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Il bacio di Munch. Opere erotiche del maestro norvegese. Il piacere alla finestra. Donne vampire

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a munch il bacio

Una posizione spesso ripetuta. Non pose sconvolgenti, come quelle di Klimt, ottimo pornografo. Tutto si ferma prima, in Munch.. Ma è travolgente. E’ l’inizio dell’arsione. Uomo. Donna. E Una finestra. Più grande, più piccola. Quella finestra oltre la quale c’è il mondo. E il bacio, rubato alla visione di tutti, dietro le tende, in un punto isolato, nel quale il tempo accende la propria vampa, ma tutto sembra dilatarsi, in quell’istante. Munch è un ibseniano. E, per capirlo meglio, siccome egli discende dai pensatori schopenaeuriani, somiglia per tanti aspetti al nostro Leopardi, nonostante  operi quasi un secolo dopo.

L’amore è il pensiero dominante, ma solo perchè è necessario alla specie. E’ una volontà della natura. E tutto è un possente errore. Grande realista – nel doloroso linguaggio espressionista – o supremo nichilista? Munch è certo devastato dal nulla. E, anche quando gli si prospetta qualche legame sentimentale importante, rifiuta di avere relazioni più stabili poichè ritiene che la pittura richieda una solitudine totale.

a munch two people 1920

 

Infinita è la distanza dal sensuale Klimt e dal suo bacio circonfuso d’oro. In Munch sono lunghissimi, quasi eterni attimi rubati al nulla nel quale l’uomo e la donna si divorano. Divorarsi, bere le labbra, fondersi, e ancora mangiarsi. E, in maniera sorprendente, per quanto si possa pensare alla ritrosia della donna, eccola, appena è al di là del muro, nascosta da una tenda, essere lei la più fremente, la grande divoratrice. August Strindberg (1849–1912), di fronte a “Il bacio”  (in alto)di Munch del 1897 scrisse che la coppia diventa “una fusione di due esseri umani, dei quali il più piccolo, nelle sembianze di una carpa, sembra pronto per divorare il più grande”. E’ un’ottima intuizione. L’essere più piccolo, simile a una carpa, è la donna. l maschio è la sua vittima. Scivolerà dentro di lei. Questa fame e questa suzione sono presenti anche in Vampiro sulla spiaggia, olio su tela, 150×137 cm, 1916-18

Edvard Munch, Vampiro sulla spiaggia, olio su tela, 150x137 cm, 1916-18

Edvard Munch, Vampiro sulla spiaggia,
olio su tela, 150×137 cm, 1916-18

“Lei si chinò sopra di me, premendo le labbra contro la mia nuca mentre i suoi capelli mi sfioravano. Munch dipingeva, e in breve aveva fatto il suo Vampiro”.

Così lo scrittore Adolf Paul ricorda la genesi dell’opera che qui presentiamo. Paul era andato in visita dal pittore norvegese, che al tempo si trovava a Berlino, e lo aveva colto nel momento in cui stava ritraendo una modella dalla lunghissima chioma color rosso fuoco. Munch, d’acchito, aveva chiesto all’ospite di inginocchiarsi e di posare il capo in grembo alla donna, e a questa di abbassarsi sino a toccare il collo di lui.

Un’intuizione improvvisa, dunque, dettata dalla casualità, che consentiva all’autore dell’Urlo di dar vita ad un’ulteriore variazione su un tema già sviluppato più volte in precedenza. Un sogno, un’allucinazione splendida e terribile svelata da Munch in una vecchia poesia: “Egli mise la testa sul suo seno / ascoltava il battito del suo cuore / sentiva il sangue che le scorreva nelle vene / e poi due labbra brucianti sulla nuca / gli procurarono un brivido / che attraversò tutto il suo corpo”.

“All’epoca del primo Vampiro – sostiene il critico Enrico Giustacchini – Edvard aveva, negli occhi e nell’anima, fluttuanti fantasmi di arpie, femmine alate pronte a scagliarsi su immote crisalidi maschili. Ne aveva disegnate molte, ossessivamente, senza requie. La donna era, nei suoi incubi, la dominatrice impietosa, la serpe dal dente avvelenato.
Poi, con gli anni, qualcosa doveva essere cambiato. La visione si era come addolcita. Munch aveva dipinto abbracci sempre meno feroci, sempre più consolatori. Fino a questo quadro. Lo guardi, e ti sorprendi a pensare addirittura che la vampiressa dai capelli fiammeggianti e la sua vittima cerchino nel viluppo delle membra, tra il profumo del bosco e il respiro del mare, un barlume di reciproca felicità”.

a munch il bacio

Tra le varianti pittoriche e grafiche del bacio, le più note sono due. Quella più conosciuta è stata realizzata, appunto, nel 1897 ed è un quadro di dimensioni cospicue: 99 x 81 centimetri.
Nel 1892, cinque anni prima della stesura de Il bacio, Munch aveva dipinto Il bacio con la finestra. Nella seconda opera aveva ridotto lo spazio poetico della veduta – strada con passanti e luce azzurrina – per aumentare l’isolamento totalizzante della coppia. Del vetro, alla nostra sinistra, resta soltanto un minuscolo triangolo.

a munch il bacio con la finestra 1892

a munch studio

a munch sex

a munch nudo 22 26

 

a munch Kneeling Female Nude, 1919

a munch da vedere

a munch creopatra and the slave 16 22

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