Home / Corso di pittura on line gratis / Quali pennelli sceglievano i grandi artisti e come li impugnavano? Perché?
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

Quali pennelli sceglievano i grandi artisti e come li impugnavano? Perché?


velazquez autoritratto meninas

L’autoritratto di Velzquez nel quadro Las Meninas (Le damigelle d’onore) , 1656, olio su tela 318 × 276 centimetri

La visione ravvinata di Velazquez, nel celeberrimo quadro de Las Meninas, oltre a fornire indicazioni sull’orgoglio del pittore e sulla sua posizione di rilievo occupata all’interno della corte, comunica informazioni tecniche di un certo interesse legate alla forma dei pennelli usati normalmente per i dipinti. Osserviamo subito come egli impugna il pennello, al di sopra della metà. I pittori lavorano quasi sempre mantenendo una notevole distanza dalla punta, avvicinandosi o allontanandosi minimamente da quello che ritengono il punto più commisurato a un equilibrio del pennello stesso tra le mani. Altro particolare da osservare è la forma del pennello tenuto tra le dita e di quelli trattenuti, con la tavolozza, con la mano sinistra. Il pennello impugnato è a punta ed è utilizzato esclusivamente per le finiture più sottili; mentre gli altri sono tutti piatti. Segno che la maggior parte del lavoro non fu mai svolto dall’artista con pennelli dalla punta arrotondata, ma con setole montate come minuscoli parallelepipedi. Il pennello piatto dà infatti maggiori rispondenza al movimento della mano dell’artista, mentre le setole affusolate si flettono maggiormente. Il dominio del mezzo espressivo è pertanto garantito da pennelli piatti, mentre le finiture sono assegnate a poche setole.

Soltanto i miniaturisti possono tendere a utilizzare il pennello come fosse un lapis o una punta d’argento e questo perchè il loro lavoro è tipologicamente più vicino al disegno che alla pittura. Negli altri casi, la distanza è garanzia i una pennellata più sciolta e rapida. Il movimento del polso contribuisce infatti a modulare in modo non lineare, tratti e luce. La scioltezza della pennellata tende immediatamente a comunicare allo spettatore l’abilità dell’artista che non si àncora a un apparato disegnativo vincolante.

Inganni, “Amanzia Guerrillot nello studio”, 1855 circa, olio su tela

Inganni, “Amanzia Guerrillot nello studio”, 1855 circa, olio su tela

pennelli monet

 

Nell’immagine qui sopra, tratta da un filmato realizzato nel 1915, nel giardino di Giverny, possiamo notare quale fosse la dotazione tecnica di Monet, sotto il profilo dei pennelli. Sono quasi tutti piatti, escluso quello triangolare che probabilmente è stato ritagliato dallo stesso maestro ottenere una punta di rifinitura non troppo delicata, come avviene, invece, per i pennelli a base circolare. Gli altri sono tutti piatti. Per evitare pennellate troppo precise che diminuirebbero la freschezza del dipinto e ne ridurrebbero le vibrazioni, Monet porta l’impugnatura al punto estremo, ponendo tra sè e la punta la massima distanza e appoggiando l’altra estremità del pennello alla piega che si crea tra indice e pollice della mano destra.
pennelli monet 2

Anche per un artista che opera sul disegno,come momento iniziale dell’opera -è il caso di Guttuso – l’impugnatura non supera mai la metà del pennello stesso, quando saremmo orientati a pensare che, per tracciare un disegno, sia naturale avvicinarsi maggiormente alle setole. Come possiamo osservare, la distanza gli permette l’oscillazione del polso, con la possibilità di ottenere linee molto mosse, che imitano meglio l’irregolarità della natura



x

Ti potrebbe interessare

piccinini

Nulla è “Ovvio” sotto questo sole. Giovanna Piccinini orienta il nostro guardo verso ciò che non vediamo più

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico