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Quando l’Italia fu colpita dallo tsunami. Onda alta 40 metri nel Tirreno

Tempo fa, percorrendo le emozioni suscitati dallo tsunami che aveva colpito l’Oriente, gli archeologi segnalarono, ai fini di studi scientifici e statistici, un gravissimo cataclisma che si era abbattuto sulle coste del Tirreno. Così fu aperta, al Museo Diocesano di Salerno, “Mare Monstrum. Uno tsunami di 4000 anni fa”, esposizione organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Salerno e Avellino. L’iniziativa rientrava nell’ambito del progetto internazionale Twist (Tidal Wave In Southern Tyrrhenian sea), che coinvolge diverse strutture operative dei paesi che affacciano sul Mediterraneo e punta a testare le sinergie per una tempestiva gestione dell’emergenza maremoto, allo scopo di sensibilizzare maggiormente cittadini e istituzioni, sia attraverso attività operative, sia attraverso iniziative di diffusione della conoscenza. Tanto che a Salerno fu organizzata un’esercitazione internazionale, promossa dalla Protezione Civile, dalla Regione Campania e dalla Prefettura di Salerno. L’esercitazione fu la prima mai realizzata sul rischio maremoto nel mar Mediterraneo e previde la simulazione di una frana del vulcano sottomarino Palinuro e l’innesco di un’onda di maremoto.

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L’onda vera si abbatté sul territorio campano, distruggendo villaggi, sterminando la popolazione, con effetti molto simili a quelli provocati dallo tsunami in Thailandia. L’onda era alta quaranta metri e produsse un disastro nel raggio di duecento chilometri. L’antico villaggio di Salerno venne colpito e l’acqua si spinse fino alla zona di  Pontecagnano, nella valle del Sele e dei Picentini.

“Non si sa ancora quali siano state le cause dello tsunami salernitano” dice Adele Campanelli, soprintendente alle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. “Si può ipotizzare un collegamento con  l’eruzione delle pomici irpine nel 1800 avanti Cristo, o quella dello Stromboli, 200 anni prima. Di certo, gli  scavi compiuti presso Salerno offrono una rarissima quanto sbalorditiva prova archeologica dell’effetto di un disastro naturale su un sito antico”. L’ondata portò lontano, sabbia, conchiglie rocce marine, dando origine a un sedimento denominato tsunamite.

 

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