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Perché portano fortuna? Dal tintinnabulum con peni ai sonagli fuori casa


Un tintinnabulum polifallico trovato a Pompei. La forza magica dell’oggetto artistico antico risiedeva nella presenza di più peni, ai quali erano legati campanellini. Il pene, derivato dalle statue di Priapo, è abnorme, trasformato in una sorta di bastone, un’arma di difesa e di offesa. Probabilmente la fusione del pene di Priapo, dei tintinnabula e del corallo magico, dà origine al corno rosso della tradizione napoletana

I tintinnabula itifallici erano oggetti dalla forte valenza apotropaica, data dall’unione del simbolo fallico, dispensatore di fortuna e prosperità, con l’elemento sonoro, da sempre atto ad allontanare il maligno. Utilizzati talvolta durante i sontuosi banchetti per chiamare le portate, più di frequente erano sospesi alle porte delle abitazioni private e, soprattutto, degli esercizi pubblici, in modo da risuonare al passaggio dei visitatori e per tenere lontano il malocchio, in qualche modo alla stregua del Priapo conservato in situ sullo stipite destro della porta che dà sull’atrium  della Casa dei Vetti  di Pompei. Sotto il profilo antropologico le sonagliere legate a un bastone – realizzate con cocci, vetri, elementi metallici, conchiglie erano l’antifurto dell’antichità. Venivano collocati alle entrate delle case o in punti ravvicinati e in passaggi obbligati per raggiungere le abitazioni, con la funzione di segnalare l’arrivo di qualcuno, durante le ore notturne.  Fino a qualche anno orsono esse erano utilizzate nei negozi, soprattutto quelli di alimentari. Le sonagliere sono pertanto uno strumento magico di difesa, collegato ad antichi usi pratici , come sistemi d’allarme Pertanto porterebbero fortuna, non perché possano propiziare l’arrivo della dea bendata, ma perché terrebbero lontano il Male.



Mercurio-Priapo esibisce il suo pene enorme come garante della fecondità e come possibile punizione per la non equità del commercio. La sua verga diviene una sorta di asta della bilancia della giustizia. Dipinto parietale, Casa dei Vetii, Pompei

Mercurio-Priapo esibisce il suo pene enorme come garante della fecondità e come possibile punizione per la non equità del commercio. La sua verga diviene una sorta di asta della bilancia della giustizia. Dipinto parietale, Casa dei Vetti, Pompei



I bastoni a cui erano legati i fili di sonagli ricordavano il pene di Priapo, una selvatica divinità che non fu accettata dall’Olimpo. Il culto di cui fu oggetto venne diffuso da Alessandro Magno e fu largamente ripreso anche dai Romani, soprattutto collegato ai riti dionisiaci e alle orge dionisiache. Ma la figura di Priapo, con il suo bastone che si sarebbe trasformato in un’arma d’offesa contro i malintenzionati, era una protettrice della proprietà ed era utilizzata per la protezione delle greggi, dei pesci, delle api, degli orti. Cippi di forma fallica venivano usati a delimitare i campi. Queste figure sostituirono – con una mera protezione spirituale – o si associarono ai sonagli d’allarme.




L’animale collegato a Priapo era l’asino, sia a causa dell’importanza che esso aveva nella vita contadina, sia per una sorta di analogia fra il pene di Priapo e quello dell’asino stesso.

 

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