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I quadri e le stampe di casa tua sono radioattivi?


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Vero o falso? Autentico o copia realizzata con abilità? Le metodologie per stabilire l’autenticità di un quadro sono numerose, ma non sempre l’esito è scontato. Si parte dall’osservazione della tela – per verificare se è compatibile con quella del periodo al quale il quadro si riferisce – si osserva la craquelure, cioè quella “ragnatela” che si forma, con il tempo, con l’incrinatura del colore essiccato; vi sono poi le valutazioni stilistiche, l’analisi del ductus – cioè della modalità disegnativa o pittorica dell’artista, per arrivare ad altri complessi elementi diagnostici.

Pochi però sanno che può risultare dirimente -e in modo assai facile – la prova del carbonio 14 che, se risulta comunque piuttosto approssimativa per i quadri antichi, a causa di range piuttosto ampi, è molto utile per le opere del Novecento. Perchè? L’aiuto ci viene purtroppo dall’atmosfera altamente intrisa di radioattività, dopo le esplosioni della atomiche della seconda guerra mondiale, ma soprattutto a causa delle numerose sperimentazioni svolte negli atolli o nei deserti nel periodo compreso tra il 1955 e il 1965. Il cosiddetto “bomb peak” è il rapidissimo aumento della concentrazione atmosferica di radiocarbonio 14 che si è avuto nel secondo dopoguerra a causa dei test nucleari condotti in atmosfera da varie potenze mondiali fino al trattato di non proliferazione del 1963. A causa di queste esplosioni, i neutroni, emessi nelle fissioni, hanno prodotto una enorme quantità aggiuntiva di 14C in atmosfera, che ha portato quasi a raddoppiare in pochi anni, fra il 1955 e il 1964, la concentrazione di equilibrio.

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Così i quadri prodotti su tele, carte, cartoncini, realizzati durante e dopo tale periodo, presentano una radioattività doppia rispetto ai dipinti realizzati nel passato, fino agli inizi degli anni Cinquanta.Si obietterà che anche i dipinti antichi erano presenti negli anni Cinquanta e Sessanta; ma l’assorbimento di radiocarbonio avviene soltanto da parte di vegetali o di organismi vivi. La canapa o il cotone cresciuti dal 1955 a oggi hanno una concentrazione doppia di radioattività; ciò significa che quando queste fibre vengono trasformate in tele mantengono, per poi perdere progressivamente, secondo tabelle ben note, sono caratterizzate da un alto livello di C14.
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Anche un giornale degli inizi del Novecento ha metà della radioattività di un quotidiano stampato ai nostri giorni e questo perchè gli alberi dai quali viene ricavata la cellulosa sono, da metà del secolo scorso, più carichi di radiocarbonio. Non dobbiamo spaventarci e gettare i quadri dipinti prodotrti dopo il 1955 poichè anche le nostre coperte di lana, le magliette di cotone e tutto ciò che ci circonda hanno un carico di C14 più alto rispetto al passato, compresi noi stessi. Ma è un dato curioso sapere che questa forma di inquinamento può aiutare alla datazione di dipinti del Novecento e a scoprire quadri di falsari..

 

 

Se il quadro di un importante futurista, datato 1912, ha una radioattività a livello post-1955, significa che esso è falso o che, comunque, non  è stato prodotto nel 1912.Uno dei casi più interessanti, in questo ambito, riguarda un quadro di Fernand Léger, che fu acquistato da Peggy Guggenheim, collezionista americana che ha fondato l’omonimo museo veneziano. Il critico Douglas Cooper, in base all’osservazione dell’opera, iniziò a dire che il dipinto presentava elementi non in linea con la mano dell’autore. Ciò fu il primo indirizzo diagnostico, basato sulla diretta osservazione del dipinto. Successivamente, proprio a causa di quel dubbio, i responsabili della Fondazione Guggenheim decisero di risolvere la questione, affidandosi al Labec di Firenze, il Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali. Ai laboratori toscani fu consegnato un piccolo ritaglio di tela, preso da una piega della tela stessa, nella parte posteriore. Il carbonio estratto è stato inserito in un acceleratore di particelle – in Europa ce ne sono una cinquantina, il cui singolo costo è di circa un milione di euro – e il risultato, considerata una radioattività quasi doppia rispetto a quella degli anni Dieci, è stata la datazione al 1959. L’autore era morto nel 1955. Un quadro da buttare? Non diremmo. Le prove di laboratorio devono essere sempre lette alla luce dei comportamenti degli artisti e dei range. Abbiamo visto, molto spesso, pittori che tornavano al proprio stile antico, magari apponendo una data antica alla tela, relativa alla scelta artistica assunta. Leger muore nel settembre 1955 e lo strumento diagnostico indica che le fibre della tela sono del 1959. Tutto sembrerebbe indicare che l’opera è apocrifa. Ma siamo sul filo del rasoio. E i falsari di oggi? Tendono ad utilizzare vecchie tele di poco costo, che vengono raschiate e ridipinte. Per cercare di smascherarli sarebbe indispensabile analizzare i pigmenti.

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