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Mostra | Egitto. Splendore millenario. Capolavori a Bologna

Egitto. Splendore millenario
Capolavori da Leiden a Bologna

Bologna, Museo Civico Archeologico
dal 16 ottobre 2015 al 17 luglio 2016

INFO E PRENOTAZIONI
T +39 051 0301043

BIGLIETTO
Intero € 13
ridotto € 11


 Stele di Aku XII-XIII dinastia (1976 – 1648 a.C.) Calcare con tracce di policromia Abido. Collezione Palagi, già Nizzoli Museo Civico Archeologico, Bologna, inv. EG 1911 Altezza: 64cm, larghezza: 41,5cm, spessore: 10cm Aku, ‘maggiordomo della divina offerta’, è il dedicante di questa stele a Min-Hor-nekhet, la forma del dio itifallico Min adorata ad Abido. La preghiera che Aku rivolge al dio ci racconta di una esistenza ultraterrena in un mondo concepito come tripartito: in cielo dove il defunto si trasfigura in stella, in terra dove la sepoltura è luogo fondamentale del passaggio dalla vita alla morte e in oltretomba dove il defunto è giustificato da Osiride ad una vita eterna

Stele di Aku
XII-XIII dinastia (1976 – 1648 a.C.)
Calcare con tracce di policromia
Abido. Collezione Palagi, già Nizzoli
Museo Civico Archeologico, Bologna, inv. EG 1911
Altezza: 64cm, larghezza: 41,5cm, spessore: 10cm
Aku, ‘maggiordomo della divina offerta’, è il dedicante di questa stele a Min-Hor-nekhet, la forma
del dio itifallico Min adorata ad Abido. La preghiera che Aku rivolge al dio ci racconta di una
esistenza ultraterrena in un mondo concepito come tripartito: in cielo dove il defunto si trasfigura
in stella, in terra dove la sepoltura è luogo fondamentale del passaggio dalla vita alla morte e in
oltretomba dove il defunto è giustificato da Osiride ad una vita eterna

Dal 16 ottobre 2015 al 17 luglio 2016 il Museo Civico Archeologico ospita Egitto. Splendore Millenario, l’esposizione prodotta da Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Archeologico e da Arthemisia Group e curata da Paola Giovetti, responsabile del Museo e Daniela Picchi, curatore della sezione egiziana.

Sotto le due torri rivive lo splendore di una civiltà millenaria e unica che da sempre affascina tutto il mondo: l’Egitto delle Piramidi, dei Faraoni, degli dei potenti e multiformi, ma anche l’Egitto delle scoperte sensazionali, dell’archeologia avvincente, del collezionismo più appassionato, dello studio più rigoroso.

Manico di specchio XVIII dinastia (1539 – 1292 a.C.) Legno e avorio Collezione Palagi Museo Civico Archeologico, Bologna, inv. EG 1859 Altezza: 14,5cm, larghezza: 3,4cm Il corpo aggraziato e sensuale di questa fanciulla, che tiene in mano un piccolo uccellino, serviva da manico per uno specchio di metallo, un oggetto da toilette molto ambito dalle signore egiziane facoltose. Era forse così, eternamente giovane, che la proprietaria dello specchio avrebbe desiderato scoprirsi ogni mattina, nell’utilizzarlo per la cura e la cosmesi del proprio corpo.

Manico di specchio
XVIII dinastia (1539 – 1292 a.C.)
Legno e avorio
Collezione Palagi
Museo Civico Archeologico, Bologna, inv. EG 1859
Altezza: 14,5cm, larghezza: 3,4cm
Il corpo aggraziato e sensuale di questa fanciulla, che tiene in mano un piccolo uccellino, serviva
da manico per uno specchio di metallo, un oggetto da toilette molto ambito dalle signore egiziane
facoltose. Era forse così, eternamente giovane, che la proprietaria dello specchio avrebbe
desiderato scoprirsi ogni mattina, nell’utilizzarlo per la cura e la cosmesi del proprio corpo.

La mostra Egitto, che apre al Museo Civico Archeologico di Bologna, non è solo  un’esposizione di fortissimo impatto visivo e scientifico, ma è anche un’operazione che non ha precedenti nel panorama internazionale: la collezione egiziana del Museo Nazionale di Antichità di Leiden in Olanda – una delle prime dieci al mondo – e quella di Bologna – tra le prime in Italia per numero, qualità e stato conservativo dei suoi oggetti, si uniranno integrandosi in un percorso espositivo di circa 1.700 metri quadrati di arte e storia.

Sono 500 i reperti, databili dal Periodo Predinastico all’Epoca Romana, che dall’Olanda giungeranno al museo bolognese.

E assieme ai capolavori di Leiden e Bologna, la mostra ospita importanti prestiti del Museo Egizio di Torino e del Museo Egizio di Firenze, all’insegna di un network che vede coinvolte le principali realtà museali italiane.

 Statue di Maya e Meryt XVIII dinastia, regni di Tutankhamon (1333 – 1323 a.C.) e Horemheb (1319 – 1292 a.C.) Calcare Collezione D’Anastasi Rijksmuseum van Ouheden, Leiden, inv. AST 1-3 5_1 statua di Maya (AST 01): altezza: 216cm, larghezza: 74cm, profondità: 108cm 5_2 statua di Meryt (AST 02): altezza: 190cm, larghezza: 62cm, profondità: 95cm 5_3 Statua della coppia (AST_03): altezza: 158cm, larghezza: 94cm, profondità: 120cm Le statue di Maya, Sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e di sua moglie Meryt, cantrice di Amon, arrivarono in Olanda nel 1828 con la collezione D’Anastasi. Solo molti anni dopo, nel 1986, una missione archeologica anglo-olandese ne individuò la tomba di provenienza a sud-est della piramide di Djoser a Saqqara. Queste statue, che rappresentano i massimi capolavori egiziani del Museo Nazionale di Antichità di Leiden, lasceranno per la prima volta il Museo olandese alla volta di Bologna.

Statue di Maya e Meryt
XVIII dinastia, regni di Tutankhamon (1333 – 1323 a.C.) e Horemheb (1319 – 1292 a.C.)
Calcare
Collezione D’Anastasi
Rijksmuseum van Ouheden, Leiden, inv. AST 1-3
5_1 statua di Maya (AST 01): altezza: 216cm, larghezza: 74cm, profondità: 108cm
5_2 statua di Meryt (AST 02): altezza: 190cm, larghezza: 62cm, profondità: 95cm
5_3 Statua della coppia (AST_03): altezza: 158cm, larghezza: 94cm, profondità: 120cm
Le statue di Maya, Sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e di sua moglie Meryt, cantrice
di Amon, arrivarono in Olanda nel 1828 con la collezione D’Anastasi. Solo molti anni dopo, nel
1986, una missione archeologica anglo-olandese ne individuò la tomba di provenienza a sud-est
della piramide di Djoser a Saqqara. Queste statue, che rappresentano i massimi capolavori
egiziani del Museo Nazionale di Antichità di Leiden, lasceranno per la prima volta il Museo
olandese alla volta di Bologna.

Per la prima volta sono eposti l’uno accanto all’altro i capolavori delle due collezioni, opere quali: la Stele di Aku (XII-XIII Dinastia, 1976-1648 a.C.), il “maggiordomo della divina offerta” la cui preghiera racconta l’esistenza ultraterrena del defunto in un mondo tripartito tra cielo, terra e oltretomba; gli ori attribuiti al generale Djehuty, che condusse vittoriose le truppe egiziane nel Vicino Oriente per il faraone Thutmose III (1479-1425 a.C.), il grande conquistatore; le statue di Maya, Sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e Meryt, cantrice di Amon, (XVIII dinastia, regni di Tutankhamon-Horemheb, 1333-1292 a.C.), massimi capolavori del Museo Nazionale di Antichità di Leiden, che lasceranno per la prima volta l’Olanda; e infine, tra i numerosi oggetti che testimoniano il raffinatissimo stile di vita degli Egiziani più facoltosi, un Manico di specchio (1292 a.C.) dalle sembianze di una eternamente giovane fanciulla che tiene un uccellino in mano.

Infine, per la prima volta dopo 200 anni dalla riscoperta a Saqqara della sua tomba, la mostra offre l’occasione unica e irripetibile di vedere ricongiunti i più importanti rilievi di Horemheb, comandante in capo dell’esercito egiziano al tempo di Tutankhamon e poi ultimo sovrano della XVIII dinastia, dal 1319 al 1292 a.C., che Leiden, Bologna e Firenze posseggono.

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