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Mostre Milano Expo 2015 –


expo

Le mostre in cartellone definiscono un racconto di ampio respiro che parte dall’arte antica e arriva fino alle espressioni del tempo presente. A disposizione dei visitatori di Expo: le opere e le esperienze dei più grandi artisti italiani che hanno fatto la storia dell’arte – Giotto, Leonardo e Medardo Rosso, ma anche Raffaello e Hayez –, le panoramiche sulle tendenze più innovative provenienti da ogni parte del mondo – Jing Shen, Growing roots e Don’t shoot the painter –, le eccellenze della nostra ricerca passata e presente – Food e Spinosaurus –, le tante possibili coniugazioni che i linguaggi dell’arte declinano sul tema dell’Esposizione: la nutrizione, la natura, l’incontro tra culture, il futuro della vita sul nostro Pianeta – La grande madre, Mondi a Milano, Africa. Come prenotare i biglietti ai musei di Milano.

Oltre alle mostre realizzate nelle sedi espositive del Comune (Palazzo Reale, PAC, Palazzo della Ragione) e negli spazi museali civici (Castello Sforzesco, Museo del Novecento, GAM,  Palazzo Morando, Palazzo Moriggia, Museo di Storia Naturale), il programma comprende anche le esposizioni che la Pinacoteca di Brera, la più importante istituzione artistica pubblica della città, dedica a due delle icone di Expo in città: il Bacio di Hayez e lo Sposalizio della Vergine di Raffaello.

Ecco il programma delle Grandi Mostre per Expo in città 2015, suddiviso per sedi espositive:

PALAZZO REALE

Growing roots

Dieci stanze per dieci artisti: una grande retrospettiva fa il punto sull’arte italiana degli ultimi quindici anni attraverso le opere dei dieci artisti vincitori del Premio Furla, dai suoi esordi a oggi. In mostra materie antiche, moderne e postmoderne tra pittura, scultura, installazione, video, performance e disegni.

5 marzo_12 aprile, a cura di Chiara Bertola, Giacinto Di Pietrantonio e Yuko Hasegawa

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza: Milano al centro dell’Europa

Attraverso una selezione di dipinti, sculture, miniature provenienti da importanti musei di tutto il mondo, la mostra analizza lo straordinario fiorire delle arti e delle manifatture nel periodo delle dinastie Viscontea e Sforzesca, tra Trecento e Quattrocento, anni di eccezionale crescita per il Ducato.

Arte lombarda dai Visconti agli Sforza
Palazzo Reale – Milano
12 marzo – 28 giugno 2015

ORARI
lun 14.30_19.30
mar, mer, ven, sab, dom 9.30_19.30
gio 9.30_22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

INFO E PRENOTAZIONI
T. +39 02 54914

BIGLIETTI

Il prezzo del biglietto comprende l’audioguida della mostra

Intero: € 12,00
Ridotto: € 10,00
Ridotto club Skira: € 9,00
Gruppi*: € 10,00
Scuole*: € 6,00
Famiglie: € 16,00 (1 adulto + 1 ragazzo di età inferiore a 14 anni)
* Per i gruppi e per le scuole, approfitta dello sconto promozionale valido fino al 15 Aprile, 2015

Apre al pubblico, la mostra “Arte lombarda dai Visconti agli Sforza”, che si ispira in modo programmatico, ma criticamente rivisto, alla grande esposizione dallo stesso titolo allestita nel 1958 nelle stesse sale di Palazzo Reale, risanate dopo i bombardamenti del 1943: un progetto che aveva allora costituito l’affermazione dell’identità culturale milanese e lombarda e della grandezza della sua tradizione artistica.

Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, coprodotta da Palazzo Reale e da Skira editore, Main Partner UniCredit, la mostra di oggi ripensa quel progetto nella chiave più pertinente e attuale: quella della centralità di Milano e della Lombardia, alle radici della cultura dell’Europa moderna.

La mostra è parte di Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagnerà la vita culturale della città durante il semestre dell’Esposizione Universale e prende in esame lo stesso periodo storico considerato dalla mostra del ’58, dunque i secoli dal primo Trecento al primo Cinquecento: tutta la signoria dei Visconti, poi degli Sforza, fino alla frattura costituita dall’arrivo dei Francesi. La vita di corte diventa la grande protagonista a Palazzo Reale, alla scoperta delle radici delle due famiglie che resero grande Milano.

Michelino da Besozzo (doc. 1388-1450), attr.: Madonna del roseto (Madonna of the Rose Garden). Verona, Museo di Castelvecchio

Michelino da Besozzo (doc. 1388-1450), attr.: Madonna del roseto (Madonna of the Rose Garden). Verona, Museo di Castelvecchio

Le circa duecentocinquanta opere in mostra sono state selezionate in modo da consentire al visitatore non solo di apprezzare la preziosità dei materiali e la bellezza dei singoli oggetti, ma anche di riconoscerne i legami formali e il linguaggio comune. La rassegna, che fa seguito alla mostra di Bramante a Brera e precede immediatamente la monumentale monografica dedicata Leonardo Da Vinci a Palazzo Reale, si inserisce in un percorso storico artistico fortemente voluto e sostenuto dal Comune di Milano, dalla Pinacoteca di Brera e da Skira editore, che ricostruisce quel periodo storico che fu una vera e propria “età dell’oro” milanese.

A più di cinquant’anni dall’esposizione di Palazzo Reale, questa nuova splendida mostra propone una rilettura della storia artistica lombarda, riconoscendo nelle aperture e nelle relazioni con gli altri territori una parte sostanziale della sua identità.

Il percorso della mostra si svolge attraverso una serie di tappe in ordine cronologico, che costituiscono altrettante sezioni e sottosezioni, che illustrano la progressione degli eventi e la densità della produzione artistica: pittura, scultura, oreficeria, miniatura, vetrate, con una vitalità figurativa che soddisfa le esigenze della civiltà cortese e conquista rinomanza internazionale al punto da divenire sigla d’eccellenza riconosciuta: l’“ouvraige de Lombardie”.

Dopo una breve sezione introduttiva che offre il contesto storico, presentando una galleria di ritratti delle due dinastie di grandi committenti, i decenni centrali del Trecento costituiscono la prima sezione espositiva, dedicata a illustrare come i Visconti abbiano impresso una svolta fondamentale alla cultura lombarda, dapprima importando a Milano e in Lombardia artisti “stranieri” – i toscani Giotto e Giovanni di Balduccio – poi aprendo cantieri nelle capitali del ducato, nelle città satelliti, nelle campagne, occupando gli spazi urbani e rinnovando quelli ecclesiastici; fondando biblioteche, come quella di Pavia.

Una seconda tappa è quella degli anni attorno al 1400, dove domina Gian Galeazzo Visconti, personaggio chiave del tardo gotico lombardo: sono gli anni del grande cantiere del Duomo di Milano. È stata in questo caso fondamentale la collaborazione con la Fabbrica del Duomo, che ha generosamente accettato di smontare dalle guglie ed esporre in mostra alcune statue della Cattedrale e alcune vetrate, altrimenti difficilmente visibili.

Nella terza sezione si passa al lungo regno di Filippo Maria Visconti, molto diverso da Gian Galeazzo, con una personalità nevrotica, non adatta a riunire una vita di corte di qualità. Comincia la crisi del ducato e molti artisti lasciano la Lombardia, disperdendosi. In questa sezione domina il linguaggio tardo-gotico con largo uso di materiali preziosi, ori, vestiti sfarzosi, con opere straordinarie.

Il capitolo successivo, la quarta sezione, mette a fuoco l’importanza capitale dello snodo figurativo che corrisponde alla fine dinastica dei Visconti e alla presa di potere di Francesco Sforza (gli anni intorno al 1450) fino a tutto il periodo di governo di Galeazzo Maria Sforza. Le iniziative di Francesco Sforza si collocano all’insegna della continuità con il passato, ma integrano anche nuove esperienze favorite dalla politica di alleanze sulle quali il duca poggia il proprio potere. Anche il progressivo spostamento della sede della corte da Pavia a Milano, destinata a diventare a breve l’unica capitale stabile del ducato, facilita l’avvento di nuove maestranze e nuove tendenze. È il periodo delle grandi botteghe che si spartiscono il lavoro delle grandi imprese decorative al Castello Sforzesco a Milano e a Pavia: Foppa, Bembo, Zanetto Bugatto, Bergognone.

Una quinta e ultima tappa è infine dedicata agli anni di Ludovico il Moro e alla spaccatura provocata dalla sua caduta e dall’arrivo dei Francesi: sono anni di cambiamenti radicali nell’urbanistica, nell’architettura e in generale nella produzione artistica grazie alla presenza a Milano di personalità eccezionali come Bramante, Leonardo e Bramantino. In questi anni, malgrado la crisi del sistema politico e la fragilità delle finanze dello Stato, le botteghe lavorano a pieno regime: Milano produce ed esporta meravigliosi prodotti di lusso come smalti, oreficerie, ricami eseguiti in gran parte sulla base di progetti elaborati da artisti di primo piano, secondo un procedimento che anticipa quello del moderno “design”. Stimolata dall’ambizione sfrenata del duca, la produzione artistica è sottesa da uno spirito di emulazione/concorrenza nei confronti delle altre corti padane, legate a quella sforzesca da stretti rapporti famigliari oltre che da interessi economici e politici comuni: la sezione prende in esame in modo particolare le relazioni con Ferrara, Bologna e con Mantova.

12 marzo_28 giugno, a cura di Mauro Natale e Serena Romano

Leonardo Da Vinci  Testa femminile con sguardo verso il basso, 1475 circa  matita nera o punta di piombo, pennello e inchiostro diluito, lumeggiature a biacca  280 x 200 mm  Firenze Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi - Soprintendenza Speciale per il  Polo Museale Fiorentino, inv. 428 E  © 2014. Foto Scala, Firenze - su concessione Ministero Beni e Attività Culturali

Leonardo Da Vinci
Testa femminile con sguardo verso il basso, 1475 circa
matita nera o punta di piombo, pennello e inchiostro diluito, lumeggiature a biacca
280 x 200 mm
Firenze Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi – Soprintendenza Speciale per il
Polo Museale Fiorentino, inv. 428 E
© 2014. Foto Scala, Firenze – su concessione Ministero Beni e Attività Culturali

Leonardo da Vinci 1452 – 1519
CLICCA QUI PER LA SCHEDA COMPLETA DELLA MOSTRA

La più grande esposizione dedicata a Leonardo mai ideata in Italia, una visione trasversale su tutta l’opera del genio poliedrico, artista e scienziato. In 12 sezioni il percorso espositivo presenta opere di Leonardo – dipinti, disegni e manoscritti – provenienti dai più prestigiosi musei italiani e internazionali. Una serie di approfondimenti coinvolgerà inoltre i luoghi di Leonardo, nel territorio urbano e lombardo.

15 aprile_19 luglio, a cura di Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio

 

 

 

 

 

 

 

Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino

Per la prima volta dopo 150 anni, i venti arazzi cinquecenteschi commissionati da Cosimo I De’ Medici ad Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati e realizzati per la Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio, tornano eccezionalmente ad essere esposti insieme in una mostra unica.

29 aprile_23 agosto, a cura di Louis Godart

Giotto, l'Italia. Da Assisi a Milano.jpg Giotto  Polittico Baroncelli, 1328 ca.  Tempera su tavola  Firenze, Basilica di Santa Croce  Proprietà Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno  Archivio fotografico dell'Opera di Santa Croce

Giotto, l’Italia. Da Assisi a Milano.jpg
Giotto
Polittico Baroncelli, 1328 ca.
Tempera su tavola
Firenze, Basilica di Santa Croce
Proprietà Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno
Archivio fotografico dell’Opera di Santa Croce

 

Giotto, l’Italia. Da Assisi a Milano

Un viaggio ideale sulle orme di Giotto nei primi decenni del Trecento attraverso l’esposizione di capolavori, per la prima volta esposti a Milano , che ripercorrono le tappe del lavoro del Maestro in Italia fino al suo arrivo nella città, dove realizzò la sua ultima creazione, Gloria del Mondo, oggi perduta. La mostra su Giotto a Milano analizza le tappe di quello che a tutti gli effetti si può considerare il padre della pittura moderna, seguendo l’evoluzione del suo linguaggio e della sua pittura che maturarono durante i soggiorni compiuti a Roma, Assisi, Bologna, Firenze, Rimini, Padova e, da ultima Milano. Qui Giotto giunse poco prima di morire, chiamato da Azzone Visconti per affrescare una parte del Palazzo Ducale con una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, purtroppo perduti.

2 settembre 2015_10 gennaio 2016, a cura di Pietro Petraroia, Serena Romano

PER LA SCHEDA DEDICATA ALLA MOSTRA DI GIOTTO CLICCARE SUL NOSTRO LINK

www.stilearte.it/giotto-a-milano/

Natura – Mito e paesaggio nel mondo antico

Attraverso una selezione di capolavori del mondo antico, la mostra presenta un ampio percorso nella produzione figurata ispirata alla natura, al paesaggio e all’azione dell’uomo sull’ambiente. Vasi dipinti, terrecotte votive, affreschi, oggetti di lusso come argenterie e monili aurei, ispirano le figurazioni della fauna e della flora, rappresentano il mondo del mare e delle coste, quello delle foreste e riproducono splendidi paesaggi.

22 luglio 2015_10 gennaio 2016, a cura di Gemma Sena Chiesa, Angela Pontrandolfo

La grande madre

La mostra analizza l’iconografia e la rappresentazione della maternità nell’arte del Novecento, dalle Avanguardie fino ad oggi, con opere di oltre 80 artisti internazionali. Dalle veneri paleolitiche alle “cattive ragazze” del post-femminismo, passando per la tradizione millenaria della pittura religiosa, la storia dell’arte e della cultura hanno spesso posto al proprio centro la figura della madre, simbolo della creatività e metafora della definizione stessa di arte.

25 agosto_15 novembre, a cura di Massimiliano Gioni

 

 


MUSEO DELLE CULTURE

Mondi a Milano

Il Museo delle Culture inaugura i suoi spazi con una  mostra dedicata al dialogo tra Milano e i tanti “mondi lontani” – dall’Africa all’Oriente – apparsi  sulla scena della città attraverso le grandi esposizioni. Opere d’arte, oggetti di design, architetture, documenti e arredi testimoniano il fascino dell’esotismo e l’ansia di modernità.

26 marzo_19 luglio, comitato scientifico: Fulvio Irace, Anna Mazzanti, Mariagrazia Messina, Antonello Negri, Carolina Orsini, Marina Pugliese e Ornella Selvafolta

Africa

Con oltre 200 pezzi esposti, la mostra racconta l’arte africana dal Medioevo ad oggi, muovendosi su due livelli d’interpretazione: da un lato esponendo alcuni celebri e monumentali capolavori selezionati in base al gusto occidentale, dall’altra proponendo le opere più vicine alla tradizione e alla sensibilità africane.

26 marzo_30 agosto, a cura di Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi

 

 


CASTELLO SFORZESCO

Georges Rouault. La grafica

La più completa retrospettiva dedicata al lavoro grafico di Georges Rouault (1871 – 1958), pittore, incisore e fotografo francese interprete di un drammatico esistenzialismo. In mostra oltre 160 opere provenienti da una collezione privata milanese che testimoniano gli elementi fondamentali della sua poetica.

Marzo_maggio, a cura di Paolo Bellini

D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici

Attraverso alcuni disegni originali di Michelangelo, realizzati per Tommaso Cavalieri e Vittoria Colonna, la mostra racconta il successo senza tempo di alcuni soggetti, ripresi nell’interpretazione di altri Maestri in diversi linguaggi e tecniche artistiche: disegni, ma anche incisioni, dipinti, cristalli, maioliche e smalti.

16 settembre _10 gennaio 2016, a cura di Alessandro Rovetta, Alessia Alberti, Claudio Salsi

 

 


PAC – PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA

David Bailey

Una storica mostra sul lavoro di David Bailey, uno dei fotografi più illustri al mondo, che ha dato un contributo eccezionale alle arti visive, creando ritratti fantasiosi e sempre stimolanti di soggetti e gruppi, catturati nel corso degli ultimi cinque decenni: molti di loro famosi, alcuni sconosciuti, tutti coinvolgenti e memorabili. Oltre ad includere nuovi lavori, la mostra conterrà una grande varietà di fotografie di Bailey, frutto di una carriera che ha attraversato più di mezzo secolo.

Marzo_giugno, a cura dell’artista

JING SHEN. New painting from China

Jing Shen (精神) ovvero “forza interiore”, ma anche “consapevolezza dell’atto”: il momento che trasforma la preparazione di una vita in un gesto artistico perfetto. Quadri, installazioni, performance, rituali, sculture e video analizzano la specificità del gesto pittorico nella cultura cinese e le tensioni tra tradizione e arte internazionale, dando vita a un nuovo canone di comprensione dell’arte contemporanea in Cina.

Luglio_settembre, a cura del Comitato Scientifico del PAC

Super Superstudio

La prima retrospettiva in Italia dedicata al Superstudio (1966-1978), il gruppo italiano di architettura radicale che ha influenzato il modo di progettare in tutto il mondo, ispirando il lavoro di grandi nomi come Zaha Hadid, Rem Koolhaas e Bernard Tschumi. In mostra i loro progetti più importanti, i pezzi di design più iconici, installazioni e film, insieme a opere di artisti contemporanei che hanno rielaborato pratiche e attitudine del collettivo fiorentino.

Ottobre 2015_gennaio 2016, a cura di Andreas Angelidakis, Vittorio Pizzigoni e Valter Scelsi

 

 


MUSEO DEL NOVECENTO

Il museo ideale: capolavori dai musei italiani del XX secolo e dalla collezione Acacia

Capolavori provenienti dai maggiori musei di arte italiana del XX Secolo e dieci opere d’arte contemporanea donate dalla Associazione Collezionisti di Arte Contemporanea Acacia arricchiranno la già straordinaria collezione del Museo, ripercorrendo il periodo artistico dalle Avanguardie ai giorni nostri.

14 maggio_15 settembre, a cura del Comitato scientifico Museo del Novecento

 

 


GAM – Galleria d’Arte Moderna

Medardo Rosso Bambino malato, 1903-1904  GAM Milano  © Saporetti Immagini d’Arte

Medardo Rosso
Bambino malato, 1903-1904
GAM Milano
© Saporetti Immagini d’Arte

 

 

Medardo Rosso. La luce e la materia

Milano presenta uno dei protagonisti della scultura internazionale vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento. Italiano di nascita ma cosmopolita per vocazione, Rosso ha trasformato il modo di fare scultura attraverso nuove tecniche e materiali: un percorso che la GAM presenta con una selezione di 30 capolavori tra gessi, cere e fotografie.

18 febbraio_30 maggio, a cura di Paola Zatti in collaborazione con il Museo Rosso Barzio

 

LUCIANO CARAMEL SPIEGA L’ARTE DI MEDARDO ROSSO. LEGGI L’INTERVISTA, CLICCANDO QUI SOTTO

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QUANTO VALGONO LE QUOTAZIONI DELLE OPERE DI MEDARDO ROSSO? QUI GRATIS LE QUOTAZIONI, CLICCANDO SUL LINK SOTTO
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Don’t shoot the painter. Dipinti dalla UBS Art Collection

Una grande mostra che ripercorre dagli anni Sessanta a oggi selezionati i capolavori della UBS Art Collection, visibili per la prima volta al pubblico italiano nelle splendide sale della GAM.

17 giugno – 4 ottobre, a cura di Francesco Bonami

 

 


PALAZZO MORANDO

BRASSAÏ, pour l’amour de Paris

La storia di una passione che ha unito per più di cinquant’anni lo scrittore, fotografo e cineasta Gyula Halász, in arte  Brassaï (1899 – 1984) alla capitale parigina durante gli anni “folli” di Montparnasse, raccontata attraverso le foto originali e affiancata da una rassegna cinematografica all’Institut Français di Milano.

Marzo – luglio, a cura di Agnés de Gouvion Saint Cyr

Per l’anagrafe era Gyula Halász, nato a Brassov, un tempo Ungheria, oggi Romania, il 9 settembre 1899. Ma il mondo l’avrebbe conosciuto come Brassaï -cioè abitante di Brassov – grande fotografo, cantore della malinconia notturna di Parigi, intellettuale, poeta, scrittore, scultore e cineasta. Figlio di un professore che aveva insegnato alla Sorbona, Gyula era comunque cresciuto in Ungheria, da dove era partito, venticinquenne, alla volta della capitale francese. Per apprendere la lingua,  il giovane aveva scelto la strada impervia e raffinata della lettura di Proust.

Quindi aveva cominciato a frequentare i ritrovi artistici di Montparnasse e aveva trovato lavoro come giornalista, conoscendo Henry Miller che, in quel periodo, risiedeva in Francia e che avrebbe fatto confluire i fatti e le atmosfere di quegli anni e di quei luoghi in “Tropico del cancro”.   Brassaï aveva poi imboccato più decisamente la strada della fotografia. mettendo a frutto l’esperienza maturata presso un altro grande fotografo, il connazionale André Kertész. Egli scrisse che si sarebbe rivolto alla fotografia “al fine di catturare la bellezza di strade e giardini sotto la pioggia e la nebbia, e di fermare gli istanti della Parigi notturna”. Le immagini sarebbero confluite, nel 1933, nel libro  libro intitolato Paris de nuit (Parigi di notte), che riscosse un grande successo, lavoro per il quale fu ufficialmente riconosciuto -lo scrisse lo stesso Miller – come “l’occhio di Parigi”.  Morì nel luglio 1984.

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NEL FILMATO UN VIAGGIO TRA LE OPERE DI Brassaï

GRATIS I RISULTATI D’ASTA, LE QUOTAZIONI, LE STIME DI BASE, I RECORD DELLE OPERE SEMPRE AGGIORNATI DI Brassaï CON FOTOGRAFIE E SCHEDE.DUE LE FONTI DI RILEVAMENTO. PER AVERE UN QUADRO COMPLETO CLICCATE UN LINK, POI L’ALTRO.

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PALAZZO MORIGGIA

Dal pane nero al pane bianco / 70° anniversario della Liberazione

È dedicata al tema “La Resistenza alla guerra e alla fame” la mostra proposta dall’Anpi provinciale di Milano per il 70° anniversario della Liberazione. L’esposizione ricostruisce il quadro dell’alimentazione negli anni fra il 1935 e il 1945 in parallelo con le vicende relative alla caduta del fascismo e alla Resistenza.

22 aprile_28 giugno 2015, a cura di Roberta Cairoli e Debora Migliucci

 

 


PALAZZO DELLA RAGIONE

Italia inside out

L’Italia è sempre stata una delle destinazioni preferite dai fotografi, la cui ricerca si è concentrata sulla bellezze, sul modo di vivere del nostro Paese, sui drammi e le particolarità della nostra storia e dei personaggi che l’hanno tracciata. La mostra esplora questo bagaglio prezioso di immagini, esperienze e visioni in due momenti, attraverso il lavoro di fotografi italiani prima e internazionali poi.

Marzo_settembre, a cura di Giovanna Calvenzi

Edward Burtynsky Watermark

Fotografo canadese di fama internazionale, Burtynsky sviluppa una personalissima indagine del rapporto fra natura e industria prendendo spunto dai luoghi della sua città natale in Ontario e dagli impianti della General Motors. Il progetto Watermark documenta la portata e l’impatto della produzione e del consumo delle risorse idriche nel mondo, mirando a stimolare una riflessione intorno all’importanza e alla centralità dell’acqua per l’uomo e per la terra.

Ottobre_dicembre, a cura di Enrica Viganò

 

 


MUSEO DI STORIA NATURALE DI MILANO

FOOD | La scienza dai semi al piatto

Una grande mostra interattiva che indaga il mondo del cibo con alto profilo scientifico e con una forte componente ludico-gastronomica in grado di affascinare i visitatori di tutte le età. La mostra analizza i singoli elementi che arrivano ogni giorno nei nostri piatti svelandone tutti i segreti: dall’origine al piatto finito.

FOOD | la scienza dai semi al piatto
Museo di Storia Naturale – Milano
28 novembre 2014 – 28 giugno 2015

Orari
lunedì  9.30 – 13.30
martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30 – 19.30
giovedì 9.30 – 22.30
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura

Ingresso  
€ 12,00 INGRESSO SINGOLO INTERO
€ 10,00 INGRESSO SINGOLO RIDOTTO
Il biglietto è comprensivo di ingresso al Museo di Storia Naturale

Informazioni e prenotazioni
tel. 02 54915

Fino al 28 giugno 2015, il Museo di Storia Naturale ospita “FOOD | la scienza dai semi al piatto”, la grande mostra che indaga il mondo del cibo scientificamente ma, al tempo stesso, con una forte componente ludico-gastronomica studiata per stupire e i visitatori di tutte le età.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Museo di Storia Naturale Milano, Codice. Idee per la cultura, 24 ORE Cultura- Gruppo 24 ORE  e con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, la mostra allestita nelle sale del Museo di Storia Naturale Milano rappresenta il più importante evento di divulgazione scientifica promosso dal Comune di Milano sul tema chiave di EXPO 2015. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e costituisce una delle più importanti iniziative del programma di “Expo in Città”, il palinsesto promosso e coordinato dal Comune di Milano insieme a Camera di Commercio per accompagnare la vita della città durante il semestre dell’Esposizione Universale.

Food è la mostra ideale per anticipare, cinque mesi prima del suo avvio, i temi dell’Esposizione Universale che Milano ospiterà da maggio a ottobre 2015 – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un modo per entrare nel mondo del cibo, delle sue origini, delle sue forme, delle sue ragioni, delle sue frontiere; e per creare fin d’ora quel clima di attenzione e interesse, ma anche di festa e divertimento, in cui Expo 2015 a breve ci trascinerà tutti, milanesi e visitatori. Una mostra che si avvale di un apparato scientifico-divulgativo di grande autorevolezza ma al tempo stesso stupisce, appassiona, diverte: un approccio dedicato a tutta la famiglia e pensato tanto per gli adulti che per i ragazzi, con esperimenti di fisica e laboratori per i bambini, che ben rappresenta la scelta di politica culturale che negli ultimi anni sta sempre più orientando l’attività del Museo di Storia Naturale che la ospita”.

Frullatore sezionato, Courtesy Modernist Cuisine LLC

Frullatore sezionato, Courtesy Modernist Cuisine LLC

Il progetto scientifico di FOOD | la scienza dai semi al piatto è curato dal chimico Dario Bressanini, docente presso L’Università dell’Insubria, divulgatore scientifico e collaboratore di varie testate giornalistiche dedicate all’esplorazione scientifica del cibo e della gastronomia.
Adottando lo stesso approccio divulgativo, la mostra affronta il complesso tema del cibo con metodologia scientifica: i singoli elementi che arrivano ogni giorno nei nostri piatti vengono “sezionati” negli elementi principali e poi analizzati nel dettaglio.
Un percorso che si snoda tra scenografiche immagini al microscopio, video didattici e giochi interattivi, accompagnando il visitatore in un viaggio che, partendo dal seme, dove tutto inizia, arriverà fin dentro al piatto finito.

Le quattro sezioni in cui è suddiviso il percorso di mostra sono dedicate a:
1. Tutto nasce dai semi
2. Il viaggio e l’evoluzione degli alimenti
3. La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene
4. I sensi. Non solo gusto

Il visitatore avrà così modo di scoprire per esempio, attraverso l’esposizione di semi, alcuni dei quali escono per la prima volta dalle più importanti banche dei semi italiane, che cos’è realmente la biodiversità, quali sono i cambiamenti in corso e quali azioni sono state messe in campo per preservarla. Oppure di capire che il grano che utilizziamo oggi è frutto di un’infinità di modifiche genetiche avvenute nel corso dei secoli, o ancora che l’olio di arachidi è uno dei più adatti per friggere, che cosa accade chimicamente e fisicamente quando prepariamo un gelato o una maionese, a quale temperatura è meglio cuocere una bistecca o più semplicemente il metodo corretto per preparare un buon caffè con la moka, il tutto spiegato scientificamente attraverso i meccanismi affascinanti della chimica e della fisica.

Uovo che frigge, Courtesy Modernist Cuisine LLC

Uovo che frigge, Courtesy Modernist Cuisine LLC

Ampio spazio sarà dedicato alla cucina, alla comprensione del funzionamento degli elettrodomestici e di macchinari per la lavorazione degli alimenti, come la risatrice, il tostino per caffè, la temperatrice per la produzione del cacao, alle ricette di diverse epoche storiche, messe a confronto per capire il diverso approccio al cibo nel corso dei secoli e infine agli errori più comuni che si compiono in cucina e al modo migliore per evitarli. Lungo il percorso della mostra il visitatore troverà poi una serie di pannelli che spiegheranno in modo semplice e sintetico come muoversi praticamente in cucina: da come conservare gli alimenti in frigorifero a come preparare la maionese perfetta.

La mostra si concluderà con una sezione dedicata ai sensi, dove originali exhibit interattivi ci condurranno a scoprire come essi possono influire sulla percezione del gusto.

FOOD | la scienza dai semi al piatto è una mostra adatta a ogni tipo di pubblico: i bambini e i ragazzi potranno imparare dagli exhibit interattivi; gli studenti troveranno esposte le informazioni scientifiche più aggiornate; gli insegnanti avranno accesso a chiavi di lettura inaspettate e intrecci interdisciplinari; i curiosi e gli appassionati di cucina potranno approfondire le proprie conoscenze e scoprire trucchi “scientifici” da utilizzare poi nella cucina di casa.

28 novembre 2014_28 giugno 2015, a cura di Dario Bressanini e Beatrice Mautino

scheletro di Spinosaurus Foto di S. Maganuco

scheletro di Spinosaurus
Foto di S. Maganuco

 

Spinosaurus: il gigante perduto del Cretaceo  

La mostra illustra la recente scoperta dello scheletro di Spinosauro, il più grande dinosauro predatore mai esistito nonché il primo dinosauro semi-acquatico che si conosca, raccontando  gli studi condotti per ricomporne lo scheletro fossile, oltre 15 metri, e l’antico ambiente in cui viveva.

Giugno_dicembre, a cura di Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco

 

 

 


ACQUARIO CIVICO

Leonardo e l’acqua

Attraverso disegni e stampe antichi si ricostruisce l’avvincente narrazione degli studi e dei progetti di Leonardo da Vinci sull’acqua, nei sui aspetti fisici e dinamici. Una mostra che racconta come il genio eclettico di Leonardo fu sempre affascinato da questo elemento, come artista, scienziato e ingegnere.

Maggio_ottobre, a cura di Claudio Calì e Rita Capurro

 

 


PINACOTECA DI BRERA

Francesco Hayez  Il Bacio, Pinacoteca di Brera  Concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Francesco Hayez
Il Bacio, Pinacoteca di Brera
Concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

 

Il bacio di Francesco Hayez. Il bel Paese tra unità, gioventù e amore

Una delle icone di Expo in città, il celebre dipinto diventa l’oggetto di un prodotto multimediale che propone la lettura iconografica, la genesi e il significato dell’opera entro il contesto storico, culturale e figurativo del secondo Ottocento milanese, nonché la sua fortuna critica.

4 agosto_27 settembre, a cura di Sandrina Bandera, Fernando Mazzocca, Isabella Marelli e Cecilia Ghibaudi

 

SAI QUANTO VALE IL BACIO DI HAYEZ?

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Dolce e possente, attraversato da un fremito che, nell’unione di quelle labbra, fa sussultare e cementa un’intera nazione, il Bacio di Hayez, nelle sue quattro redazioni, è divenuto, fin dai giorni in cui fu esposto, l’icona di un’Italia giovane, sensuale, sentimentale e ribelle. Una ribellione che trae fuoco dall’amore, come nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo dal quale emerge una netta coincidenza tra idea patriottica e sentimento privato.

Francesco Hayez, Il Bacio. E’ la prima versione del dipinto, oggi alla Pinacoteca di Brera

Francesco Hayez, Il Bacio. E’ la prima versione del dipinto, oggi alla Pinacoteca di Brera

Hayez, magistralmente, sintetizza fermenti, idee, suggestioni del proprio tempo nell’unione amorosa delle due figure. Attinge agli straordinari umori ribollenti d’inizio secolo – di cui il goethiano romanzo di Foscolo è uno degli incunaboli -, trasfonde alla tela sensazioni e dolori musicali delle canzoni patriottiche, esalta l’impegno politico-militare che non nega l’amore, ma ne rappresenta una sorta d’estensione ideale, vivificato da quello stato di perenne, febbrile eccitazione che caratterizza le generazioni delle guerre d’indipendenza.

E qui sta la novità, rispetto al passato che imponeva la scelta dicotomica tra le dolcezze di Afrodite e i rigori della virtù-impegno, come avviene ne Il sogno del cavaliere di Raffaello, rappresentazione di un bell’addormentato che sogna i due valori contrapposti, incarnati da altrettante donne connotate allegoricamente. Invece, nella temperie romantica, l’amor di patria trova perfetta equivalenza nell’amore per la propria donna. La pelle di lei è la pelle dell’Italia intera. Il suo corpo è nazione. La sua bocca è il punto dell’Unione. Non c’è allora separazione, non c’è contrasto tra donna e patria, anche perché, nel Risorgimento, il ruolo femminile fu fondamentale.

La terza versione del Bacio

La terza versione del Bacio

Nella sua semplicità iconica e nell’apparente realismo che parrebbe collocare il quadro sul piano della cronaca, il Bacio irradia in realtà messaggi multiformi, proprio come un faro che lancia nell’aria un’ampia sequenza cromatica che affida a ogni lama di colore un significato diverso. Se il dipinto pare riferirsi semplicemente, nella sua superficie evidente, a una situazione che può essere definita nei termini dell’addio del volontario – riecheggiando parole e note della celeberrima canzone di Bosi, composta nel 1848 -, in realtà si rivela fonte di più complesse emanazioni semantiche.

La società del periodo risorgimentale aveva importato dalle velate modalità di comunicazione delle società segrete, allegorie sottili o schemi di comunicazione con significanti ambigui e significati sottesi, attraverso i quali provvedeva alla diffusione, al riverbero e al riflesso quasi subliminale dell’idea dell’Italia unita, e ciò dai melodrammi verdiani ai dipinti riferiti al glorioso passato italiano, dalle vignette all’abbigliamento. Una forma di propaganda che giocava in termini ambigui, rispetto ai controlli delle autorità.

Le formule espressive risultavano in molti casi opache ma evidenti, in un gioco di giovanile scherno nei confronti di coloro che predisponevano i controlli e che non avrebbero potuto svolgere interventi di censura relativamente al recupero di un patrimonio culturale del passato o di minuzie, senza cadere fragorosamente in una situazione comico-grottesca.

Questo sviluppo dell’allegoria, anche cromatica – che coinvolse il mondo femminile, a più livelli, a partire dalle citazioni compiute attraverso gli accostamenti dei colori degli abiti -, favorì un’opera di propaganda capillare che rese i nostri antenati particolarmente attenti ai significati sottesi.

La quarta versione del Bacio

La quarta versione del Bacio

Lo spettatore dell’epoca poteva evidentemente cogliere con rapidità i messaggi che Hayez diffuse mediante le diverse redazioni del Bacio, che diveniva un nodo di significati con cui si celebravano l’intenso, passionale amore per la patria, la forza indomita dell’ardore giovanile, il rapporto amore-morte, ancorato alla poetica romantica. Né poteva sfuggire, ai critici del tempo, il nucleo sensualmente erotico dell’opera.

Scriveva Dall’Ongaro: “Esca da quel bacio affettuoso una generazione robusta, sincera, che pigli la vita com’ella viene, e la fecondi con l’amore del bello e del vero”. Ma non solo. Attraverso i mutamenti dei colori degli abiti

– nelle varie versioni del Bacio – Hayez comunicava ai propri consci spettatori il cambiamento del posizionamento politico dell’Italia, dall’alleanza franco-piemontese, all’autonomia bellica della spedizione dei Mille.

Il Bacio prende avvio da un dipinto che l’artista aveva realizzato nel 1830, nell’ambito della ripresa dell’episodio del saluto di Giulietta e Romeo. Il dramma dell’addio tra gli amanti venne rappresentato nel 1823, in una versione di fremente voluttuosità, che fu invece ridotta nel Bacio del Trenta, il quale raccontava la stessa vicenda, però nei termini di un’effusione sentimentale priva dei precedenti furori carnali.

Attorno a questo quadro, lo stesso Hayez propone un acquerello steso su un supporto tondo, intitolato

Il Bacio (1859). L’amore cantato da Shakespeare muta presto orizzonte. Nello stesso anno, pur in una cornice che sembra rinviare a un solido edificio medievale, il pittore colloca un volontario con cappello piumato e una giovane donna in abito che fa pensare alla moda ottocentesca. Ma esaminiamo la sequenza di esecuzione dei dipinti.

Il Bacio (oggi alla Pinacoteca di Brera) è portato in mostra all’Esposizione dell’Accademia il 9 settembre 1859. La seconda versione, di modeste dimensioni, fu donata da Hayez alla sorella di Carolina Zucchi, sua amante. La terza versione – poco più grande di quella di Brera, maggiormente ambientata architettonicamente, caratterizzata dal panno bianco per terra, dal mantello verde acceso dell’uomo e dal rosso della calzamaglia – fu conservata per anni dall’artista e presentata all’Esposizione di Parigi del 1867. L’opera riapparsa in America. La quarta versione è il Bacio “in bianco”, del 1861.

Il lettore può cercare nelle differenti redazioni l’unione dei colori italiani a quelli francesi, fino ad arrivare alla dominante tricolore.

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Per la prima volta giunge in Italia dal Museo di Caen lo Sposalizio della Vergine di Pietro Vanucci detto il Perugino, realizzato tra il 1499 e il 1504 per il Duomo di Perugia. Il grande dipinto su tavola sarà posto a confronto con il capolavoro dell’allievo Raffaello in un emozionante dialogo.

6 ottobre 2015_10 gennaio 2016, a cura della Pinacoteca di Brera, comitato scientifico Sandrina Bandera e Emanuela Daffra

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