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Pittura tonale – Definizione e analisi del concetto. Esempi pratici

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di Maurizio Bernardelli Curuz
La pittura tonale è una modalità di rappresentazione della realtà, attraverso la massima osservazione degli effetti cromatici e luministici, della reciproca influenza dei colori e del rapporto tra fonti luminose colorate dominanti e fonti luminose secondarie. Ciò porta alla massima valorizzazione del tono di colore, che, in sé, non è un colore puro, ma una variante timbrica del colore stesso. Al colore-base di un volto, di un abito, di un oggetto si uniscono i colori della luce del cielo o di altri oggetti emittenti o riflettenti, vicini all’oggetto osservato, dai quali viene, in parte, influenzato cromaticamente. Il concetto di pittura tonale deve essere differenziato da quello di tonalismo – in -ismo sta la radicalizzazione totalizzante della scelta – che affronteremo successivamente, inteso come prevalenza assoluta di un tono sugli altri. La pittura tonale intende rendere la poesia della realtà e del vero. Il tonalismo – attraverso un tono unico – la drammatizza o la potenzia espressivamente. Per correttezza, nonostante i termini siano usati con lo stesso significato, non possono, nella storia dell’arte, essere intesi come sinonimi, anche se nascono dalla stessa matrice. Può essere utile alla comprensione della pittura tonale l’osservazione di uno straccio bianco o del manto di neve. Il bianco assoluto, usato da alcuni pittori, praticamente non esiste. E’ una convenzione visiva e linguistica. Il bianco, in realtà, si intride principalmente della luce azzurra del cielo, dell’arancione del sole, dei colori che ha accanto sui quali, seppur parzialmente si riflette la luce. La pittura tonale tiene conto di tutti questi toni della realtà.
Può esserci d’aiuto, in modo macroscopico, questa Sacra famiglia con Angeli di Lorenzo Lotto, nella quale la pittura tonale è portata in una direzione vicina al tonalismo, cioè agli effetti di ricostruzione visiva di una luce colorata unica che permea cromaticamente la materia.
E’ un’ora di luce attenuata, una sera, probabilmente. Il sole è scomparso dietro l’orizzonte e il cielo è grigio blu. Questo colore scende sulla scena. Osserviamo i bianchi degli angeli o degli abiti. Noi li percepiamo tali – cioè bianchi – in virtù di una convenzione visiva. Ma essi tendono tutti all’azzurro, in un tono che si mischia al bianco. L’azzurro, in questo dipinto tonale di Lotto, si sovrappone solo parzialmente anche agli altri colori. Nel tonalismo puro il quadro sarebbe quasi completamente azzurro-blu, come capita in El Greco, nell’ultimo Tiziano e in Rembrandt.

Ma procediamo con ordine, affinchè un concetto, che è semplice in sé, ma attorno al quale regna il caos, sia ben definito, anche attraverso immagini di riferimento.
La pittura tonale, in Italia, si sviluppa soprattutto a Venezia, tra gli ultimi decenni del Quattrocento e il Cinquecento, dove, più che le linee del disegno che tendono a conchiudere le figure o gli oggetti, si osserva con attenzione l’effetto prodotto della luce sulle silhouette delle figure stesse e non solo su quelle. Questa attenzione alla luce porta ad osservarne gli effetti sulla realtà. Le ombre degli oggetti o delle persone non sono quasi mai nere o grigie – a meno che la luce sia tale e tale sia il colore dell’ambiente – ma sono colorate. Altro esempio importante di pittura tonale è costituito dall’impressionismo, che guardò peraltro, sempre, con un certo interesse, da un lato Delacroix e Turner – un grande pittore timbrico-tonale – e dall’altro i pittori del Rinascimento e del Manierismo veneti.

La pittura tonale è pertanto caratterizzata da una scrupolosa e meticolosa attenzione dell’azione della luce colorata su corpi o sugli oggetti e dal massimo uso dei toni cromatici intermedi e dei semitoni, in direzione di una ricostruzione pittorica della realtà che tenga conto dell’irradiazione primaria colorata e delle reciproche influenze delle luci e dei colori. Nell’ambito della pittura tonale è assai rara la presenza di colori tendenzialmente puri, come avviene ad esempio, invece,  nelle opere pittoriche di Michelangelo Buonarroti e di una parte dell’arte italiana dell’Italia centrale. Pur minimamente, anche i pittori che non praticano la pittura tonale, usano i toni. Per quanto Michelangelo sia l’antipode del pittore tonale egli, ad esempio, utilizza il tono azzurro-grigio per dipingere la sclera – cioè la parte bianca dell’occhio – dei suoi personaggi. La parte bianca dell’occhio assorbe infatti la luce del cielo e assume un tono azzurro-grigio. Ma non basta far uso limitato dei toni cromatici per essere un pittore tonale. Quest’ultimo porta infatti alle massime conseguenze l’uso dei toni, riducendo al minimo i colori puri, praticando pertanto, una pittura di massima contaminazione luministico-cromatica. Esiste anche una forma particolare di pittura tonale, il tonalismo, sempre praticata dai pittori veneti e che osserviamo in particolar modo nella maturità di Tiziano,  in Tintoretto e nel Veronese, nel quale un’unica luce color ocra intride tonalmente l’intero quadro conferendo allo stesso una dominante che lo assimila all’oro. Il tonalismo -.a differenza della pittura tonale – avvicina il dipinto a un monocromo -. Nonostante pittura tonale e tonalismo siano utilizzati come sinonimi, il secondo sostantivo parrebbe indicare in modo preponderante l’ uso timbrico di un principale tono che diventa pertanto dominante.
Ora, assumendo due scenari molto simili, osserviamo un’opera di Raffaello e un’analoga opera di Tiziano, in cui risultano evidenti le differenze tra la luce di matrice centro-italica e la pittura tonale veneta.

Raffaello Sanzio, Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, 1518 circa, olio su tavola, 155,2x118,9, Firenze, Galleria degli Uffizi

Raffaello Sanzio, Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, 1518 circa, olio su tavola, 155,2×118,9, Firenze, Galleria degli Uffizi

Tiziano Vecellio, Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese,1546, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte. Tiziano tiene conto del colore della luce dominante, dominata dal colore rosso delle tende e degli abiti. Egli coglie pertanto l'emanazione tonale del rosso che diventa rosa mischiandosi al bianco della vesta del papa e che intride ogni elemento del dipinto

Tiziano Vecellio, Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese,1546, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte. Tiziano tiene conto del colore della luce dominante, permeata profondamente dal colore rosso delle tende e degli abiti. Egli coglie pertanto l’emanazione tonale del rosso che diventa rosa mischiandosi al bianco della vesta del papa e che intride ogni elemento del dipinto. L’altra notevole differenza tra i due dipinti è quella collegata al rispetto del disegno sottostante, da parte di Raffaello – come avviene per la maggior parte dei pittori dell’Italia centrale – e il pittoricismo di Tiziano, che si distacca dai vincoli disegnativi per operare direttamente con il pennello, senza riempire spazi preordinati, lasciando che ad agire sia la luce.

Il tonalismo – Cos’è il tonalismo e perchè si differenzia dalla pittura tonale. Tiziano, El Greco, Rembrandt

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