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Piero Tramonta

Piero Tramonta, il pittore che ha fatto del rapporto tra psiche e forma il centro della propria esplorazione artistica, espone in questi giorni le proprie opere in un percorso alimentato da nuove sperimentazioni che non finiscono di sorprendere per originalità e sostanza. Proiezioni psichiche, nuclei di archetipi, scrittura automatica. “Piero Tramonta – come afferma Maurizio Bernardelli Curuz – sviluppa la propria pittura in una dimensione fortemente introspettiva, portando a livello evidente, con un linguaggio che si configura come trattamento figurativo di elementi aniconici, il balenare di forze occulte, lo scoccare lampeggiante e il dardeggio di elementi fortemente dinamici che costituiscono la tessitura di autentici paesaggi dell’anima. La matrice di Tramonta è fortemente alimentata dal figurativo, è alimentata da un senso di riconoscibilità dell’irriconoscibile che sorprende il lettore nel reticolo dell’opera”. Non esiste infatti, nei dipinti di Tramonta, il vento gelido dello straniamento né un’attenzione esclusiva ai diversi pesi del colore, che trasformerebbero l’opera nel terreno di sperimentazione per design.

“Per quanto infatti l’artista abbia superato la rappresentazione umana – continua Bernardelli Curuz – il forte pulsare dell’umanità è testimoniato dalle silhouette totemiche, da una foresta di nastri muscolari o comunque di armonici dardeggi che inducono, al cospetto dei suoi dipinti – specialmente quelli che rientrano nel più ampio capitolo delle Disarticolazioni – a percepire la dolce violenza di una forza estremamente positiva, umanissima, alla quale è sottesa una dichiarazione sulla centralità dell’uomo. In un processo che è contrario alla disgregazione alienante sulla quale, in una visione negativa o pessimistica, tanto ha lavorato l’arte del Novecento”. Gli snodi tematico-espressivi che contrassegnano la storia di questo pittore possono essere individuati in momenti ben precisi della sua evoluzione artistica. Il primo periodo (1987-1990) è contrassegnato dal ciclo Alleanze ed ironia del Male, caratterizzato, in una chiave neo-surrealista, da personaggi nudi, dall’epidermide rossa, collocati su pedane. Successivamente, Tramonta inserisce la rappresentazione di tubolari, che “rappresentavano – afferma l’artista – la parte meccanica dell’uomo, che dopo aver perso i valori diventa simile a un manichino”. Nel 1990, il pittore sente l’esigenza di svincolarsi dalla necessità descrittiva della figura umana. Il risultato di questa sottrazione, che prelude al passaggio dall’epidermide umana alla chimica dei sentimenti, è fondamentale per la ricerca successiva. “Cancellando la figura – dice Tramonta – ho scoperto questo caos di segni, sotteso alla rappresentazione umana. Ho capito che potevo ricostruire un ordine, a modo mio, non più attraverso l’immagine figurativa. Da quel punto ho sviluppato tutto il lavoro sul tema L’intelligenza non è statica, lavorando sui segni”. “L’attenzione di Tramonta – ricorda il direttore di Stile – passa quindi da una dimensione di semplice censimento delle forze psichiche all’individuazione di ‘campi magnetici’ nei quali l’artista coglie il rapporto tra forze dialoganti”. Nasce così il periodo de Le pietre miliari, che presentano al centro una silhouette vagamente antropomorfa. L’ultimo periodo è quello delle Disarticolazioni. “Straordinarie – conclude lo studioso – risultano queste fasce lanciate in cielo, questa visione balistica della realtà, questo perfetto uso dei contrappesi che richiamano alla mente certe battaglie eleganti della pittura gotica, trascrizioni di leggende celtiche che innescano un processo di inarrestabile rinvio/rimbalzo in un’appagante foresta di segni”.

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[PDF] Piero Tramonta



STILE ARTE 2006

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