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Amare troppo. Renato Guttuso e Marta Marzotto. I disegni e i quadri

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guttuso copertina

« La pittura è una lunga fatica di imitazione di ciò che si ama. » – Renato Guttuso

 

Rappresentante del realismo sociale in pittura, Renato Guttuso costituì un’icona per il popolo della sinistra ed esercitava un fascino intenso anche sulla classe dirigente italiana del Dopoguerra. Egli rappresentava, in una realtà sempre più dominata dall’astrattismo o dalle letture concettuali – fino al dilagare della cultura visiva americana, negli anni Sessanta -una sorta di baluardo ideologico e formale nei confronti di un’arte imperialista. Fu intellettuale particolarmente attivo, aderì al Partito comunista italiano e interpretò la tradizione disegnativa italiana,  vissuta nel confronto con il realismo dei pittori del Paesi del Realismo sociale e dei muralisti sudamericani.

Noto è il rapporto sentimentale con Marta Marzotto, che costituiva, a livello di immagine, il simbolo della fusione tra l’intellettuale di sinistra e una rappresentante – per quanto acquisita – dell’alta aristocrazia, unione che interpretò a livello popolare quella cultura radical chic che avanzava tra le classi dominanti del Paese.


Ma al di là percezione esterna, il legame tra Marta Marzotto e Renato Guttuso fu molto intenso e molto tormentato da sensi di colpa – entrambi erano sposati – e dall’incapacità, soprattutto del pittore, di imboccare con decisione una strada sentimentale precisa. Oggetto di un amore travolgente, non soltanto sotto il profilo dei sensi, furono numerosi dipinti e disegni nei quali Marta appare come  un pensiero dal quale non è possibile sottrarsi.

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