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vanni ape

Sangue dolcissimo

Un dipinto di Francesco Vanni ritrae un impressionante episodio delle “nozze mistiche” di Caterina da Siena. La santa avvicina le labbra al costato di Cristo e “piangendo e tremando” ne sugge la ferita

Pervicace, volitiva, rigorosa e veemente nel testimoniare la propria fede, Caterina da Siena fu donna, straordinariamente donna. Un misticismo, il suo, tanto ardente da apparire addirittura blasfemo – fu tacciata più volte di esoterismo e stregoneria -, ma, al tempo stesso, così immediato e limpido nella sua asprezza da commuovere gli afflitti, ed attrarre una moltitudine di proseliti (i cosiddetti “caterinati”).

La sua storia è nota: terziaria domenicana, condusse in principio un’esistenza ascetica, fatta di digiuni, meditazione e severe penitenze corporali; dopo aver ricevuto l’anello delle nozze mistiche da Gesù, si dedicò all’assistenza degli infermi nonché alla divulgazione scritta della propria religiosità (nei Dialoghi e nelle Lettere) ed intervenne sulle cocenti controversie della Chiesa, esortando prima papa Gregorio IX ad abbandonare la “cattività avignonese” in favore di Roma e sostenendo poi con caparbietà l’elezione di Urbano VI.

Francesco Vanni la ritrae con crudo realismo in quello che fu definito l’episodio di “più raccapricciante misticismo” (A. Bagnoli) della sua esistenza: genuflessa al cospetto di Cristo, Caterina si inebria del suo sangue che “scalda e caccia fuori ogni freddezza, rischiara la voce di colui che beve e letifica l’anima e il cuore”. Un’immagine forse sgradevole, ma dal preciso contenuto teologico (“Sine sanguinis effusione non fit remissio”, recita la Lettera agli Ebrei).

Francesco Vanni, Santa Caterina beve il sangue di Cristo

Francesco Vanni, Santa Caterina beve il sangue di Cristo

Come riferisce Tommaso della Fonte, “Caterina mi confessò che Gesù le era apparso, e denudandosi il petto le aveva mostrato la piaga del costato. (…) Mentre lei tremava e piangeva, l’aveva presa fra le braccia. Incendiata dal calore del corpo di Gesù, si era fatta audacissima: ‘E io misi le labbra a lato della sua sacra piaga’. Da allora, le era sembrato impossibile riuscire a staccarsi un solo momento dal Cristo. Era divorata dalla febbre di darsi e di annullarsi in lui”.

Ed è così, “divorata dalla febbre”, che la rappresenta Vanni: gli occhi tumidi e spalancati intimidiscono; l’incarnato diafano, e insieme l’abbagliante candore dall’abito monacale, la rendono quasi uno spettro, una figura evanescente ed incorporea. Sulla mano destra sono visibili le stigmate, tipico attributo della Santa insieme al giglio, qui raffigurato in basso, a margine della tela.

Con il gusto per l’intensità degli effetti chiaroscurali e luministici che gli è proprio, l’autore fa emergere i protagonisti in piena luce, avvolti nelle loro vesti cangianti, mentre relega in penombra gli angioletti, appena illuminati dal bagliore emanato da Cristo. Alle spalle di Caterina si distinguono un teschio, memento mori, ed un volume, presumibilmente uno dei testi compilati dalla stessa mantellata.

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