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Orgoglio donna. Giovanna Garzoni, campionessa di pittura del Seicento. La storia, il video delle opere

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a giovanna garzoni ciliegie

I dipinti di Giovanna Garzoni (1600-1670) sono facilmente riconoscibili per una marcata evidenza delle forme, per accordi cromatici molto particolari, unicità stilistica e per una luminosità che anticipa il gusto settecentesco. E mostrano una singolare, se non unica, sensibilità verso le sintesi del moderno. La Garzoni sarebbe piaciuta a Warhol e alla Pop art americana.

Le sue immagini, per quanto dettagliatissime, sono ritagliate su fondi molto puliti – come medaglioni in dipinti ceramici o erbari – e furono realizzate, evidentemente con l’uso delle lenti.Fu forse questa formazione molto vicina al mondo della scienza che ne rese i quadri così nitidi e completamente diversi dal tenebrismo dei caravaggisti. Un linguaggio che sarebbe stato adottato, pur senza citazioni o diretta conoscenza delle opere di questa pittrice, dalla pubblicità novecentesca e dal fumetto. Uno dei suoi primi lavori fu un libro calligrafia 1625. Vi apparivano le lettere miniate con frutta, fiori, uccelli e insetti. La sua interpretazione di piante e animali erano così care ai nobili, come la famiglia dei Medici, che i dipinti furono acquistati per i palazzi della Signoria. Un nitore scientifico.
a giovanna garzoni ritratto

Giovanna Garzoni aveva iniziato la sua carriera dipingendo temi religiosi e mitologici, ma immediatamente aveva compreso che la propria strada andava verso la natura morta, in cui si coniugassero esigenze di evidenza scientifica del rilevamento, senza rinunciare del tutto ai temi simbolici della vanitas, cioè la bellezza temporanea che sfiorisce od è demolita da animali o insetti, finendo in direzione della morte. E a questo punto che il realismo barocco si fonde con la necessità della scienza, in una direzione diversa da quella indicata da Caravaggio. Mentre infatti il pittore lombardo narrava la realtà attraverso contesti altamente drammatici, la Garzoni, tanto nei colori chiari quanto nei fondi bianchi, sviluppò una pittura nuova, priva di emozioni, raggelata, per quanto fosse possibile, da ogni interferenza emotiva. L’uso delle lenti, che erano già diffuse in ambito artistico per proiettare sulla carta o sulla tela le immagini da dipingere, al di là di evidenti rintocchi cromatici resi dalla pittrice – che fanno pensare agli effetti del transito della luce attraverso un vetro – è desumibile anche dalla sua cerchia di conoscenze, nella quale figurava Cassiano Dal Pozzo, intellettuale, collezionista e cultore di scienza, amico di Galilei. Conoscere Cassiano dal Pozzo significava entrare in quel meccanismo di ricerche ottiche, attraverso le lenti che aveva coinvolto, nei primi anni di permanenza a Roma, pur con esiti totalmente diversi, il Caravaggio.

Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno, 1600 – Roma, tra il 10 e il 15 febbraio 1670) era nata nelle Marche da una famiglia di origine veneziana. Poco è conosciuto del periodo marchigiano e del primo percorso formativo. Prima dei trent’anni soggiornò a Venezia dove realizzò un ritratto di sant’Andrea, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e si dedicò alla calligrafia nella scuola di Giacomo Rogni. Prese poi la direzione di Napoli – dove abitò tra il 1630 e il 1631, dipingendo sotto la protezione del Viceré, Fernando Afán de Ribera y Enríquez, III duca di Alcalá.
a giovanna garzoni

Fu negli anni napoletani che ebbe un rapporto epistolare con il citato Cassiano dal Pozzo. Nel 1632 si trasferì a Torino, alla corte Sabauda, dipingendo, in miniature su pergamena, i ritratti dei membri della famiglia regnante. Nell’ambito della ritrattistica maggiore è ricordata per il quadro nel quale appare Caterina Michela d’Asburgo, madre di Vittorio Amedeo I di Savoia, oggi alla Galleria degli Uffizi. Negli stessi anni le furono commissionate anche molte nature morte.
Morto il suo protettore – Vittorio Amedeo I di Savoia, appunto – Giovanna Garzoni lasciò Torino – ed è probabile che abbia soggiornato all’estero -. Quindi rientrò brevemente a Roma e scelse poi la direzione di Firenze (1642-1651), dove eseguì diverse opere per Ferdinando II de’ Medici, che ne faceva dono alla moglie Vittoria della Rovere.

Morì tra il 10 e il 15 febbraio 1670 a Roma, dove si era stabilita. Poichè era entrata a far parte della prestigiosissima Accademia di San Luca, lasciò dipinti, disegni e ogni suo bene all’accademia stessa che, con riconoscenza, le fece erigere il monumento funebre decorato dal medaglione di Giuseppe Ghezzi all’interno della chiesa dei Santi Luca e Martina.


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