seconda a trama medio-grossa), messe in opera con colla tradizionale. Nelle grandi lacune è stato quindi steso uno strato base di mastice, per colmare il fondo delle lacune stesse e garantire la tenuta della nuova tela. Il dipinto è stato poi montato su un nuovo telaio mobile in legno stagionato, tagliato e assemblato a fibre invertite anticurvatura, nonché impermeabilizzato ai siliconi. E’ stata infine eseguita una leggera verniciatura di protezione con vernice mastice sopraffina. Dopo un periodo di riposo, per garantire l’assestamento dei materiali si è dato corso al restauro cosiddetto “estetico”, cioè al trattamento delle lacune. E’ stata realizzata la stuccatura con mastice organico, addizionato con sostanze antimicotiche, e, dopo la rasatura delle stesse, è stata stesa una tempera con pennello finissimo per testurizzare la superficie e prepararla al ritocco pittorico. Quest’ultimo è stato condotto rispettando le direttive della Soprintendenza e utilizzando colori e vernice per il restauro reversibili a ossidazione immediata. L’intervento si è concluso con una verniciatura con mastice sopraffino. Una volta terminati i lavori di consolidamento del Duomo, il dipinto potrà tornare nella sua sede naturale. Il pubblico avrà così l’opportunità di riprendere un dialogo a lungo interrotto con questa splendida tela, salvata dalla distruzione a cui ormai sembrava destinata.

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