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Afro, Senza titolo, 1960 tempera e inchiostro su carta, mm 239x317 Galleria civica di Modena
Afro, Senza titolo, 1960 tempera e inchiostro su carta, mm 239x317 Galleria civica di Modena

SEGNO FORMA GESTO. Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni ’50 e ‘60

SEGNO FORMA GESTO
Afro, Burri, Fontana e gli artisti italiani negli anni ’50 e ‘60
Opere su carta dalla Collezione della Galleria Civica di Modena

23 agosto – 16 novembre 2014
Pinacoteca Comunale
Città di Castello

ORARI:
10.00 – 13.00 e 14.30 – 18.30
Dal 1 ottobre
10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Chiuso il lunedì (non festivo)

Info su orari
Pinacoteca Comunale Città di Castello 075 8554202 cultura@ilpoliedro.org

info su costi, visite guidate, laboratori ed eventi collaterali
www.atlantecooperativa.it – atlanteservizi@libero.it
TEL e FAX 075 3721525 mobile 3496358290

Tutto va rimesso in causa. L’artista è libero per la sua libera esplorazione, come lo è lo scienziato che non domanda il permesso a nessuno per una scoperta. Non esistono soltanto scoperte scientifiche, esistono scoperte poetiche.

Con queste parole Emilio Vedova, in un breve scritto del 1954, condensò lo spirito del tempo e dei fermenti artistici che lo andavano scuotendo. Rimettere tutto in causa voleva dire una cosa profondamente diversa da ciò che avevano inteso le avanguardie del primo Novecento. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale nessuno poteva consentire – a sé stesso e agli altri – alcun tipo di rivoluzione meramente estetica, un rinnovamento che non rimettesse in discussione il senso stesso del fare arte, la funzione sociale dell’artista.


Toti Scialoja, Senza titolo, 1956 tempera su carta giapponese, mm 670x510 Galleria civica di Modena

Toti Scialoja, Senza titolo, 1956 tempera su carta giapponese, mm 670×510 Galleria civica di Modena

La libertà d’espressione, dunque, il rifiuto delle norme – tanto quelle dettate dalla tradizione, quanto quelle ormai ridotte a formalismo stabilite dalle avanguardie storiche – la forte componente esistenziale furono i principali elementi comuni che condussero gli artisti a sperimentare tecniche, materiali e modalità espressive molto diverse tra loro. I risultati di questa incessante sperimentazione sono perfettamente leggibili anche nelle opere su carta, esiti spesso perfettamente compiuti e autonomi, piuttosto che abbozzi e appunti di carattere progettuale. I principali orientamenti linguistici dell’Informale italiano e delle coeve ricerche sono ben rappresentati all’interno della collezione della Galleria civica di Modena, i cui fogli testimoniano il prevalere, di volta in volta, del segno, del gesto, della forma, della materia, dell’articolazione spaziale. Ai disegni si aggiungono le incisioni della collezione di Don Casimiro Bettelli, che la Galleria civica ha ricevuto in comodato dalla Curia modenese nel 1999, esempi spesso straordinari di capacità d’invenzione e sorprendente sperimentazione tecnica, come nei casi rappresentati dalla grafica di Alberto Burri e di Lucio Fontana.

Queste testimonianze artistiche saranno ben visibili all’interno della mostra SEGNO FORMA GESTO allestita presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello e curata dal direttore della Galleria Civica di Modena Marco Pierini, con il supporto tecnico e operativo di Atlante Servizi Culturali, in collaborazione con la Fondazione Burri e il sostegno del Comune di Città di Castello e l’Associazione Palazzo Vitelli a S. Egidio. L’esposizione proporrà più di settanta opere in un iter studiato per spiegare al pubblico il particolare rinnovamento artistico e culturale, che per la prima volta nella storia dell’arte si è diffuso in paesi e continenti diversi sviluppando soluzioni analoghe e di cui gli artisti italiani attivi intorno anni ’50 e ’60 sono stati protagonisti non secondari.

Toti Scialoja, Senza titolo, 1956 tempera su carta giapponese, mm 670x510 Galleria civica di Modena

Toti Scialoja, Senza titolo, 1956 tempera su carta giapponese, mm 670×510 Galleria civica di Modena

In Italia infatti artisti come Afro, Burri, Capogrossi e Fontana per citarne solo alcuni, sono stati in grado di raccogliere le avanguardie e riformulare autonomamente soluzioni formali sorprendentemente nuove.
Oltre alle già citate opere provenienti dalla Galleria di Modena, la mostra avrà l’onore di ospitare una cartella di sei Combustioni e due rari Disegni di Alberto Burri. La Fondazione tifernate, ha infatti voluto onorare con il prestito di alcune opere del Maestro, questo evento concepito come punto di partenza tematico per le celebrazioni del centenario della nascita, previsto per il prossimo anno. Per la prima volta a Città di Castello, un centro per le arti contemporanee che opera a livello nazionale e internazionale, coopera con realtà consolidate e nuove associazioni emergenti del territorio, per un progetto artistico dall’alto valore didattico e culturale.
Carla Accardi, Afro, Vasco Bendini, Annibale Biglione, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Mino Ceretti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Bice Lazzari, Leoncillo, Mario Nanni, Gastone Novelli, Cesare Peverelli, Concetto Pozzati, Bepi Romagnoni, Antonio Sanfilippo, Emilio Scanavino, Tancredi, Claudio Verna, Giuseppe Zigaina sono i protagonisti di questa articolata e multiforme avventura intellettuale, le cui tracce permangono ancora vive e nette nelle fragili carte esposte in mostra, con i loro segni d’uso, le pieghe, le piccole macchie che ne raccontano la storia, il loro passaggio – tuttora in corso – nel tempo.

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