Home / News / Perché tanti affreschi antichi sono “bucherellati”?
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

Perché tanti affreschi antichi sono “bucherellati”?

Un antico lacerto d'affresco che presenta le scalfitture necessarie alla nuova intonacatura del muro. Ogni cavità permetteva al nuovo intonaco di aggrapparsi e di coprire il vecchio muro affrescato. L'opera che qui vediamo è un'Annunciazione, recuperata durante i lavori di restauro nella Rotonda del Santuario della Madonna di Valverde, a Rezzato, in provincia di Brescia. Il lavoro è riemerso dopo la rimozione dello strato di intonaco che lo copriva

Un antico lacerto d’affresco che presenta le scalfitture necessarie alla nuova intonacatura del muro. Ogni cavità permetteva al nuovo intonaco di aggrapparsi e di coprire il vecchio muro affrescato. L’opera che qui vediamo è un’Annunciazione, recuperata durante i lavori di restauro nella Rotonda del Santuario della Madonna di Valverde, a Rezzato, in provincia di Brescia. Il lavoro è riemerso dopo la rimozione dello strato di intonaco che lo copriva

 

Perchè tanti affreschi – particolarmente antichi- che vediamo nelle chiese o nei palazzi presentano buchi e scalfitture? Queste cavità, che rovinano la continuità del dipinto, sono sempre provocate da un successivo di intonacatura e copertura dell’affresco stesso.  Le opere, infatti, passavano di moda o riflettevano verità di culto ormai superate o il loro linguaggio  tecnico era considerato primitivo e arcaico oppure, ancora, dopo epidemie si rinfrescavano gli interni degli edifici. Così si procedeva all’occultamento, con la stesura di un nuovo strato di intonaco e la ridipintura muraria.

 

Per porre nuovo intonaco sul muro e non farlo scivolare a terra, i muratori creavano con il martello dei buchi che permettevano alla sostanza semi-solida di aggrapparsi all’antica malta sottostante. In particolar modo il numero dei buchi aumentava in corrispondenza degli affreschi, perché la carbonatazione degli stessi porta all’ottenimento di una superficie più liscia e scivolosa rispetto al muro. Pertanto la malta di copertura sarebbe scivolata a terra se la superficie dell’affresco non fosse stata “scavata”, permettendo alla malta di aggrapparsi. La presenza di numerose scalfitture negli antichi dipinti parietali dimostra che l’opera è stata recuperata con la rimozione di una copertura o più coperture di intonaco, realizzate nel tempo.

x

Ti potrebbe interessare

a pene

L’uomo che dipinge quadri con il pene. Sorprendente. Eccolo. Il video

Scema nilotica, Casa dell'efebo, Pompei. L'artista, duemila anni fa, realizzò questo dipinto parietale che aveva il fine di rendere allegro ed eccitante l'ambiente. Il campo largo, la visione alla distanza, gli ampi spazi aperti e le macchiette si riallacciano alla pittura nilotica. A Paesi favolosi in cui fioriscono abbondanza e varietà di ogni specie. In questo contesto anche la sessualità umana esplode. L'artista dipinge così, al lambire di un porticato, non lontano da un fiume un uomo e una donna sul triclinio, nudi, mentre consumano un rapporto sessuale. La ragazza è probabilmente una danzatrice, come fa pensare la presenza di un'altra donna, in piedi e di una giovane che suona il flauto. Poco distante, ecco un servo che trasporta un contenitore di vino, evidente rievocazione dei poteri di Bacco su Venere

Pigmei e lillipuziani eccitati nella pittura nilotica