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Perché Picasso ebbe successo? Qui i filmati originali che mostrano il nucleo della sua tecnica portentosa


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Tecnicamente dotato in modo eccezionale, Picasso lavorò su un percorso inverso, rispetto a numerosi artisti. Togliendo realtà al quadro, fino a trasformarlo in un insieme di segni incisivi, sintetici, semplificati, mitici. Non è una boutade di un inguaribile narcisista, quella che il pittore pronunciò sulla natura della propria ricerca: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Eccezionali talenti naturali associati agli insegnamenti impartiti del padre, professore di disegno, e a una curiosità e perspicacia innate che gli permettevano di trasformare ogni quadro, a reverse, in un algoritmo tecnico, l’artista, nell’età dell’adolescenza dipingeva già come uno dei migliori pittori accademici. Fu contro questa formazione legata al realismo tecnico, che l’artista si trovò a combattere immediatamente, dai primissimi tempi in cui era avvenuto il suo trasferimento a Parigi. Egli aveva compreso perfettamente che il nuovo secolo ragionava nei termini delle scoperte. Così come si premiavano le invenzioni, il rinnovamento, la conquista di nuove vette, in uno spingersi sempre oltre, anche l’arte avrebbe seguito lo stesso modello di competitiva evoluzione. Non si trattava più di perfezionare un linguaggio. Ma di sovvertirlo, fino a scoprire un nuovo modo di esprimersi che fosse poi un’invenzione condiviss dall’umanità. La pittura del secolo nuovo, quella di punta, certo, avrebbe dovuto negare l’illusionismo del fare artistico o la natura puramente sensuale e ottica delle tele, per tornare alle radici semplificate dell’umanità, soffocate, nei secoli precedenti da un eccesso di sovrastrutture.

Ciò avvenne attraverso l’osservazione del disegno infantile e di quello delle popolazioni primitive. Due, generalmente, sono gli elementi che si associano in quei lavori pre-linguistici, sotto il profilo pittorico. L’assoluta preminenza della linea di contorno di ogni oggetto- che in molti casi rappresenta l’unica forma, mentre sparisce, di fatto nella pittura tecnicamente evoluta,- e l’uso di colori evocativi, mai relistici. Una linea che nella realtà pittorica o fotografica non esiste o è poco marcata. Un colore puro che è sempre stato combattuto dalle accademie. Nonostante questo apprendistato rousseauiano dalle parti dei primordi, Picasso, superata la rivoluzione cubista, mantenne sempre una linea fluente, sciolta, continua, elegante, frutto di una lunga frequentazione della cultura artistica del passato e dei grandi disegnatori, come Raffaello. E se vogliamo stabilire i motivi del successo delle opere di Picasso sotto il profilo dell’immediata percezione, esso deriva dall’estrema. matura eleganza del segno e dalla semplicità, quasi banale, del disegno. In questi brevi spezzoni filmici, comprendiamo perfettamente che la grandezza del maestro sta, sotto il profilo basico, nella formula poco sopra esplicitata. Nel rapporto tra semplicità dell’oggetto e resa impeccabile della realizzazione.







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