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Emanueli, lo scultore che cantò la giovinezza eterna di Napoleone

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                                           napoleone Busto Napoleone

G.EMANUELI, Erma di Napoleone I alla battaglia d’Arcole, marmo, 1865, ubicazione sconosciuta, firmata e datata sul lato sinistro: “Gio. Emanueli f. 1865". Iscrizione sulla faccia anteriore: “NAPOLEONE / ALLA BATTAGLIA D’ARCOLE L’ANNO 1796” (Immagine tratta dall’album fotografico compilato dall’artista stesso nel 1877)

G.EMANUELI, Erma di Napoleone I alla battaglia d’Arcole, marmo, 1865, ubicazione sconosciuta, firmata e datata sul lato sinistro: “Gio. Emanueli f. 1865″. Iscrizione sulla faccia anteriore: “NAPOLEONE / ALLA BATTAGLIA D’ARCOLE L’ANNO 1796”
(Immagine tratta dall’album fotografico compilato dall’artista stesso nel 1877)

                                     

Un breve trafiletto, di poche righe, in fondo alla pagina, pubblicato sul numero del 9 dicembre 1894 de “L’Illustrazione Italiana” chiude ufficialmente la vita operosa dello scultore Giovanni Emanueli: “Il 30 novembre m. a Milano un altro scultore, il commendatore Giovanni Emanueli, d’anni 78. Era nativo di Brescia e studiò a Milano a spese del Municipio di quella città. Di precoce ingegno, a 14 anni (sic), eseguì un ritratto di Francesco I, imperatore d’Austria. Eseguì pure il busto di Radetzki ed il monumento a San Salvatore eretto sulla piazza maggiore di Almenno nella Bergamasca. Ottenne un premio ad una delle esposizioni di Brera col gruppo I pifferai. Da molto tempo erasi ritirato a meritato riposo. Aveva molti anni tenuto studio in via San Primo, dove lavorava il Marchesi (sic) e dove, durante l’Esposizione dell’81, ci fu l’Indisposizione artistica”. L’altro scultore menzionato, morto nello stesso giorno, è Giuseppe Grandi, a cui viene data una diversa attenzione critica.
Due vite il 30 novembre 1894 finiscono: con le immagini di Grandi si aprono le porte dell’arte novecentesca, mentre con quelle di Emanueli simbolicamente trova la sua conclusione l’Ottocento plastico italiano.


Un Ottocento scultoreo di cui più si approfondiscono gli studi più si mette in nuda evidenza come manchino approfondimenti precisi e circostanziati sulle singole personalità artistiche, ostacolando una visione globale ed obbiettiva dell’intero periodo.
Nel caso specifico di Emanueli si viene a conoscenza che le fonti dell’epoca anticipano la data di nascita dell’artista di un anno e persino il Necrologio, sopra citato, tratto dall’Illustrazione Italiana, sembra non sottrarsi da altri errori e da questo, che si perpetua anche nei pochissimi studi novecenteschi, tra cui lo stesso Thieme Becker.

Solo nel 1993 Chiara Basta nel Dizionario Biografico degli Italiani riporta la data di nascita esatta e sempre per la prima volta restituisce allo scultore parte della sua produzione artistica.
L’ampia galleria di ritratti scolpiti dallo scultore attraversa orizzontalmente la sua carriera artista: esordisce giovanissimo con il busto dell’imperatore d’Austria Francesco I, a cui fanno seguito le erme di Vincenzo Monti, Barnaba Oriani, Antonio Scarpa, e Alessandro Volta, opere ancora di alunnato accademico, in cui è più che mai vivo il magistero di Abbondio Sangiorgio, artista di indiscussa abilità anche in questo genere; e sempre con un busto, quello di Giovan Battista Bossini, nel 1837, avvia il passaggio chiave verso l’affermazione professionale. Negli anni quaranta realizza molte altre effigi marmoree la maggior parte note unicamente per essere state portate in mostra alle annuali esposizioni braindesi e negli anni cinquanta a seguito della realizzazione del busto di Radetzky, e dell’incisivo ritratto in abiti contemporanei del ministro e poi senatore Giovanni Battista Cassinis, scolpisce l’erma di Napoleone Bonaparte su commissione del nobile Ambrogio Ubaldo di Villareggio (1785-1865) ,che era stato a vent’anni guardia del condottiero corso.
L’erma raffigurante Napoleone Bonaparte, soggetto su cui ritornerà con il busto di Napoleone I console, è da considerarsi tra le migliori prove dell’artista sia per il supremo dominio della materia che per il linguaggio dinamico e armonico della composizione. Emanueli si misura con un soggetto ampiamente frequentato nell’arte scultorea ottocentesca, si pensi agli imperituri ritratti scolpiti da Antonio Canova (1757-1822), da Bertel Thorvaldsen (1770-1844) da Camillo Pacetti (1758-1826), da Giovanni Battista Comolli (1775-1830), da Lorenzo Bartolini (1777-1850), e da molti altri, in cui i vari artisti lo raffigurano in età matura, in uno dei momenti che meglio lo rappresentano come personaggio pubblico. Lo scultore bresciano, invece, trasferisce nel marmo un’immagine di Napoleone all’età di ventitré anni, durante la battaglia combattuta dal 15 al 17 novembre 1796 presso Arcole (Vr). Il famoso episodio avvenuto nella prima campagna in Italia vede il generale corso attraversare da solo e con la bandiera in mano il ponte di Arcole, dopo che una parte consistente delle sue truppe era stata respinta dal fuoco austriaco e la parte rimanente si era fermata esitante all’inizio del ponte stesso. La leggenda di Napoleone imbattibile prende il suo avvio proprio a seguito di questa trionfale battaglia.
Il pittore Horace Vernet (1789-1863) raffigura l’evento, ma è soprattutto il dipinto del 1796 di Antoine – Jean Gros (1771-1835)

A.J.GROS, Bonaparte ad Arcole, 1796, olio su tela, cm 73 x 59, Parigi, Museo del Louvre

A.J.GROS, Bonaparte ad Arcole, 1796, olio su tela, cm 73 x 59, Parigi, Museo del Louvre

 

che, con la sua consueta enfasi rubensiana, ferma indelebilmente sulla tela l’immagine sia della battaglia che di Napoleone, ed è infatti proprio a quest’opera che Emanueli fa diretto riferimento, forse attraverso l’incisione eseguita da Giuseppe Longhi (1788-1853).Lo scultore se da un lato privilegia la tipologia classica dell’erma all’antica, dall’altro propone Napoleone in abiti contemporanei con la giubba da generale sotto cui appare l’alta cravatta, tipica del triennio giacobino, conferendo all’immagine un forte carattere di contemporaneità. A questo concorrono la scelta di raffigurare i capelli scomposti dall’enfasi della corsa, i lineamenti del viso fortemente moderni, lo sguardo fiero e risoluto rivolto ai soldati tanto che sembra sia raffigurato nel marmo un frammento di un quadro di battaglia.
La scelta di riproporre Napoleone a vent’anni, che può apparire inconsueta perché trasmette un’immagine alterata nelle sembianze di un personaggio conosciuto attraverso illustrazioni universali che lo ritraggono in età più avanzata, risulta invece di grande successo. I giudizi della critica furono molto positivi e così il favore del pubblico, dimostrato dalle molte repliche richieste successivamente. Su “La Gazzetta Piemontese” del 30 settembre 1879, giornale a cui Giovanni Emanueli era abbonato, viene scritto: “(…) L’opera esposta a Monaco dal valentissimo scultore e notissimo campione della scuola milanese (più arzilla che robusta in verità a quest’ora) è troppo conosciuta perché io mi diffonda in commenti. Non v’è oramai persona amante delle belle arti che non l’abbia ammirata in quasi tutte le Esposizioni dell’Italia e dell’estero. E’ sempre un capolavoro, cui non toglie del resto nessun pregio, anzi gliene aggiunge, l’esser passato in predicato”.

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