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Sapete com’erano il velo matrimoniale e l’abito da sposa ai tempi della Fornarina di Raffaello?

a velata

RAFFAELLO SANZIO, Ritratto di donna detta La Velata, 1513-1514ca., olio su tela, 82 x 60, 5 cm., Firenze, Cappella Palatina

Il velo matrimoniale nella storia del costume

di Silvia Casagrande
La pittura è il tramite essenziale per la testimonianza della storia del costume. E’ soprattutto attraverso l’opera degli artisti che ci è possibile studiare i cambiamenti che la moda ha subito nei secoli. Nella pittura rinascimentale i ritratti di nobildonne o le scene di vita di corte ci raccontano di abiti e di abitudini. Talvolta, però., è la storia del costume a soccorrere i critici nell’interpretazione e nello studio di lavori artistici. Un esempio prestigioso è La Velata di Raffaello per cui esperti, nel risolvere annose questioni circa attribuzioni, identificazioni e comparazioni si sono avvalsi, tra l’altro, dell’analisi dell’abbigliamento.

Dall’indagine sul costume la donna ritratta appare come idealizzata, in stupefacente adesione ai canoni di bellezza dell’epoca. Una donna al suo massimo splendore, forse nel giorno del suo matrimonio? I capelli castani, motivo spesso di disputa per l’identificazione della modella ritratta, corrispondono all’ideale estetico del tempo. Le dame italiane si preoccupavano, più di altre, di schiarire i propri capelli, esponendoli al sole o lavandoli con succo di limone per raggiungere una colorazione più dorata. Il candore della pelle come la velatura usata sulle guance, sulle labbra, sulla punta delle orecchie e sul mento, denotano invece la particolare cura prestata dalla donna al proprio corpo. Il velo, inoltre, il diffusissimo “ panno alla romana”, oggetto anch’esso d’infinite dispute se osservato e interpretato nella sua coincidenza con altri particolari del dipinto, ci racconta dello stato di congiunta della donna ritratta. E’ di seta, come denunciano le sfumature giallastre, e solo le nobildonne lo portavano così confezionato (per le altre dame, ciò avveniva unicamente in occasioni speciali). L’abbondanza del tessuto, dalla sontuosa veste alla delicata biancheria, evidenzia invece la preziosità dell’abito. Le donne del tempo sottolineavano la loro distanza dalla plebe, o la straordinarietà dell’evento al quale partecipavano, anche attraverso la pulizia e il candore della propria biancheria che, come La Velata, lasciavano appositamente trasparire dallo scollo, dagli sboffi o dai tagli delle maniche. La veste ampia, la scollatura quadrata, la camicia finemente plissettata e la manica, seppur lisa, ricca, sono tutti elementi che conducono all’idea di un abito speciale, indossato in un’occasione particolare, in linea con la moda del tempo e decisamente costoso. Un vestito da sposa?

Nel Rinascimento non esisteva una specifica tipologia di abito nuziale, questo doveva semplicemente essere unico, prezioso e molto elegante, da riutilizzare in altri momenti importanti o semplicemente mondani. Raffaello, come altri grandi artisti rinascimentali, quando esegue ritratti non si limita a “fotografare” i suoi soggetti, ma li arricchisce della sua presenza, li trascrive nel suo linguaggio, li interpreta. La veste, ne La Velata, è un elemento fondamentale che contribuisce a chiarire l’immagine che il pittore vuole dare della donna ritrattata. Un indumento unico, dunque, indossato da una donna speciale per un evento non di certo comune.

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