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Edward Lear, Veduta di Firenze da villa San Lorenzo
Edward Lear, Veduta di Firenze da villa San Lorenzo

San Giovanni in mongolfiera


Stupori, umorismo  e sottili inquietudini  nella visita agli affreschi  di Giotto a Santa Croce  raccontata da Forster  in Camera con vista,  il celebre romanzo  dello scrittore inglese

 

di Edward Morgan Forster

 Camera con vista, il celebre romanzo di Forster, è ambientato in larga parte a Firenze, meta prediletta dei viaggi di formazione per generazioni di inglesi. Ne proponiamo qui alcune pagine, in cui la protagonista, Lucy Honeychurch, è coinvolta in una movimentata visita a Santa Croce.

 

Si stava avvicinando l’ora in cui comincia, o meglio smette di farsi sentire, l’effetto della prima colazione che s’usa nel continente, e le signore comperarono del castagnaccio caldo in un negozietto che aveva un’aria così caratteristica. Sapeva un po’ della carta in cui era avvolto, un po’ di brillantina e un po’ di non si sapeva bene che. Ma diede loro l’energia per arrivare fino a un’altra piazza, grande e polverosa, all’altra estremità della quale s’ergeva una costruzione dalla facciata bianca e nera di ineguagliabile bruttezza. Miss Lavish la definì con parole forti. Era Santa Croce. L’avventura era finita.

“Si fermi un attimo: lasci passare quei due, altrimenti dovrò rivolgere loro la parola. Detesto le conversazioni convenzionali. Atroci! Vanno anche loro in chiesa. Oh, gli inglesi all’estero!”.

“Eravamo sedute di fronte a loro, ieri sera a cena. Ci hanno ceduto le loro camere. Sono stati così gentili”.

“Ma li guardi bene! -, rise miss Lavish. – Se ne vanno in giro per la mia Italia come una coppia di mucche. So che non è carino da parte mia dirlo, ma vorrei che a Dover facessero un esame scritto a tutti i turisti, e rimandassero indietro quelli che non lo superano”.

“E quali domande ci farebbe?”.

Miss Lavish poggiò una mano sul braccio di Lucy con gentilezza, come per dire che lei, in ogni caso, l’esame l’avrebbe superato a pieni voti. In questo stato di eccitazione raggiunsero i gradini della grande chiesa, e stavano per entrare quando miss Lavish si fermò, lanciò un acuto gridolino, gettò in aria le braccia ed esclamò: “Ecco la mia sorgente di colore locale! Devo assolutamente parlargli!”.

In un istante era dall’altra parte della piazza, col mantello militare che le svolazzava al vento; e non rallentò fino a che non raggiunse un vecchio dalle basette bianche e gli batté allegramente una mano sul braccio.

Lucy attese per quasi dieci minuti. Poi cominciò a stancarsi. I mendicanti la infastidivano, il vento le soffiava polvere negli occhi, e le venne in mente che le ragazze giovani non dovevano indugiare così nei luoghi pubblici. Discese lentamente nella piazza, con l’intento di raggiungere miss Lavish, che era davvero quasi troppo originale. Ma in quel momento miss Lavish e la sua fonte di colore locale si mossero anch’essi e sparirono giù per una straducola secondaria, gesticolando con foga tutt’e due.

Giotto, L’ascensione di san Giovanni, Firenze, Santa Croce, cappella Peruzzi. “Ma guardate quel tizio grasso! - esclamò mr Emerson. - Deve pesare quanto me, eppure vola dritto verso il cielo come una mongolfiera!”

Giotto, L’ascensione di san Giovanni, Firenze, Santa Croce, cappella Peruzzi.
“Ma guardate quel tizio grasso! – esclamò mr Emerson. – Deve pesare quanto me, eppure vola dritto verso il cielo come una mongolfiera!”

Lacrime di indignazione riempirono gli occhi di Lucy – un po’ perché miss Lavish l’aveva piantata in asso, un po’ perché si era portata dietro il suo Baedeker. Come avrebbe fatto a ritrovare la strada di casa? Come avrebbe fatto a visitare Santa Croce? La sua prima mattina era rovinata, e magari a Firenze non ci sarebbe più tornata. Pochi minuti prima era tutta eccitata, parlava come una donna di cultura, era quasi riuscita a persuadersi d’essere piena di originalità. Ora entrava nella chiesa depressa e umiliata, incapace perfino di ricordare se fosse stata costruita dai francescani o dai domenicani.

Era ovvio che doveva essere un edificio meraviglioso. Ma quanto assomigliava a un granaio! E com’era freddo! Naturalmente, c’erano degli affreschi di Giotto, e al cospetto dei loro valori tattili Lucy era in grado di provare le sensazioni giuste. Ma come avrebbe fatto a distinguerli dagli altri? Continuò a girare per la chiesa con aria sdegnosa, restia a mostrare entusiasmo per opere d’arte d’autore e data incerti. Non c’era nessuno che potesse almeno dirle quale, tra le tante pietre tombali che lastricavano navata e transetti, fosse quella davvero bella, quella decantata da mr Ruskin.

Poi si lasciò catturare dal pernicioso fascino dell’Italia e, invece di darsi da fare per acquistare qualche informazione, cominciò a sentirsi contenta. Si divertì a cercar di decifrare gli avvisi in italiano, l’avviso che proibiva di introdurre cani in chiesa, l’avviso che pregava i fedeli, nell’interesse dell’igiene e per rispetto alla sacralità del luogo in cui si trovavano, di non sputare. Si mise a osservare i turisti; i loro nasi erano rossi come la copertina dei loro Baedeker, tanto era fredda Santa Croce. Osservò il terribile destino di tre bimbi papisti – due maschietti e una femminuccia – che cominciarono con lo spruzzarsi l’un l’altro di acqua santa, poi procedettero verso la lapide del Machiavelli, fradici ma santificati.

William Holman Hunt, Il Ponte Vecchio a Firenze

William Holman Hunt, Il Ponte Vecchio a Firenze

Avanzando verso di essa molto lentamente e da un’enorme distanza, toccarono la pietra con le dita, con i fazzoletti, con la testa, poi retrocedettero. Che cosa potevano significare quei gesti? Essi li ripeterono più volte. Poi Lucy capì che avevano scambiato il Machiavelli per un santo, e speravano di ricavarne qualche merito. La punizione non si fece attendere. Il più piccolo dei maschietti incespicò in una delle pietre tombali tanto decantate da mr Ruskin e rimase lì con i piedi bloccati nei lineamenti di un vescovo coricato. Pur protestante com’era, Lucy si slanciò in avanti. Troppo tardi. Il piccino era caduto malamente sulle dita dei piedi del prelato, che sporgevano all’insù.

“Odioso vescovo! -, tuonò la voce del vecchio mr Emerson, che si era anche lui lanciato in avanti. – Duro in vita, duro nella morte. Vai fuori alla luce, piccolino, e bacia la tua manina in onore del sole che splende nel cielo. Quello è il tuo posto. Intollerabile vescovo!”. (…)

“Ma cosa ci fa lei qui? Sta visitando la chiesa? Ha finito la visita?”, chiese mr Emerson.

“No -, esclamò Lucy, rammentando il suo cruccio. – Sono venuta con miss Lavish, che avrebbe dovuto spiegarmi tutto; ma proprio sulla porta, pensi, si è dileguata e così, dopo averla attesa invano, ho dovuto entrare da sola”.

“E perché mai non avrebbe dovuto?”, disse mr Emerson.

“Sì, perché non avrebbe dovuto venire da sola?”, disse il figlio, rivolgendo per la prima volta la parola a Lucy.

“Ma miss Lavish ha portato con sé anche il Baedeker”.

“Il Baedeker? -, disse mr Emerson. – Sono contento che sia quello che lei rimpiange! La perdita del Baedeker è proprio un peccato. Questo sì è un vero peccato”.

Lucy era confusa. Sentiva farsi strada una nuova idea, e non sapeva dove essa l’avrebbe condotta.

“Se non ha il Baedeker -, disse il figlio, – sarà il caso che si unisca a noi”.

Era a questo che conduceva quell’idea? Trovò rifugio nella sua dignità.

“Grazie tante, ma non è proprio il caso. Spero non crediate che io abbia inteso imporvi la mia compagnia. In verità sono intervenuta solo per aiutare quel bambino, e per ringraziarvi di essere stati tanto gentili da cederci le vostre camere, ieri sera. Spero che la cosa non vi abbia causato troppo disturbo”.

“Mia cara -, disse il vecchio con dolcezza, – credo stia ripetendo delle cose che ha sentito dire da persone che hanno più anni di lei. Sta fingendo di essere suscettibile; ma non lo è veramente. La smetta di fare la difficile e mi dica piuttosto quale parte della chiesa desidera vedere. Farle da guida sarà un vero piacere”.

Ebbene, ciò era incredibilmente impertinente, e Lucy avrebbe dovuto essere furiosa. Ma alle volte perdere le staffe è tanto difficile quanto lo è, certe volte, mantenere il dominio di sé. Lucy non riusciva a sentirsi arrabbiata. Mr Emerson era un signore anziano, e una ragazza giovane come lei poteva certamente assecondarlo. Però suo figlio era giovane, e Lucy aveva l’impressione che nei suoi confronti una ragazza dovesse sentirsi offesa, o perlomeno mostrarsi tale. E fu a lui che lanciò un’occhiata, prima di rispondere.

“Non sono suscettibile, o almeno lo spero. Mi piacerebbe vedere gli affreschi di Giotto, se foste tanto cortesi da indicarmi quali sono”.

Il figlio fece un cenno d’assenso. Con un’aria di tetra soddisfazione la condusse alla cappella Peruzzi. C’era in lui qualcosa dell’insegnante. E lei si sentiva come una bimba che avesse dato una risposta corretta a scuola.

La cappella era già piena di zelanti turisti, e dal loro gruppo s’alzava la voce di un oratore che insegnava loro a venerare Giotto non per i suoi valori tattili, bensì in base ai criteri dello spirito.

“Ricordate -, stava dicendo, – il carattere particolare di questa chiesa di Santa Croce; essa venne costruita dalla fede nel pieno fervore del medievalismo, prima dell’apparire di qualsiasi contaminazione rinascimentale. Osservate come Giotto, in questi affreschi (ora purtroppo rovinati dai restauri) non si lasci tentare dalle insidie dell’anatomia o della prospettiva. Esiste nulla di più maestoso, più commovente, più bello, più vero? Quanto poco, sentiamo, valgono le conoscenze e l’abilità tecnica di fronte all’uomo capace di vero sentimento!”.

“No! -, esclamò mr Emerson, con una voce troppo alta per una chiesa. – Non ricordate nulla di simile! Costruita dalla fede, proprio! Questo significa semplicemente che gli operai non venivano pagati in modo adeguato. E quanto agli affreschi, non ci vedo alcuna verità. Ma guardate quel tizio grasso vestito di blu! Deve pesare quanto me, eppure vola dritto verso il cielo come una mongolfiera!”.

Si riferiva all’affresco dell’Ascensione di san Giovanni. All’interno della cappella, la voce dell’oratore vacillò, come c’era da aspettarsi. Il gruppo degli ascoltatori si spostò, a disagio, e Lucy con loro. Sapeva che non avrebbe dovuto trovarsi con quegli uomini; ma se ne sentiva stregata. Erano così seri e così strani che non riusciva a ricordare come avrebbe dovuto comportarsi.

John Wharlton Bunney, Il Ponte alle Grazie a Firenze

John Wharlton Bunney, Il Ponte alle Grazie a Firenze

“Dunque, è andata così o no? Sì o no?”.

George rispose: “Se è successo, è di certo andata così. Io preferirei ascendere al cielo da solo piuttosto che essere spinto dai cherubini; e se mai ci arrivassi, mi piacerebbe che i miei amici si protendessero verso di me, proprio come fanno nel dipinto”.

“Tu non andrai mai in cielo -, disse suo padre. – Tu e io, ragazzo mio, giaceremo in pace nella terra che ci ha dato la vita, e i nostri nomi si perderanno, com’è certo che invece le nostre opere sopravviveranno”.

“Alcuni dei personaggi possono vedere solo la fossa vuota, non il santo, chiunque egli sia, che sale verso il cielo. E’ certo successo così, se poi è successo davvero”.

“Scusatemi -, disse una voce gelida. – La cappella è un po’ piccola per due gruppi. Togliamo subito il disturbo”.

L’oratore era un sacerdote, e il gruppo che l’ascoltava doveva essere il suo gregge, giacché tenevano in mano dei libri di preghiere, oltre alle guide. Sfilarono fuori dalla cappella in silenzio. Tra di loro c’erano anche le due piccole vecchie signore della Pensione Bertolini – miss Teresa e miss Catharine Alan.

“Fermatevi! -, esclamò mr Emerson. – C’è posto per tutti. Fermatevi!”.

La processione scomparve senza una parola. Dopo un po’ si sentì nella cappella vicina la voce dell’oratore che narrava la vita di san Francesco.

“George, credo che quel sacerdote sia il curato di Brixton”.

George andò nella cappella vicina e ne tornò dicendo: “Può darsi. Non ricordo”.

“Allora sarà meglio che vada a parlargli e gli ricordi chi sono. Sì, è mr Eager. Ma perché se ne è andato? Parlavamo a voce troppo alta? Che scocciatura. Andrò a dirgli che ci scusiamo. E’ meglio, no? Forse così ritornerà indietro”.

“Non tornerà indietro”, disse George.

Ma mr Emerson, contrito e infelice, corse a fare le sue scuse al reverendo Cuthbert Eager. Lucy, apparentemente tutta presa nella contemplazione di una lunetta, sentì la lezione che veniva nuovamente interrotta e la voce ansiosa e aggressiva del vecchio e le risposte brevi e seccate del suo interlocutore. Il figlio, per il quale il più piccolo contrattempo era una tragedia, stava anch’egli ascoltando.

“Mio padre fa quest’effetto a quasi tutte le persone -, disse a Lucy. – Eppure cerca solo di essere gentile”.

“Tutti dobbiamo cercare di esserlo”, disse Lucy con un sorriso nervoso.

“Perché pensiamo di migliorare il nostro carattere. Ma lui è gentile perché la gente gli piace: la gente lo capisce e si offende, o si spaventa”.

“Che sciocchi! -, disse Lucy, anche se in cuor suo comprendeva benissimo le reazioni della gente. – Credo che una gentilezza fatta con tatto…”.

“Tatto!”.

Egli sollevò la testa con un gesto sprezzante. Evidentemente la ragazza aveva risposto a sproposito. Osservò la strana creatura percorrere avanti e indietro la cappella. La sua faccia era molto segnata, per un uomo così giovane, ed era anche – fino a che le ombre non la coprirono – dura. Una volta nell’ombra, si fece tenera. Lucy ne avrebbe visto l’eguale a Roma, sul soffitto della Cappella Sistina, con un carico di ghiande.

Sano e muscoloso, emanava tuttavia una sensazione di grigiore, di tragedia che poteva trovare soluzione solo nella notte. La sensazione svanì quasi subito; e d’altra parte non era da lei intrattenerne di tanto sottili. Scaturita dal silenzio e da un’emozione sconosciuta, la sensazione passò quando mr Emerson fece ritorno e Lucy poté rientrare in quel mondo di conversazione veloce che era il solo che le fosse familiare.

“Ti ha trattato in modo spiacevole?”, chiese tranquillamente il figlio.

“Ma abbiamo rovinato il piacere di non so quante persone. Non vogliono tornare indietro”.

“…pieno di innata compassione, capace di vedere immediatamente i lati buoni degli altri… visione della fratellanza umana…”. Frammenti della lezione su san Francesco arrivavano da dietro il muro divisorio.

“Cerchiamo almeno di non rovinare il suo -, continuò volgendosi a Lucy. – Ha potuto vedere quei santi?”.

“Sì -, rispose lei. – Sono proprio belli. Mi sa dire qual è la lapide decantata da Ruskin?”.

Il vecchio non lo sapeva, e suggerì di tentare di indovinare. George, con sollievo di Lucy, rifiutò di muoversi, e non fu poi troppo sgradevole per lei andarsene con mr Emerson in giro per Santa Croce che, pur se assomiglia a un granaio, contiene al suo interno una messe di cose belle. C’erano anche i mendicanti da evitare, guide da schivare girando attorno alle colonne, una vecchia signora con il suo cane e, qua e là, qualche prete che attraversava i gruppi di turisti avviandosi con umiltà a dir messa. Ma mr Emerson era solo parzialmente interessato a questo. Guardò l’oratore, a cui pensava di aver sciupato il discorso, poi guardò con ansia il figlio.

“Ma perché mai rimane a guardare quell’affresco? -, disse, agitato. – Io non ci ho trovato proprio nulla d’interessante”.

“A me piace Giotto -, rispose Lucy. – E’ così fantastico quello che dicono dei suoi valori tattili. Anche se preferisco altre cose, come i putti dei Della Robbia”.

“E ha ragione. Un bambino ne vale una dozzina, di santi. E il mio bambino vale più del paradiso stesso; ma per quel che posso capire, la sua vita è un inferno”

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