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Quando Ingres ispirava i sogni proibiti della buona società borghese

J.A.D INGRES, Il bagno turco, 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

J.A.D INGRES, Il bagno turco, 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

 

Furono le sue sensuali donne senza veli a rendere ricco e famoso Jean-Dominique-Auguste Ingres. Uno dei  più celebri lavori del pittore francese, Il bagno turco, ultimato a ottantadue anni, viene raccontato in maniera insolita nella curiosa Guida erotica del Louvre e del Museo d’Orsay, pubblicata in Italia da Elèuthera, ed etichettato dall’autore del volume, Jean Manuel Traimond, “ opera di stupefacente pornografia”. Nel gruppo di nudi si scorge una figura femminile ripresa da un quadro di Ingres più di cinquant’anni prima: la Bagnante di Valpinçon. A conferma di una produzione costellata di donne formose e seducenti, che – afferma Traimond – “ soltanto l’assenza di una concretezza genitale impedisce di definire un incitamento alla masturbazione”.

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

Questo dipinto dà una visione di un gineceo poco vicina al vero, trasformandolo in un luogo idealizzato in magnifiche schiave che si radunano con l’unica preoccupazione di soddisfare il piacere del padrone. In realtà il termine “harem” indica semplicemente lo spazio in cui si svolge la vita familiare. L’erotizzazione dell’harem è insomma un processo tutto occidentale; la letteratura erotica orientale si dedica ad altro, evitando di citare un luogo ritenuto ordinario. L’europeo conoscendo solo parzialmente e superficialmente questo ambiente, ne era (e ne è) invece affascinato; sognava (e sogna) di trovarsi in un posto in cui – annota Traimond – “duemila donne sussurrano “ti amo” nei sessanta modi in cui dispone la lingua araba. Senza contare tutto quello che non ha bisogno di parole”.

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

Tutto nasceva da un imprinting sessuale legato alla scelta della “schiava” nei postriboli. L’iniziazione all’eros avveniva purtroppo, per molti, nelle “case chiuse” che riecheggiano nelle fantasiose rappresentazioni degli harem orientali

 

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

 

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

J.A.D INGRES, Il bagno turco (part.), 1859-63, Ø cm.108, olio su tela applicata su tavola, Parigi, Museo del Louvre

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