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Perché è così importante Il Cavaliere azzurro di Kandinsky? Cosa rappresenta?

Perché è così importante Il Cavaliere azzurro di Kandinsky? Cosa rappresenta?

Siamo nel 1903. Vasilij Kandinskij dipinge, su una tela, 55×60 cm, utilizzando un medium tradizionale come l’olio, il Cavaliere azzurro, Der Blaue Reiter, in tedesco. All’opera si riconosce il valore di una svolta concettuale ed ideologica notevolissima.Dobbiamo pensare alla pittura dominante, in quegli anni per capire come la lancia del cavaliere frantumi le convenzioni. E contro a chi potremmo pensare sia concettualmente diretta quest’arma? Da un lato all’Impressionismo – l’istante, la cronaca, la natura fremente, il mondo che scivola sulla linea inesorabile del tempo – dall’altro all’arte accademica, che è pittura di grandi eloquenze e di elevate rifiniture. Ma attorno a queste visioni galoppano, ormai da qualche anno, nuovi fenomeni di contestazione del vero fotografico, tra i quali il simbolismo e l’espressionismo, che si trovano nei dipinti di Gauguin (con ricercata consapevolezza teorica) e di Van Gogh. Ma siamo anche negli anni (1901-1904) dello spiritualissimo periodo blu di Picasso, l’artista che sarà sempre al centro delle maggiori innovazioni novecentesche. Il blu e l’azzurro sono i colori del cielo e dello spirito. Molti artisti, rilanciano questi colori sui corpi, dove appaiono innaturali o li giocano in intense monocromie. Molti artisti mutano.
Il cavaliere azzurro di Kandinsky è una pura proiezione spirituale che, potremmo dire, in sintesi, fa proprio il sogno dell’anima di Gauguin, la materia dinamica di Van Gogh e la prima pittura psichica francese di Picasso. Quel piccolo uomo che corre su un cavallo bianco – com’è candida la purezza – è ciò che permane nell’anima dell’Occidente, senza che trovi un posto libero e infantile nella pittura. Kandinky individua, attraverso questo dipinto, quelle modalità espressive anti-realistiche che lo avrebbero progressivamente portato a nuovi, più sconvolgenti approdi e, nel 1912, a concludere il libro Lo spirituale nell’arte. Nella teorizzazione artistica, l’artista si sarebbe progressivamente allontanato persino dalla figurazione, rinsaldando le basi dell’astrattismo del quale è considerato, il principale fondatore. Kandinskij, nel libro, spiega ciò che possiamo proprio vedere con il colore. Applichiamolo al Cavaliere azzurro. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un “effetto fisico”, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro (come nel realismo o nell’impressionismo); un “effetto psichico” dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Sotto il profilo filosofico: simbolismo ed espressionismo si collocano in una posizione contraria al realismo-Positivismo, che pone nell’osservazione scientifica e nella tecnologia il centro del proprio pensiero. Ma l’uomo non è solo ciò che di meccanico viene descritto dalla scienza che accredita se stessa come una divinità infallibile. Nonostante i tentativi di descrivere la realtà in modo oggettivo, il Positivismo fallisce nell’ambito spirituale e culturale, dimenticando che la parte corporea dell’umanità è un piccolo motore se confrontato alla sfera spirituale, che ci modella e che ci conferisce un’identità.

Cos’è il gruppo Blaue Reiter.

Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro o Il cavaliere blu) fu un gruppo di artisti formatosi a Monaco di Baviera nel 1911 e attivo fino al 1914 ovvero fino allo scoppio della prima guerra mondiale che ne causò la dispersione. Fu il secondo in senso temporale dei due nuclei fondamentali dell’espressionismo tedesco, dopo Die Brücke fondato a Dresda nel 1905. Il gruppo non ebbe un vero e proprio manifesto, ma pubblicava un bollettino che portava lo stesso nome del gruppo e che si caratterizzò sin dall’inizio in senso cosmopolita e interdisciplinare. L’attivismo di Kandinskij e del suo gruppo, lungi dal caratterizzarsi in senso politico (come era accaduto a Die Brücke), si avvicinava piuttosto all’atteggiamento dei Fauves francesi, per un fondamentale senso lirico e gioioso della vita.

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