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Perchè le spose buttano dietro di sé il bouquet nuziale? La pittura ce ne spiega il motivo


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Raffaello Sanzio, Ritratti dei coniugi Doni, 1506

Raffaello Sanzio, Ritratti dei coniugi Doni, 1506

Raffaello, nel 1506, dipinse su committenza i ritratti dei coniugi Agnolo Doni e Maddalena Strozzi. Due oli su tavola che raffigurano i due nobili sposi a mezzo busto, di tre quarti, con lo sguardo rivolto verso l’osservatore, mentre la calma e le tonalità fredde del paesaggio sullo sfondo delineano un paesaggio collinare in una giornata di cielo sereno. Agnolo era un ricco fabbricante e mercante di indumenti, collezionista di pietre preziose e antichità, che apparteneva alla stretta cerchia dell’alta borghesia fiorentina e che aspirava, nella nuova repubblica, a mescolare il gruppo delle famiglie egemoni legate ai Medici. Il mecenate di Firenze era committente non solo di Raffaello ma anche di Michelangelo, con il celebre Tondo Doni. Le sue iniziative in campo artistico gli conferivano prestigio sociale, come per esempio il matrimonio con Maddalena Strozzi, che discendeva dalle più antiche casate del capoluogo toscano. Sul verso sono presenti, per l’appunto, due monocromi realizzati da un collaboratore del pittore urbinate, dipinti contemporaneamente ai ritratti, che raffigurano due episodi del mito di Deucalione e Pirra, rispettivamente il diluvio e l’adempimento dell’oracolo.

La mitologia delinea i due personaggi, figli l’uno di Prometeo e l’altra di Epimeteo, come due anziani coniugi senza eredi che vennero scelti per salvarsi dal diluvio che si sarebbe scagliato sulla terra per la rinascita dell’umanità. Per la loro virtù Deucalione e Pirra hanno diritto a un desiderio ed essi chiedono di avere al loro fianco altre persone. Zeus, allora, consiglia ai due coniugi di gettare le pietre dietro la loro schiena, scagliare alle proprie spalle “le ossa della grande madre”, la terra, in modo che queste, non appena toccata la terra, si mutano in persone. I ciottoli scagliati da Deucalione divengono uomini, mentre, rispettivamente, quelli lanciati da Pirra in donne. E questa vicenda, raffigurata dal collaboratore di Raffaello, sul retro dei due ritratti, vuole quasi significare un passaggio di testimone. Dal passato mitologico, raffigurato in matita, la fecondità universale vuole essere passata ai due nuovi coniugi, illustri e nobili di Firenze, raffigurati da Raffaello Sanzio, come gli eredi del risveglio umano fiorentino.

Baldassarre Peruzzi e bottega, Deucalione e Pirra, 1517-1518, affresco, Roma, Villa Farnesina, Salone delle Prospettive, fregio

Baldassarre Peruzzi e bottega, Deucalione e Pirra, 1517-1518, affresco, Roma, Villa Farnesina, Salone delle Prospettive, fregio

Domenico Beccafumi, Deucalione e Pirra, 1520-1525 circa, olio su tavola, 65,5 ×145 cm, Firenze, Museo Horne

Domenico Beccafumi, Deucalione e Pirra, 1520-1525 circa, olio su tavola, 65,5 ×145 cm, Firenze, Museo Horne

Il lancio del bouquet, dietro di sè,  si collega ad antiche tradizioni, deille quali si è perso il senso, ma che si collegano, in continuità ai rituali di fecondità nuziale, originati dall'episodio di Deucalione e Pirra

Il lancio del bouquet, dietro di sè, si collega ad antiche tradizioni, delle quali si è perso il senso, ma che si collegano, in continuità ai rituali di fecondità nuziale, originati dall’episodio di Deucalione e Pirra

Virgil Solis (1514 - 1562), Deucalione e Pirra

Virgil Solis (1514 – 1562), Deucalione e Pirra

Deucalione ePirra, in una ceramica rinascimentale. Gettando dietro di sè i sassi provocano la nascita dei bambini

Deucalione e Pirra, in una ceramica rinascimentale. Gettando dietro di sè i sassi provocano la nascita dei bambini


Agnolo Doni viene ritratto da Raffaello su una terrazza, con un abito apparentemente parco ma di calcolata eleganza grazie alla qualità delle stoffe. Il viso ha lineamenti decisi, marcati, una fronte lievemente corrucciata, un naso pronunciato e una bocca serrata, che conferisce al nobile serietà e austerità. La posa della moglie Maddalena, similmente ispirata alla Gioconda leonardesca, viene pennellata da Raffaello in modo decisamente realistico, con un’imperfezione della bellezza che viene ricondotta alla pienezza delle carni della nobildonna, cercando, però, di aggraziarne i lineamenti e donando serenità e castità allo sguardo. Ed è proprio questa castità ad essere sottolineata con il prezioso pendente al collo sormontato dal liocorno, che ricorda allegoricamente la purezza, con una legatura in oro nella quale sono incastonati un rubino, uno zaffiro e uno smeraldo e da cui pende una perla naturale e irregolare. Raffaello, con grande maestria, dipinge in toni caldi ed eleganti la ricca veste di Maddalena Strozzi Doni, con un compiacimento sulle stoffe. La nobildonna indossa infatti un abito di raso di seta marezzato, di color rosso con riflessi aranciati, con grandi maniche di damasco di seta azzurra e alle dita anelli di gemme.

 

 

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