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ROMA 900. De Chirico, Guttuso, Capogrossi, Balla, Casorati, Sironi, Carrà, Mafai, Scipione e gli altri


ROMA 900
De Chirico, Guttuso, Capogrossi, Balla, Casorati, Sironi, Carrà, Mafai, Scipione e gli altri
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 21 marzo al 5 luglio 2015.

Aperto anche tutti i festivi.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua.

Ingresso:
€ 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Maria Catalano, Federica Pirani, Stefano Roffi.

Sontuose figure femminili, Ritratti di celebri personaggi, Vedute dell’Urbe e della campagna romana, Nature morte rigorose o vibranti, sono i principali soggetti affrontati dagli artisti protagonisti della nuova mostra della Fondazione Magnani Rocca, fra i quali:
Afro, Balla, Bocchi, Cambellotti, Capogrossi, Carena, Casorati, Conti, Crali, De Carolis, Depero, De Chirico, De Pisis, Discovolo, Donghi, Dottori, Fillia, Funi, Gentilini, Guttuso, Levi, Lionne, Mario Mafai, Antonietta Raphael Mafai, Mancini, Manzù, Marini, Benedetta Marinetti, Melli, Monachesi, Pirandello, Prampolini, Sartorio, Savinio, Scipione, Severini, Sironi, Socrate, Spadini, Stradone, Tamburi, Tato, Turcato.
La mostra, dal 21 marzo al 5 luglio 2015, promossa dalla Fondazione Magnani Rocca e da Roma Capitale, Assessorato Cultura e Turismo – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Maria Catalano, Federica Pirani, Stefano Roffi.

Enrico Lionne, Violette, 1913

Enrico Lionne, Violette, 1913

L’esposizione, attraverso oltre cento splendide opere, intende presentare il “Novecento romano”, quindi il collezionismo pubblico e la cultura artistica a Roma nella prima metà del XX secolo, nella complessità dei linguaggi che si sono succeduti, con gli artisti e i movimenti di riferimento. Prosegue così presso la Villa dei Capolavori – sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma – l’indagine della grande arte italiana del Novecento.
Il percorso proposto dai curatori dell’esposizione permette una lettura aperta attraverso livelli intrecciati tra loro. Così la visita ai capolavori delle civiche collezioni romane è articolata in una sequenza di sezioni, coerenti al loro interno, in grado di condurre il visitatore dalle opere legate alle ricerche stilistiche tardo-naturaliste e simboliste di inizio Novecento – Balla, Sartorio, Mancini, Spadini, Bocchi, De Carolis – agli esiti più audaci e innovativi del Secondo Futurismo – Depero, Benedetta Marinetti, Prampolini, Tato – per proseguire con la ricca sezione sul valore della tradizione italiana e il dialogo con l’antico – Casorati, De Chirico, Savinio, De Pisis, Severini, Sironi, Carrà – e con quella altrettanto articolata della Scuola Romana – Mafai, Scipione, Afro, Tamburi, Funi; il percorso si conclude con la figurazione e l’astrazione degli anni cinquanta, da Guttuso a Turcato, Capogrossi e Pirandello.
Il progetto della mostra nasce dalla collaborazione tra la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale e la Fondazione Magnani Rocca, che nella realizzazione dell’evento hanno avuto modo di confrontare la loro storia, il loro patrimonio e la loro attività di valorizzazione delle collezioni.
Proprio il dialogo tra le due collezioni permette anche di porre in rapporto opere di medesimi autori – come Guttuso, De Pisis, Carrà, Severini, Manzù, De Chirico, Mafai, Tamburi – eseguite in tempi e in situazioni diverse, mostrando così alcune tappe fondamentali della ricerca personale di alcuni dei più significativi artisti dell’arte italiana del Novecento.
La mostra propone anche un confronto tra la storia e la vocazione dei due musei. La Galleria d’Arte Moderna di Roma nata nel 1883 e aperta al pubblico nel 1925, rivela una forte intenzione celebrativa dell’Italia post-unitaria e fascista attraverso un programma di acquisizioni guidato dalle autorità civiche al fine di documentare l’ambiente artistico della capitale d’Italia nei suoi molteplici aspetti. La Fondazione Magnani Rocca, istituita nel 1978 e aperta al pubblico nel 1990, originata dal grande amore per l’arte di un singolo collezionista, quale Luigi Magnani, raccoglie le opere da lui scelte per accompagnare i suoi pensieri, le sue riflessioni, il suo esistere.
Il visitatore potrà ammirare e contemplare le singole opere già di per sé ricche di suggestioni o avventurarsi nei percorsi di relazioni e confronti che esse stesse suggeriscono.


Alla collezione della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale appartengono oltre tremila opere, fra le quali le oltre cento “gemme” selezionate per la mostra: dipinti, sculture, lavori grafici che costituiscono un patrimonio prezioso per la storia del collezionismo e della cultura artistica a Roma sullo scorcio dell’Ottocento e lungo la prima metà del Novecento.
Le opere provengono da successivi e continuativi acquisti operati dal Comune di Roma presso le più importanti rassegne espositive nazionali organizzate nella capitale, in particolare, dal 1931, le Quadriennali d’Arte Nazionale, e da donazioni private che in alcuni casi hanno incrementato la collezione con fondi consistenti di uno stesso artista.
A opere emblematiche come Il Cardinal decano di Scipione, del 1930, in mostra a Mamiano, si affiancano numerose testimonianze delle tendenze artistiche presenti nella complessa cultura figurativa della prima metà del XX secolo, dal movimento di Novecento al Realismo Magico, dal Secondo Futurismo all’articolato percorso della scultura italiana tra tradizione e modernità; l’arte italiana è così documentata in tutte le sue numerose sfaccettature e nel rapporto dialettico con le avanguardie europee. L’acquisizione negli anni novanta di un’opera come Comizio di Giulio Turcato (1949-1950), pure esposta a Mamiano, sembra concludere idealmente questo percorso segnando, nel delicato equilibrio tra figurazione e astrazione, il passaggio ai linguaggi della contemporaneità.

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