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Nina e Kandinskij. La storia d’amore tra la musa e il pittore. La telefonata (3a puntata)

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“L’amore è il miglior mezzo di conoscenza”. Nina Kandinsji

3a puntata

La telefonata

Nina per caso fu invitata a pranzo a casa di un’amica: era il maggio 1916. Tra i ragazzi ve ne era uno che era appena ritornato dall’estero ed essendo a Mosca solo per alcuni giorni chiedeva se qualcuno avesse un contatto per raggiungere Kandinskij a cui avrebbe desiderato proporre una mostra. Nessuno lo conosceva e neppure aveva l’indirizzo. A Nina venne in mente il nome di Anatoli Scheiman, suo amico, figlio della sorella della prima moglie del pittore, dunque
propose di fare da tramite con il nipote del pittore. Nina era molto emozionata perché le era stata data grande fiducia, così il giorno dopo chiamò Anatoli che le diede il numero telefonico dello zio. Nina chiamò quindi Kandinskij che all’inizio della telefonata fu molto austero volendo sapere chi fosse e da chi avesse avuto il numero, poi si sciolse diventando più affabile e ascoltò quanto Nina avesse da comunicargli.
Inaspettatamente quando la ragazza stava ringraziando e salutando il pittore, Kandinskij le chiese che avrebbe avuto piacere di conoscerla. Nina non riuscì più a dire una parola tanto era l’imbarazzo e la sorpresa. Vasilij capendo la situazione e determinato nel suo desiderio propose un appuntamento. Era però periodo di vacanza e Nina sarebbe partita il giorno dopo con la mamma e la sorella per Esentuki, un centro termale. Kandinskij deluso le chiese l’indirizzo per
poterle almeno scrivere, ma Nina non conosceva l’indirizzo preciso, dunque Vasilij ribatté che le avrebbe scritto fermo posta. Si fece poi promettere che la ragazza lo avrebbe richiamato al suo ritorno a Mosca. Nei giorni di soggiorno nella località termale Nina si recò in posta per verificare se ci fossero lettere per lei, ma nessuno le scrisse. Kandinskij invece le aveva mandato una cartolina perché in tempo di guerra non si potevano inviare lettere fermo posta, cartolina che Nina non ritirò mai. Quello fu l’unico scritto che le inviò perché poi nei lunghi anni in cui vissero assieme non si separano mai neppure per un giorno. Nina rimase in vacanza per circa un mese poi al suo
ritorno esitò qualche giorno a chiamare Kandinskij, cosa che non le fu mai perdonata, quindi si decise e fissarono il primo appuntamento, fu Vasilij a decidere il luogo. (3.continua)

Chiediamo a Voi lettori: dove Kandinskij fissò il primo appuntamento con Nina?

Per maggiori approfondimenti si rimanda al volume: Nina Kandinskij, Kandindinskji e io


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1a puntata
La vita del padre dell’astrattismo Vasilij Kandinskij (1866-1944) sarà oggetto di una sorta di romanzo a puntate che Stile Arte offrirà ai lettori, ma sarà la lettura di una vita, filtrata dagli occhi della moglie Nina Nikolajewna Andreevskaja (1893 ca. – 1980), terza donna al fianco dell’artista che vive con lui per ben ventisette anni fino alla sua morte. Kandinskij nel 1892 sposa la cugina Anja Semiakin, ma il matrimonio non ha lunga durata perché già nel 1911 i due divorziano. In seguito intorno al 1902 ha inizio il lungo e appassionato legame con la pittrice Gabriele Münter sua allieva, fondamentale anche artisticamente. Poi all’improvviso nel 1916 appare sulla scena con una telefonata Nina, una giovane donna che chiama l’artista per adempiere a un incarico. Quella voce sconosciuta si incide nell’animo del pittore tanto da portarlo a volerla conoscere. L’anno successiva la sposerà. Nina darà un figlio a Vasillij, Vsevolod, che vivrà solo tre anni. A seguito della morte di Vasiliij seguirà con grande sapienza e attenzione la divulgazione delle opere del marito con vendite, mostre e celebrazioni in una sorta di totale consacrazione. La vita di Nina si chiude in modo tragico, è infatti uccisa a Gstaad e non sono stati mai scoperti il colpevole e le motivazioni, si ipotizza per un furto data la grande passione che la donna aveva riguardo ai gioielli. (1. continua)

Durante la notte di San Silvestro nel periodo degli zar era consuetudine che le ragazze uscissero di casa chiedendo il nome a uno sconosciuto: quel nome sarebbe stato quello dell’uomo che avrebbero sposato. Un’usanza sentita dato che le giovani russe erano molto superstiziose. Così fece anche Nina e il nome dello sconosciuto a cui si rivolse era Vasilij. La ragazza non fu per nulla contenta perché non le piaceva, avrebbe preferito Georg, ma come sottolinea Nina stessa nelle sue pagine, scritte con un lessico semplice, avvolgente e incisivo, quello fu il primo segno di un destino segnato, a cui ne seguirono altri. Nina proveniva da una famiglia dell’aristocrazia russa di Tula, che si era trasferita a vivere a Mosca, città in cui studiò, prese la licenza liceale e si iscrisse all’Università scegliendo filologia, storia e filosofia. Nina amava l’arte infatti andò a visitare la celebre raccolta aperta al pubblico di Sergej Sčukin, raffinato collezionista di artisti impressionisti, di Picasso e di Matisse, che per lui dipinse nel 1910 La danza e La musica per ornare l’ex-palazzo Trubeckoj. Visitò anche la collezione di Ivan Morosov che oltre agli artisti francesi amava Vincent Van Gogh. L’attuale presenza di importanti capolavori stranieri nei musei russi si deve soprattutto a questi due illuminati mecenati e non si deve inoltre sottovalutare il valore didattico che ebbe la visione di queste opere per gli artisti russi contemporanei. In quel periodo Nina vide anche per la prima volta un’opera di Kandinskij esposta alla Bolshaja Dimitrivka e ne rimase affascinata considerandola diversa da tutte le altre per i colori e per le forme. Un giorno con un amica Nina durante una pausa scolastica andò da una veggente che le disse che avrebbe sposato un uomo famoso russo uno scrittore o un pittore, che in quel momento non si trovava in patria, ma che era all’estero, Kandinskij infatti era a Stoccolma, e che con lui avrebbe girato il mondo. Nina ne rimase colpita, ma non associò questa rivelazione alla figura del suo futuro marito, lo fece solo in seguito. Questo fu il secondo segno, ma poi vi fu “la telefonata”, una telefonata nata per caso per un inaspettato e imprevedibile intreccio di fatti e situazione. Fu proprio quella telefonata che legò in maniera indissolubile due anime e che avrebbe avuto un peso determinante nella vita di Vasilij e Nina. (2.continua)

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