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Quanti mali, Monna Lisa: le diagnosi mediche osservando il volto dell’illustre paziente


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giocondatracciato1Molti pittori, nell’arco della storia dell’arte, hanno lasciato attraverso i ritratti un’importante documentazione intorno alle affezioni patologiche di cui soffrivano i personaggi da loro effigiati. Spesso questo avveniva inconsapevolmente: infatti, se alcune disfunzioni erano palesi, altre, che all’occhio del medico moderno sono facilmente individuabili da segni caratteristici, erano in passato sconosciute. Resta il fatto che lo spirito d’osservazione di taluni grandi maestri, unitamente allo sguardo attento che essi sapevano puntare sui loro modelli, hanno fatto sì che l’insieme dei ritratti costituisca una sorta di antologia delle affezioni – e delle inclinazioni – sia fisiche che psicologiche di numerosi personaggi, rappresentando così un interessantissimo terreno di studio anche da un punto di vista strettamente medico.

Fra i capolavori che hanno maggiormente attirato l’attenzione di medici e specialisti, nessuno è paragonabile alla Gioconda di Leonardo da Vinci, probabilmente per l’estremo realismo con cui il pittore ha saputo restituire il suo enigmatico sorriso e lo sguardo penetrante.
Nel corso degli anni si sono succeduti tanti “referti” medici intorno al suo aspetto, anche se è doveroso far notare che non sempre chi li ha espressi ha tenuto conto della prospettiva stilistica ed esecutiva dell’opera, dando per scontato che il ritratto fosse perfettamente fedele al reale aspetto della modella e non tenendo conto delle difficoltà di realizzazione dei dipinti.

Osservando poi la lunghissima serie di patologie che sarebbero state individuate a carico della donna, pare quantomeno improbabile la loro simultanea manifestazione; per questo motivo è evidente che tali osservazioni, certamente curiose nella loro varietà, andrebbero accuratamente rivalutate in funzione dell’identità e della storia personale della famosa modella, oggi dai più riconosciuta come la nobildonna fiorentina Lisa Gherardini.

 

Gravidanza:
probabile

Risale al 1959, per esempio, la diagnosi del dottor Keele, grande esperto dell’opera scientifica di Leonardo, che attribuisce a Monna Lisa uno stato di gravidanza, avendo osservato nell’aspetto delle sue mani le tipiche alterazioni che dipendono dalle variazioni ormonali della gestazione; inoltre, secondo anche altri pareri, la posa della donna, ritratta con le braccia incrociate sul ventre, corrisponderebbe alla postura caratteristica di quello stato. Ciò sarebbe stato recentemente confermato da alcuni studiosi che hanno notato sulla donna effigiata un capo di indumento leggero utilizzato nel corso della gravidanza o comunque dopo il parto.

Sclerodermia:
molto improbabile

Sul versante dermatologico, osservando le caratteristiche della pelle di Monna Lisa, che appare molto tirata sia sul viso che sul collo, si è in alcuni casi parlato di sclerodermia, una rara malattia cronica del tessuto connettivo autoimmune; mentre altri specialisti, soffermandosi sulla completa assenza di peli sul viso, hanno diagnosticato un’alopecia di natura psicosomatica, la cui causa sarebbe individuabile in uno stato prolungato di stress emotivo. In realtà, ogni giovane volto dipinto da Leonardo mostra un’epidermide particolarmente tesa, rappresentazione di una bellezza a metà tra la vita pulsante e la divina eloquenza delle statue.

 

Sorriso da paresi:
diagnosi errata

Ma è quasi superfluo sottolineare che l’aspetto del ritratto che maggiormente ha suscitato la curiosità professionale di moltissimi esperti, è l’enigmatica espressione di Monna Lisa, con quel sorriso appena accennato che da sempre è l’icona del mistero leonardesco.
Nel 1988, il dottor Adour, ancora in relazione ad una presunta gravidanza e al maggior rischio che si presenta in queste condizioni di paresi facciale, identificò nell’espressione della Gioconda una paralisi di Bell parzialmente recuperata, ma ancora individuabile in una lieve contrattura della muscolatura facciale, evidente sul lato sinistro del viso; inoltre ipotizzò la presenza di una forma di sincinesia, ovvero una disfunzione nervosa che provoca continui movimenti facciali involontari, la quale avrebbe impedito di portare a compimento l’opera, costringendo Leonardo alla suggestiva indefinitezza dei tratti che la caratterizza.
E qui sta l’errore maggiore giacché, come abbiamo scritto in uno dei numeri precedenti di Stile, il cosiddetto sorriso enigmatico della Gioconda dipenderebbe dall’insoddisfazione maturata dal maestro nei confronti del ritratto di Lisa Gherardini, opera che ritoccò nel tempo e che portò con sé nel finale trasferimento in Francia. La mancata consegna del dipinto sarebbe infatti dipesa dalla difficoltà del pittore di realizzare il ritratto di una donna che ride o sorride, nel pieno rispetto delle linee fisionomiche, giacché queste manifestazioni si presentano sempre con un mutamento della massa facciale. Proprio con il fine di ottenere un’espressione divertita o gioiosa, senza che la donna non assomigliasse più a se stessa, il maestro avrebbe congelato l’espressione. E da ciò sarebbe discesa l’osservazione dei medici relativamente a una possibile paralisi.

 

Perdita dei denti:
probabile per il tempo

Un altro medico, il dottor Borkowski, ha segnalato la presenza, sotto il labbro inferiore di Monna Lisa, di una lesione cicatriziale, probabile conseguenza di un trauma alla bocca con perdita parziale di denti, fatto che giustificherebbe, a suo avviso, l’assenza di un sorriso aperto. Anche altri specialisti, a dire il vero, attribuiscono alla presunta penuria di denti il sorriso chiuso di Monna Lisa, adducendo diverse ipotesi in merito: se per qualcuno la donna soffriva di una forma di piorrea, peraltro molto diffusa all’epoca, secondo altri l’indebolimento dei denti era molto plausibilmente dovuto all’assunzione di mercurio, che serviva per curare la sifilide (altra malattia di cui sarebbe stata dunque affetta la giovane donna). E ancora, secondo l’opinione di altri specialisti, la singolare espressione sarebbe stata causata dal perdurante tentativo di ostacolare una forma di bruxismo tenendo serrate entrambe le mascelle. Ma anche per questi casi va tenuta presente l’osservazione sulle finalità rappresentative di Leonardo, rispetto al sorriso, che abbiamo in precedenza indicato.
Per il dottor Lay-Son, quell’espressione indefinibile era il frutto di un’asimmetria del sorriso sul lato sinistro, causata secondo lui da un tic distonico, che, sommato all’assenza delle ciglia per una possibile tricotillomania, denuncerebbe una difficoltà della modella a mantenere l’attenzione e la concentrazione.
Questo pseudosorriso, come viene invece definito dal dottor Pastore, sarebbe segno di dispnea in una donna con un quadro di difficoltà respiratoria, di uno stato asmatico, ipotesi condivisa dal dottor Schiarelli, che vi aggiunge un certo stato depressivo.


Xantelasma, quel grumo
vicino alla palpebra
è spia di una patologia
legata ai grassi nel sangue

La presenza di un piccolo grumo di grasso nei pressi dell’occhio sinistro di Monna Lisa, scientificamente chiamato xantelasma, denuncia un deficit nel sistema del metabolismo lipidico, che è messo in relazione con alcune forme di grave cardiopatia. Tale indicatore viene studiato in questi mesi dal dottor Cesare Rusconi. Leonardo era un pittore molto attento alla realtà, e non vi sono dubbi che, proprio in virtù dell’attenzione “fotografica” posta nei confronti della modella, lo xantelasma esistesse davvero sulla pelle della donna più osservata del mondo.
L’eminente cardiologo, autore di pubblicazioni scientifiche internazionali, mette in luce i rapporti, evidenziati dalla letteratura medica, tra l’indicatore costituito dallo xantelasma e la presenza di situazioni che inducono alla malattia cardiovascolare.

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