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Quando Cristo è un pachiderma. Cosa rappresentavano gli animali dei Bestiari?

bestiarioleoneI bestiari sono compilazioni didattiche di carattere scientifico dedicate allo studio degli animali, particolarmente diffuse tra il XII e il XIII secolo, cui si deve la trasmissione di molte delle conoscenze naturalistiche dell’antichità. Opere che, per il loro carattere didascalico, si basavano sulla presenza di immagini, le quali costituirono una fonte inesauribile del repertorio simbolico della cultura medievale.
Se il termine bestiarium deriva da un capitolo dell’Ethimologiae di Isidoro di Siviglia (VI-VII secolo), l’origine del genere letterario risale al Physiologus (opera greca anonima del II secolo tradotta in latino nel V secolo), contenente interpretazioni allegoriche in senso moralizzante degli animali nominati nella traduzione greca dell’Antico Testamento.
Raccolte di exempla da richiamare durante la predica, i bestiari presentano elementi del Fantastico e del Meraviglioso, che avevano fatto la loro prima comparsa nei libri monstruorum durante l’Alto Medioevo.
Il contesto storico-politico medievale, segnato da numerose guerre e carestie e dalla crisi delle due istituzioni universali, la Chiesa e l’Impero, portò allo sviluppo di un profondo senso religioso nel popolo e alla scomparsa delle istituzioni scolastiche con un conseguente incremento dell’analfabetismo.


Ecco quindi che il Cristianesimo dovette ricercare per la trasmissione della sua dottrina un nuovo veicolo, che individuò nell’arte figurativa, attraverso cui raccontare il mondo naturale come un sistema di segni e di simboli disseminati da Dio per consentire agli uomini di trarne esempi e spunti di comportamento morale. Il messaggio divino risultava, in questo modo, presente in ogni segmento della realtà. E al fedele non spettava altro che decodificarlo per avvertire direttamente la voce dell’Altissimo.
Ma i bestiari non sono soltanto il serbatoio di simboli da utilizzare a fini religiosi. Essi, infatti, divengono, al contempo, fonte iconografica per la realizzazione delle tavolette che decorano i soffitti delle residenze del XV secolo.
Al fruitore odierno questi dipinti appaiono in una dimensione principalmente decorativa ed estetica, ma, alla vista dell’osservatore contemporaneo, essi erano portatori di un preciso significato religioso e simbolico. Nelle tavolette gli animali si trovano in posizione isolata oppure vengono posti in relazione con altri soggetti, così da creare un più articolato sistema espressivo. Risulta chiaro che ad ogni specie sono attribuiti vizi e virtù, interpretabili correttamente solo se si dispone dell’originaria sequenza.
Classificando i soffitti per genere possiamo individuare due diverse finalità: per le storie bibliche e le immagini di animali vige un intento didattico-dottrinale, mentre per le gallerie di ritratti prevale il fine celebrativo.
Le Tavolette Meli con Storie della Genesi realizzate dalla Bottega Bembo, conservate in parte al Museo civico di Cremona, fanno riferimento alla realtà cremonese della metà del XV secolo, ma le tavole con la Creazione degli animali e Adamo dà il nome agli animali sono più vicine ai mosaici di Palermo e Monreale, caratterizzati da iconografie di matrice bizantina, che attraverso l’area balcanica, Venezia e l’Italia meridionale si erano diffuse in Francia, Germania e Inghilterra (dove furono impiegate nei cicli della Creazione che precedono i lussuosi bestiari miniati del XII secolo). Osservando il gruppo di uccelli in volo delle due tavolette Meli si nota peraltro come nelle immagini cortesi lombarde (si veda il Trattato di falconeria e di caccia per Francesco Sforza) lo stesso tema sia riproposto con maggior naturalismo.
Sin dalle sue origini l’arte cristiana ha mutuato dall’iconografia pagana e mediorientale modelli rappresentativi che col tempo si sono sedimentati nella memoria comune. Le immagini, considerate litterae laicorum, si sono arricchite nel corso dei secoli di significati dottrinali, diventando veicolo di dogmi e di lezioni salvifiche che si imprimono facilmente nella memoria del fedele. Osserviamo il soffitto di Viadana (Mantova), che costituisce un esempio di straordinaria dovizia iconografica: l’evidente tema dei pavoni dal collo intrecciato (simbolo dell’infinito) è giunto nel Sud Italia attorno all’XI-XII secolo grazie a maestranze arabe, portatrici di nuove raffigurazioni destinate ad impreziosire il repertorio cristiano. Coevi a questo pannello sono una tavola da soffitto cremasca conservata a Tolosa e un quadrello maiolicato del pavimento proveniente dal convento di San Paolo a Parma.
Il soffitto di Palazzo Gambazocca, sempre a Cremona, presenta l’immagine cristallizzata di vari animali; tra di essi, l’elefante che avanza portando sul dorso un palanchino di legno (rimando all’impiego militare) diviene simbolo di castità e fermezza alludente a Cristo che salva l’umanità dagli attacchi del diavolo. Dal punto di vista compositivo si nota la tendenza a definire l’ambiente scenico, caratterizzato da uno spazio irreale, chiuso ai lati da cortine vegetali (soluzione già usata nella Sala del Cervo nel Palazzo dei Papi ad Avignone). Il leopardo, con le sue linee curve e sinuose, sembra ricordare quello del taccuino di Bergamo di Giovannino de Grassi.
Per svolgere la loro funzione di immagini per la memoria, gli animali necessitano di uno spazio che li elevi a tale funzione: spesso le rappresentazioni sono collocate in ambienti tridimensionali circoscritti da cornici architettoniche. La retorica classica prevedeva l’associazione di un’icona significante ad uno spazio architettonico fittizio in continua relazione con quello reale. Tali soluzioni sono riscontrabili nel soffitto della casa del Podestà a Lonato (Brescia), in cui lo sguardo è guidato dalle cornici architettoniche verso le figure e la fauna ivi rappresentati. Diverso è il caso della camera domini del castello di Chillon presso Losanna (1342-1344), in cui le numerose specie di animali sono inserite nella verzura di un giardino fiorito, arricchito da gigli di Francia. I continui scambi culturali e spirituali contribuiscono alla diffusione di immagini in vari contesti, acquisendo significati nuovi e talvolta antitetici. Nel ciclo dei Mesi di Torre Aquila, commissionato dal vescovo Giorgio di Liechtenstein per il castello del Buonconsiglio di Trento, e che pure è evocazione della fatica dell’uomo per riscattarsi dal peccato originale, si fa riferimento a temi cortesi. L’iconografia delle cicogne, qui presente, è simile, per l’innaturale postura, alle tavolette di Lonato, che ricordano miniature dei bestiari di una versione francese del testo.
Nei bestiari compaiono animali sia reali sia immaginari (unicorno, sirena, ippogrifo…), la cui origine risale alla cristallizzazione della percezione di specie esotiche o non note, desunte dalle raffigurazioni dei primi testi cristiani. Questi modelli subirono una metamorfosi (si vedano ad esempio gli esseri acquatici arricchiti di piume e ali dagli artisti quattrocenteschi) che portò alla creazione di animali fantastici. A Lonato sono presenti due “mostri” dal lungo becco e dal collo reclino, di cui il più inquietante ricorda uno degli uccelli irreali di Viadana.
In conclusione è possibile scorgere una certa “inerzia” iconografica, per cui le immagini, estrapolate dai bestiari e spogliate del loro significato originale, ne vengono investite di nuovi a seconda delle esigenze.
(chiara seghezzi)

Fonte: “Lombardia gotica e tardogotica”, a cura di Marco Rossi, Edizioni Skira, Milano 2005 (Roberta Aglio, Bestiari dipinti: tavolette da soffitto e motivi iconografici)

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